Messo alle spalle il successo in extremis contro il Cagliari, la Lazio si prepara a far visita al Napoli di Allegri in occasione dell’undicesima giornata di Serie A Enilive. Nonostante i quattro successi consecutivi al Maradona, la sfida contro i partenopei rappresenta da sempre un ostacolo insidioso per i biancocelesti ed è stata spesso teatro, nel corso degli anni, di episodi insoliti e controversi.
Ma quali sono i Napoli-Lazio più iconici della storia? È stato proprio questo uno dei temi affrontati nell’ultima puntata di Lazialità, in onda su T9, che ha ripercorso alcune delle più celebri trasferte biancocelesti contro i partenopei attraverso i ricordi e i racconti del nostro direttore, Guido De Angelis.
4 marzo 1962 – Napoli-Lazio 0-0
In occasione della 25ª giornata del campionato di Serie B, il Napoli affronta la Lazio in una partita decisiva per la promozione. La gara, disputata allo Stadio Flaminio e arbitrata dal signor Rigato di Mestre, si conclude sullo 0-0. Gli azzurri chiuderanno il campionato al secondo posto, con 43 punti, conquistando così la promozione in Serie A. La Lazio, invece, terminerà quarta, a quota 42 punti.


«Quel giorno accade qualcosa di clamoroso: alla Lazio viene annullato un gol regolare, segnato da Seghedoni sotto la curva. Siamo al 76° minuto. Eufemi finge il tiro su calcio di punizione, Seghedoni calcia e la palla finisce in rete. Il pallone entra in porta, ma, a causa di un buco nella rete, rientra in campo. Il portiere del Napoli, disperato, si mette le mani nei capelli. Inizialmente, Rigato sembra convalidare la rete: si dirige verso il centrocampo e indica il cerchio di centrocampo, salvo poi annullare il gol poco dopo. Accanto a lui c’è Carosi, che sicuramente gli dice qualche parolaccia, anche se non possiamo sentirla. Dietro la porta si vedono i tifosi del Napoli, perché quella curva era occupata dai sostenitori azzurri. Quel giorno il Flaminio, uno stadio che poteva contenere circa 35.000 persone, arrivò a ospitarne 40.000. Non so nemmeno come fosse possibile!
Seghedoni, l’autore del gol, è disperato. Eufemi cerca di far capire che la palla è passata proprio attraverso quel buco. Le immagini mostrano la disperazione dei giocatori, le maglie infangate e la concitazione davanti alla porta. Anche i tifosi del Napoli sono in silenzio: hanno capito che sta accadendo qualcosa di clamoroso, un episodio incredibile per il calcio di allora. A un certo punto, il portiere del Napoli sembra quasi voler sostenere che la palla non sia mai entrata, nonostante poco prima si fosse messo le mani nei capelli. Si vedono anche due raccattapalle della Lazio che gridano all’arbitro, cercando di convincerlo che il pallone è entrato. Gli fanno notare il buco nella rete, mentre un giocatore del Napoli cerca persino di chiuderlo. Insomma, una cosa vergognosa.
A un certo punto, come si vede dalle immagini, Rigato si mette a ridere. Mi chiedo come abbiano fatto i giocatori della Lazio a non reagire con un gesto che avrebbe potuto anche degenerare in violenza. Quell’arbitro passerà alla storia per quel maledetto punto perso dalla Lazio, che rimarrà in Serie B, mentre il Napoli conquisterà la promozione in Serie A. Tutto per un punto. Eppure, se quel gol fosse stato convalidato, la Lazio avrebbe potuto tornare subito nella massima serie. È uno degli episodi destinati a rimanere per sempre nella storia biancoceleste.
In questo caso, le immagini ci vengono in soccorso: oggi, grazie alla tecnologia, sarebbe stato possibile verificare immediatamente la regolarità del gol. Il presidente della Lazio arrivò addirittura a minacciare le dimissioni se la partita non fosse stata ripetuta. Pensate quanto eravamo sportivi: chiedevamo che la gara fosse rigiocata, perché un errore tecnico di questa portata sembrava impossibile da accettare».
20 maggio 1973 – Napoli-Lazio 1-0
Allo Stadio San Paolo si gioca Napoli-Lazio, gara valida per la 30ª giornata di campionato, la penultima. La classifica vede il Milan a quota 44 punti, mentre Juventus e Lazio sono appaiate a 43. In caso di arrivo a pari punti, sarebbe stato necessario uno spareggio. Mentre la Lazio è impegnata a Napoli, il Milan va sotto a Verona dopo appena 29 minuti, ritrovandosi in svantaggio per 3-0 e compromettendo di fatto le proprie possibilità di conquistare lo scudetto. La partita finirà 5-3 per il Verona, quattro giorni dopo la sconfitta dei rossoneri nella finale di Coppa dei Campioni. Nel frattempo, all’Olimpico, si gioca Roma-Juventus.

«Io quel giorno ero a Napoli, al San Paolo. Appena arriviamo, il pullman della Lazio viene distrutto nel famoso sottopassaggio. Chinaglia scende e affronta due o tre dirigenti del Napoli, arrivando quasi a massacrarli, tanto è furioso per quello che è successo al pullman biancoceleste. Entriamo in campo tra i fischi di tutto lo stadio, con il pubblico che tifa per la Juventus. Ma com’è possibile? Siamo a Napoli, nel Sud Italia, eppure succedono anche queste cose alla Lazio! La partita finisce 1-0 per il Napoli, anche se, nel complesso, è stata abbastanza equilibrata.
Facciamo un passo indietro. A un certo punto, la Lazio è in testa alla classifica insieme al Milan, mentre la Juventus sta perdendo a Roma per 1-0, grazie al gol di Spadoni. Noi siamo al San Paolo. Rientriamo in campo dall’intervallo e, nel frattempo, la Juventus pareggia. A quel punto siamo tutte e tre a quota 44 punti. Mancano cinque minuti alla fine quando mio padre mi dice: «Usciamo prima». Ci avviamo lungo il vialone che porta ai cancelli d’uscita. Nessuno parla: siamo in cinque, io, mio padre, mio zio e altre due persone. A un certo punto, mio zio se ne esce dicendo: «Forse lo spareggio lo giochiamo a Firenze o a Bologna». Non l’avesse mai detto! Spunta un tifoso del Napoli con una radiolina e annuncia: «Ha segnato Cuccureddu a Roma!». In quel momento, la Juventus completa la rimonta e passa in testa alla classifica. Siamo all’87°, mancano pochi minuti alla fine e noi decidiamo di rientrare allo stadio, nella speranza che la Lazio riesca ancora a segnare. Ma niente. Anzi, assisto al gol di Damiani. E così finisce la nostra avventura: la Lazio perde lo scudetto. Alla fine della partita, Chinaglia manda tutti a quel paese! I gesti di Giorgio testimoniano quanto sia stata clamorosa quella giornata.
Mi ricordo anche che, a un certo punto, trovo una macchina ribaltata. Immagino già i poveracci costretti a tornare a Roma dopo quello che è successo a Napoli. La trasferta è stata durissima. Alla fine, però, scopro che quella macchina è proprio la nostra, la Fiat 124 di mio zio! Ci aiutano alcuni tifosi napoletani, persone perbene, che ci danno una mano a rimetterla in piedi. Poi torniamo a Roma senza dire una parola».
7 gennaio 1979 – Napoli-Lazio 1-1
Dopo pochi minuti dall’inizio della partita, due calciatori della Lazio, Pighin e Manfredonia, vengono storditi da un petardo. Il mercoledì successivo il giudice sportivo disporrà la sconfitta a tavolino del Napoli per 0-2, a causa della responsabilità oggettiva della società partenopea nel garantire un adeguato servizio d’ordine.
«All’epoca, dal San Paolo si accedeva al campo attraverso una scala che partiva dal sottopassaggio. Proprio lì, nel punto in cui i giocatori salivano per raggiungere il terreno di gioco, esplode un petardo potentissimo. Il botto è tremendo: Pighin e Manfredonia svengono davvero! Non stanno fingendo. Noi dagli spalti non vediamo direttamente quello che succede in campo, ma ci accorgiamo che passano i minuti e la partita non ricomincia. La Lazio è costretta a sostituirli con Ghedin e Ammoniaci.
Alla fine, la partita riprende, ma noi sugli spalti siamo già convinti che il risultato debba essere lo 0-2 a tavolino. O meglio, lo siamo tutti, tranne i tifosi del Napoli presenti allo stadio! La partita termina infatti 1-1: segna subito Nicoli, poi Savoldi pareggia. Noi, però, continuiamo a essere convinti che la Lazio abbia già vinto a tavolino. I tifosi del Napoli si arrabbiano perché vogliono vincere. Noi insistiamo: «Abbiamo vinto noi! Vedrete che finirà 0-2 a tavolino!». E loro rispondono: «Ma quale 0-2? La partita è finita 1-1!».
In seguito, però, la gara verrà effettivamente assegnata alla Lazio per 0-2 a tavolino. Fu una vicenda dolorosa, perché Pighin e Manfredonia furono davvero storditi dall’esplosione e riportarono un trauma ipoacusico. Ziaco e Acampora, medici sociali rispettivamente di Lazio e Napoli, furono molto bravi a prestare loro soccorso».
Napoli-Lazio 2-4 – 31 maggio 2015
Al termine di una partita dai mille colpi di scena, la Lazio espugna il San Paolo e torna in Champions League.
«Una vittoria clamorosa dell’era Lotito. C’ero anch’io quella notte: raccontavo le partite per Mediaset. È stata una notte indimenticabile: la Lazio parte fortissimo e chiude il primo tempo in vantaggio per 2-0. All’inizio della ripresa, però, Felipe Anderson perde palla e il Napoli accorcia le distanze. Da quel momento succede il finimondo. Parolo viene espulso e la Lazio rimane in dieci. A quel punto, il Napoli reagisce, trova il pareggio e poi arriva il rigore di Higuaín, che avrebbe potuto completare la rimonta. L’attaccante del Napoli, però, manda il pallone in curva.
Poco dopo, Ledesma subisce un fallo che porta all’espulsione di Ghoulam. L’argentino compie una giocata intelligente: capisce che Ghoulam gli sta arrivando addosso, si lascia andare e riesce a provocare il contatto. Il fallo c’è, Ghoulam viene espulso e si torna così in parità numerica: dieci contro dieci. La partita cambia completamente. Il San Paolo comincia ad avere paura.
Nel finale, la Lazio colpisce ancora: segnano prima Onazi e poi Klose. Il San Paolo ammutolisce. Io sono felice come una Pasqua e continuo a esultare, ma intorno a me ci sono soltanto tifosi napoletani. A un certo punto penso: «Speriamo che riesca a uscire vivo dal San Paolo!».
Mi ricordo che ero a Napoli, sul lungomare, mentre a Formello, nel cuore della notte, c’erano diecimila tifosi biancocelesti ad aspettare la squadra. La Lazio tornò in Champions League: che notte meravigliosa!».