Alla vigilia di Napoli-Lazio, gara valida per l’undicesima giornata di Serie A Enilive, il tecnico biancoceleste Gennaro Gattuso è intervenuto in conferenza stampa per presentare la partita e rispondere alle domande dei giornalisti presenti.
Di seguito, le sue dichiarazioni:
Il fatto che d’ora in avanti dovrete confrontarvi anche con aspettative cresciute, magari non tra di voi, ma sicuramente attorno a voi, e con una pressione inevitabile per quello che state facendo possiamo definirlo un “dolce problema”?
«Dipende da come uno la vuole vedere. Nel senso che, per quanto riguarda le pressioni, specialmente in vista di domani, non ne abbiamo. Abbiamo la consapevolezza di andare a giocare in uno stadio difficile, contro una squadra che sta attraversando un momento negativo, ma che è forte e ha una grande mentalità. Tanti di questi giocatori hanno vinto all’estero e hanno vinto con quella maglia. Ci vuole grande rispetto e grandissima umiltà. Bisogna andare forte, perché, se non vai forte, tutte le partite diventano difficili. Lo stiamo vedendo. E, per risponderti, dipende da come uno la vuole vedere. Noi dobbiamo pensare, ripeto, partita dopo partita. Ci mancano 12 punti e, quando arriveremo a quota 40, come ho già detto alla squadra e alle tre persone che lavorano con me, faremo una bella festa: il primo obiettivo sarà stato raggiunto. Dopodiché è normale, mancano ancora tante partite. Noi abbiamo una sola strada, che è quella del lavoro e della mentalità. Bisogna leggere il meno possibile. C’è chi fa questo lavoro e giustamente ci sta facendo i complimenti, però noi dobbiamo essere pronti partita dopo partita. E anche quando arriverà il giorno in cui perderemo, perché arriverà, ci rimetteremo nuovamente sotto. Abbiamo una strada da seguire, quella del lavoro».
Il Napoli è in difficoltà, è andato in ritiro, si parla di Allegri in bilico e molti giocatori del Napoli parlano di finale, di partita della vita. Di fronte a tutto questo, che tipo di atteggiamento ti aspetti dalla tua squadra?
«Bisogna avere l’atteggiamento giusto per rispettare l’avversario. È un dato di fatto che bisogna rispettarlo, per la qualità che ha e anche perché, nonostante abbia tanti giocatori fuori, riesce sempre a mettere in campo una squadra competitiva. Questo fa capire l’importanza della rosa a disposizione. Non bisogna andare lontano: basta vedere i primi 70 minuti che hanno fatto a Oporto. È una squadra che ha tenuto bene il campo. Era in difficoltà, è normale, e dopo sono venuti a mancare i cambi, però è una squadra viva. L’abbiamo vista e l’abbiamo preparata. Mi aspetto dai miei giocatori la voglia di stare in campo, la voglia di soffrire, di rispondere colpo su colpo, senza timore. Noi non abbiamo nulla da perdere, anzi: dobbiamo andare là e fare la nostra partita, rispettando l’avversario, ma con la nostra identità e la nostra mentalità. La storia dice che Allegri è stato il mio capitano, io ho vinto un campionato dalla B alla A con lui e lui è stato il mio allenatore. La storia dice anche che non ho ancora mai vinto contro di lui. Abbiamo chiacchierato, ma spero di fare anche solo un quarto di quello che ha fatto nella sua carriera. Conoscendolo, sono sicuro, perché l’ho avuto sia da allenatore sia da compagno di squadra, che lui di stress non muore. Anzi, nei momenti di difficoltà trova sempre la lucidità e le soluzioni giuste per far quadrare i conti. Non mi fido, non mi fido, non mi fido, perché è sgamato, è uno che ci sa fare. Ed è per questo che domani noi dobbiamo essere pronti. Capisco quando dicono che per loro è una finale, ma lo sarà anche per noi, perché è una partita importante. Giocare al Maradona ha sempre il suo fascino. È importante arrivarci con grande spirito e grande mentalità».
Torni a Napoli da capolista: che tipo di sensazioni hai sul piano personale?
«Io sono stato benissimo a Napoli, sono riuscito a vincere un trofeo in quella società. Ho il rammarico più grande di aver avuto per poco tempo i tifosi allo stadio, perché era il periodo del Covid. Napoli mi è rimasta nel cuore. Per me è stato un onore allenare quel club. Mi sono trovato a mio agio, ho tante persone che lavorano nel Napoli e questo vuol dire che sia io sia il mio staff abbiamo lasciato un buonissimo ricordo. Ho avuto a che fare con persone incredibili, persone che mi assomigliano un po’ per il modo in cui mi piace vivere il quotidiano e rapportarmi con gli altri. È stato un grandissimo onore e un privilegio».
La nota dolente della settimana è stata l’infortunio di Zaccagni. Cosa cambia su quella catena di sinistra? Come sta Tavares?
«Nuno ha avuto un problema, ma oggi ha fatto tutto. Domani valutiamo. Ho ancora qualche dubbio, non sto qui a nascondervelo. Vediamo. La perdita di Zaccagni, del nostro capitano, è importante. Speriamo di non dover fare i conti con uno stop troppo lungo. Voi fate il vostro mestiere e avete parlato di sei settimane. Speriamo un po’ di meno, perché poi abbiamo visto le immagini e abbiamo approfondito la situazione. Lui ha preso una botta sul quadricipite. Capite che abbiamo fatto la risonanza: l’edema c’è, però un conto è un edema dovuto a una contusione, un altro è un edema legato a uno strappo del quadricipite. Sono due cose totalmente diverse. In questi giorni sta facendo il doppio delle sedute: da tre giorni lavora mattina e pomeriggio in piscina per far riassorbire l’edema. La settimana prossima faremo un nuovo controllo con la risonanza e valuteremo se si tratta di qualcosa di diverso oppure no. Pensiamo e speriamo che possano esserci notizie positive. Per quanto riguarda Guðmundsson, invece, la prossima settimana non andrà in Nazionale: abbiamo deciso così. Abbiamo un’amichevole e l’obiettivo è portarlo con noi, facendogli giocare 35-40 minuti nella partita che disputeremo sabato prossimo. Anche lui è sulla strada giusta. Infine, Rovella e Marušić domani saranno con noi: siamo molto soddisfatti».
Ha visto una squadra famelica, capace di affrontare anche questo tipo di pericoli? In questa sinfonia perfetta, i dati della Lega Serie A parlano di una Lazio ultima in classifica per numero di recuperi alti. Per fare un ulteriore salto di qualità, questa pressione alta può essere migliorata rispetto a come l’avete interpretata finora?
«Il dato che interessa a me è il baricentro, non mi interessa quante palle recuperiamo. Se rubiamo palloni in quella zona, vuol dire che andiamo sistematicamente in gol, ma non è quello il dato che mi interessa. I dati che mi interessano sono il baricentro e le distanze. Su questo siamo contenti. L’errore più grande che potremmo commettere sarebbe quello di affrontare la partita come una passeggiata di salute. Ma le passeggiate di salute non si fanno contro nessuno, specialmente contro una squadra come il Napoli. Non sta nemmeno a me ricordarlo ai miei giocatori, perché so che sono sempre molto attenti e sono stati i primi a leggere che per loro è una finale. Sono stati i primi a leggere che da venerdì, e quindi già da ieri, sono in ritiro. Tutte queste componenti ti fanno capire l’importanza della partita per loro, ma dobbiamo anche capire quanto sia importante per noi. La squadra è viva, abbiamo preparato la partita. Questa settimana siamo riusciti a lavorare in maniera diversa rispetto alle precedenti, nelle quali avevamo giocato e non avevamo potuto spingere più di tanto. Questa settimana abbiamo spinto con due sedute molto dure e impegnative, ma i giocatori sono pronti. Adesso bisogna essere bravi a dimostrarlo domani e lasciare parlare il rettangolo verde».
A un mese dall’inizio della stagione ci sono state tante partite, c’è stato anche il turno infrasettimanale e aumentano i carichi. Sei un po’ preoccupato dal fatto che diversi giocatori andranno in Nazionale? Ci sarà una chiacchierata per gestire le energie? Zaccagni viaggerà con voi?
«Oggi Zaccagni mangia con noi, partirà con noi, verrà alla stazione a prendersi gli applausi e l’incitamento dei nostri tifosi. Dopodiché tornerà a casa e domani mattina partirà in macchina. Sarà comunque dentro lo spogliatoio con noi. L’ha voluto lui, non l’ho deciso io. Questo fa capire l’importanza e lo spirito che ci sono in questo momento. Voglio essere onesto anche con voi, perché in questi giorni ho letto alcune cose, tra cui quelle relative a Marušić che andrà in Nazionale. Marušić, a differenza di altri, è un giocatore di 34 anni, un ragazzo già pronto per fare l’allenatore. Non è che voglia farlo smettere, ma ve lo dico per farvi capire che mentalità ha e che tipo di ragazzo è. Ho fatto un ragionamento: può andare a mettere 30-40 minuti nelle gambe in queste due partite e accumulare un po’ di minutaggio. Secondo me ha senso, perché è un ragazzo che ha giudizio e si conosce molto bene. Noi guardiamo i dati, i carichi di lavoro dei ragazzi che vanno in Nazionale. Li sento due o tre volte per sapere come stanno, ma poi confrontiamo i dati e i carichi di lavoro. Non stiamo lì a dire semplicemente: “Occhio, non fare questo”. Non sono preoccupato. La sosta di settembre, durata 21 giorni, è stata anomala. Lunedì e martedì non ci alleneremo, giovedì avremo un allenamento impegnativo, venerdì uno un po’ più blando e sabato giocheremo contro una squadra della seconda divisione maltese. Poi cominceremo la settimana tipo in vista della partita con il Lecce».
Può essere una grande occasione per Pinamonti, magari anche dal primo minuto? Al di là delle scelte di formazione e dell’assenza di Zaccagni, la partita contro il Napoli può rappresentare un’opportunità per la Lazio di dimostrare di avere un’identità precisa, indipendentemente dagli interpreti che scendono in campo? Mi sembra uno degli aspetti migliori che avete mostrato in queste prime dieci giornate.
«Penso che lo stiamo dimostrando. L’altro giorno bisogna dare merito ai ragazzi: chi è entrato ha cambiato la partita. Abbiamo mandato in gol tantissimi giocatori ed è un valore aggiunto. Dispiace aver perso Zaccagni, ma secondo me dobbiamo essere pronti, bravi e preparati ad affrontare una partita senza di lui. E sono convinto che lo faremo. Per quanto riguarda Pinamonti, sta meglio. È un giocatore che sta cominciando a pulire i palloni, ti fa salire, attacca la profondità. È vero che abbiamo due centravanti un po’ diversi, ma lui può darci una grandissima mano. Sa che c’è grandissimo rispetto nei suoi confronti, da parte mia e del mio staff. È un ragazzo un po’ taciturno, a volte ha un’espressione che sembra triste, ma quando sta bene può darti una grandissima mano. Secondo me, in questo momento, è un giocatore che sembra essere qui dentro da anni. È uno che si fa volere bene dai compagni, che sta bene all’interno dello spogliatoio e che sta cominciando a farci vedere cose che ci piacciono. Il fatto di attaccare, di venire incontro e di lavorare per la squadra lo rende un giocatore molto importante per noi».
Questa è stata la partita più complicata da preparare in questo avvio di stagione, considerando la situazione ambientale dei vostri avversari e quella legata ad alcuni infortuni o piccoli problemi fisici?
«È un’altra bella domanda, ma non è stata difficile da preparare per quanto riguarda l’aspetto ambientale. È difficile per altri motivi, ma oggi abbiamo lavorato bene. Bisogna considerare come giocano: a quattro, a tre, i cambiamenti che fanno spesso, se vengono a prenderti oppure no. Se vai ad analizzarli, ti rendi conto che cambiano molto. Oggi abbiamo impiegato anche un po’ di tempo su questo. Sono arrivato persino in ritardo per questo motivo. Abbiamo provato a far capire ai ragazzi in campo cosa possono trovarsi davanti. Possono cominciare a tre, possono partire a tre o a quattro: non si sa».
Cosa temi di più del Napoli? Credo che sia proprio questo aspetto tattico…
«Sinceramente dobbiamo pensare a noi stessi. Per quanto riguarda il passaggio dalla difesa a tre a quella a quattro e i relativi accorgimenti tattici, abbiamo provato diverse soluzioni. Dopodiché dobbiamo essere bravi noi a adeguarci subito e a capire cosa fare. Ma non devono mancare l’atteggiamento, la veemenza e la voglia. Dobbiamo andare là sapendo che sarà una partita difficile e dobbiamo essere pronti ad affrontare qualsiasi situazione tattica. Sono aspetti sui quali dobbiamo essere bravi noi. Servono mentalità e voglia di andare là per fare una grandissima partita. La verità è che, quando vogliamo fare una o due sedute a settimana, nei periodi in cui abbiamo la settimana tipo, dobbiamo stare bene fisicamente per sostenere la quantità e la qualità del lavoro che proponiamo. Altrimenti non è allenante. Se vuoi lavorare sui picchi di velocità in un certo modo, capisci che il rischio aumenta. È per questo che anche con Marusic e Rovella abbiamo cercato di gestire il loro inserimento. Dovevano avere sulle gambe quel tipo di lavoro: cambi di direzione, accelerazioni e decelerazioni. Altrimenti c’è il rischio di ricadute. La verità è che, quando vedi un giocatore e gli dici “Stringi i denti, stringi i denti, fai questo, fai quell’altro”, devi stare attento. A me è successo e, se poi hai una ricaduta, il rapporto con il giocatore diventa un po’ difficile. Ti dice: “Mi hai detto di stringere i denti, l’ho fatto e mi sono fatto male”. Bisogna essere bravi e non commettere questi errori. Anche la settimana scorsa Nuno non stava benissimo. Poi ci ho parlato e gli ho detto che i dati ci indicavano che non stava bene sulle accelerazioni e su altri parametri. Mi sono fatto convincere, ma ha spinto poco. E questo nonostante si fosse messo a disposizione: chapeau a lui. Però capisci che, se vuoi giocare in un certo modo, devi avere a disposizione gente che sta bene fisicamente. Altrimenti le cose non vengono nel modo giusto».
Senza Zaccagni chi sarà il capitano? Avete già deciso? Ne ha parlato con il gruppo? Da cosa nasce la scelta?
«Non devo parlare con il gruppo. Ho parlato con Stefan Derkum, che è quello che ha tutti i numeri. È un robot, è un computer, sa tutto. Ad oggi i numeri, le presenze, gli anni e tutti questi parametri dicono che il capitano sarà Isaksen. Penso che domani il capitano sarà lui».
Mi riaggancio proprio al discorso su Isaksen. Un mesetto fa, quando aveva iniziato a fare bene dopo la Nazionale, aveva parlato della necessità di trovare continuità e anche di una gestione fisica da portare avanti durante la settimana. Quanto è cresciuto in questo mese? E poi, dal punto di vista emotivo, cosa si aspetta da quello che succederà tra poco alla stazione Termini? Che messaggio rappresenta, ancora una volta, questa vicinanza dei tifosi, nonostante non possano vedervi allo stadio?
«È un messaggio d’amore, un messaggio che ci fa capire che ci sono vicini. È l’ennesima dimostrazione, e ripeto sempre questa cosa, di grandissima coerenza. Per noi deve essere un motivo d’orgoglio e deve darci quella carica in più per riuscire a portare a casa un risultato positivo contro il Napoli. È un orgoglio, fa piacere. Personalmente li ringrazio a nome dei miei ragazzi e del mio staff, perché sono cose belle e bisogna esserne orgogliosi. Dobbiamo sicuramente rendere anche loro orgogliosi, con le prestazioni e con il modo di onorare la maglia della Lazio. Per quanto riguarda Isaksen, dobbiamo essere bravi a gestirlo, come dicevo prima. Ci sono giocatori che bisogna stimolare ad andare a mille all’ora e a raggiungere picchi importanti. Con lui, invece, dobbiamo essere bravi a fargli capire che una buona gestione, facendo qualcosina in meno, non sarebbe affatto male. Con Gus dobbiamo sempre ragionare in questo modo, perché è uno che non si risparmia mai, uno che vuole sempre andare forte. Un po’ di gestione con lui non fa mai male».
Prima hai detto che la Lazio non ha nulla da perdere, ma c’è un primato da difendere e tre punti di vantaggio sull’Inter da gestire. Come pensi di affrontare questa situazione dal punto di vista mentale, alla vigilia della partita?
«Io non penso al primato, ve lo dico chiaramente. Né io né la mia squadra dobbiamo pensare al primato. Noi dobbiamo pensare a fare le cose nostre e alle nostre prestazioni. Da quattro settimane a questa parte dico che noi non c’entriamo nulla lì sopra. Giochiamo, viviamola, ma senza nessuna tensione e senza nessuna preoccupazione. Dobbiamo andare a giocare le partite con mentalità e voglia. Nessuno si aspettava che a questo punto della stagione potessimo essere lì. E allora perché dobbiamo metterci questo peso addosso e viverla in questo modo, appesantendoci? Andiamo a giocare la partita con il rispetto che si deve a una squadra forte, che sta attraversando un momento negativo ma che ha giocatori di grande qualità. Andiamo a giocarcela con grande mentalità e grandissima voglia, ma il nostro obiettivo non deve essere quello di vincere a tutti i costi perché dobbiamo restare lassù. Dobbiamo pensare alla prestazione, alla voglia e poi il risultato sarà una conseguenza. Secondo me, in questo momento, non siamo pronti a pensare a tutte queste cose. Dobbiamo concentrarci su quello che dobbiamo fare e poi vedremo. Perché se cominciamo a pensare al primato, a tutte queste cose, sbagliamo tutto. Altrimenti, quando arriverà una sconfitta, penseremo che sia stata una delusione. Ma non c’è nessuna delusione. Bisogna continuare a pedalare, andare forte e gestire bene quello che può succedere. Questo sì. Però, se dobbiamo andare in campo pensando al primato e a tutte queste cose, sbagliamo: non dobbiamo pensare a nulla di tutto questo. Dobbiamo pensare a fare il nostro gioco e ad andare forte. Poi vedremo».