Le parole di Guido Paglia affidate alle colonne de “Il Tempo” in relazione alle indagini degli inquirenti per la protesta dei tifosi laziali. Di seguito le sue parole nell’articolo dal titolo “Stupore per le indagini. Sono dalla parte della gente”:
«“Caro Direttore, sono un ottimista di mestiere, uno che il bicchiere lo ha sempre visto mezzo pieno. Eppure rileggo la lettera che mi ospitasti mesi fa e provo un sentimento che non conoscevo: lo stupore. Nel frattempo è successo che a finire indagato sia chi per primo ha raccontato questa storia. Luigi Bisignani lo conosco e lo stimo, so come lavora e come verifica. Gli sono vicino, e lo dico ad alta voce, in un Paese dove la solidarietà si sussurra. Poi, per carità: la magistratura faccia il suo lavoro fino in fondo
Indagato non vuol dire colpevole, e nessuno qui invoca processi di piazza. Ma un giornalista ha il diritto di fare una domanda. Io scrissi una cosa precisa: che il sondaggio di JP Morgan per conto di Rocco Commisso era esistito, e che era concreto. Da allora aspetto. Non una riga di smentita nel merito. Non una data, non un documento, non un dirigente della banca d’affari che si alzi a dire: è falso, ed ecco perché. Silenzio. Allora lo chiedo qui, come provocazione e come domanda vera: come mai nessuno ha mai smentito quella notizia? Commisso, purtroppo, non può più rispondere. Altri sì
Ma il punto, caro Direttore, non è il passato. È il dopodomani. Perché intanto la Lazio resta ferma, e una società che passa gli anni a difendersi non costruisce nulla: non un progetto tecnico, non un vivaio, non uno stadio. Le altre corrono, noi litighiamo. E i danni di una frattura lasciata aperta non li paga un bilancio, li pagano i ragazzi che crescono senza l’abitudine di andare all’Olimpico. lo continuo a stare dalla parte dei tifosi. Della lazialità, che non è folklore ma appartenenza. E continuo a sognare di portarci mio nipote per mano. Un passo di lato non è una resa. E responsabilità. Chi non lo capisce oggi, se ne accorgerà troppo tardi».