“Capena Cinema – Sotto un manto di stelle” è il nome della rassegna cinematografica all’aperto, a cura del noto regista di fede biancoceleste Pino Leoni, che si terrà dal 31 agosto al 6 settembre a Capena, presso la Cavea di Piazza Civitucola. Una settimana dedicata al grande cinema, con una proiezione per serata, il cui fil rouge è rappresentato, come recita il sottotitolo della kermesse, dalla “forza della volontà”: una programmazione ricca di storie emozionanti, all’insegna del coraggio, della determinazione e della capacità di affrontare e superare gli ostacoli della vita, ma anche – e soprattutto – della possibilità di inseguire e realizzare i propri sogni. Saranno proprio queste tematiche a rappresentare il cuore pulsante dei racconti che apriranno le diverse serate: storie di vita vissuta, narrate dai rispettivi protagonisti, accomunate dalla capacità di riscattarsi da condizioni di difficoltà o situazioni di disagio. «È tutto legato a questa forza della volontà e alla capacità di potersi riscattare, ma anche a quella di poter realizzare i sogni, perché il primo comandamento è: “Cercate di sognare, perché più sognate e più vi avvicinerete al vostro obiettivo”»: sono le parole con le quali Pino Leoni, raggiunto in esclusiva dai microfoni di Lazialità, ha voluto racchiudere il senso profondo della manifestazione.
Di seguito l’intervista completa:
«Naturalmente io non proietto solo film. Io racconto storie, nel senso che la rassegna si chiama “La forza della volontà” e sono tutti film legati a momenti particolari. Penso a Tom Cruise (“Mission: Impossible – The Final Reckoning”), che non lo voleva nessuno perché era alto 1 metro e 63 e allora lui si inventa di fare lo stuntman, di metterci la sua faccia, e riesce a vincere. Oppure a Elton John, che all’inizio nessuno voleva, perché pareva che fosse un po’ “piatto” come ascolto. Oppure al film “Campioni”: a un grande allenatore di basket viene affidata una squadra di ragazzi con sindrome di Down. Lui è offeso, buttato giù, non ce la fa più. Tuttavia, i ragazzi gli mostrano un tale affetto e lui mostra una tale forza che alla fine vincono il campionato. Oppure “La famiglia Bélier”, in cui c’è una famiglia di sordomuti. C’è solo lei, la figliola, che fa da interprete tra loro e il resto del mondo. Però ha una necessità: quella di voler cantare, perché ha una bella voce. Ma, se va via, non è più lo specchio della sua famiglia. E lo sai che succede? Che la famiglia le dà la spinta per andare a cantare e a fare questa selezione. Quindi c’è un mutuo scambio. “La famiglia Bélier”, se vieni a vederlo, ti commuovi. Oppure “The Artist”, il film premio Oscar, in cui questo grande attore del muto si trova improvvisamente di fronte al cinema sonoro e cade in depressione, perché i modi interpretativi sono altri. Poi trova una ballerina e attrice che gli dà fiducia e lo fa rinascere. È incredibile. Oppure “12 anni schiavo”, la storia di un uomo perduto, legato proprio alla schiavitù, che riscatta se stesso. Ora, questi film, però, sono introdotti da delle storie. Una è quella di Roberto Pambianchi, il cantautore e interprete che canta le canzoni di Lucio Battisti. Lo sai che faceva nella vita? Vendeva salsicciotti per cani e detersivi porta a porta per pulire le pareti, però amava Lucio Battisti. Quando muore Lucio, lui fa una cosa incredibile. Va dalla moglie di Lucio e le dice: “Io canto Lucio così”. E la moglie gli ha detto: “Tu sei il vero erede di Lucio Battisti, tu sei ufficialmente colui che può cantarlo”. E la vita gli è cambiata, dai salsicciotti per i cani a quello che fa adesso. Oppure racconto la storia di Enza, che è vicina a noi, è di Guidonia. La figlia è andata a Pasquetta a trovare la nonna in Lucania e, la sera, il ragazzo che guidava la macchina aveva un po’ bevuto. Allora lei ha detto: “Non ti mando da sola, dai, ti accompagno”. Purtroppo, lei è morta e lui è rimasto senza ragazza. E sai la mamma che ha fatto per poter superare il dolore? Ha creato l’associazione “Famiglie di Angeli”, cioè un supporto a tutte quelle famiglie che hanno subito lo stesso destino. E lei questa storia la viene a raccontare. Quindi ci sono delle storie che si intersecano nei film. Non è da Pino Leoni fare solo una proiezione. Io non sono un proiezionista. Io sono uno che racconta storie della vita. Ecco, questo è un po’ il discorso de “La forza della volontà – Capena Cinema”».
SUI GIOVANI – «La rassegna è solo per loro. Tant’è vero che apro la rassegna con l’ultima intervista di Don Mazzi, che dice: “Io non ho futuro davanti. Il futuro lo hanno i giovani. Investite sui giovani”. E ha detto una cosa meravigliosa. Poi, rivolto ai giovani: “Il vostro futuro è interessante, è importante. Noi ne abbiamo poco. E, se volete, vi diamo anche una mano, però il futuro è il vostro”. È stata l’ultima intervista di Don Mazzi prima di morire. Poi ci sarà Maurizio Mattioli, che vi racconterà di come è diventato attore. Perché, sai, “mio fratello” Maurizio lavorava alle poste. Dico “mio fratello” malgrado sia della Roma: siamo nati a 10 metri di distanza l’uno dall’altro. Oppure l’intervista di Fabio Frizzi, il fratello di Fabrizio, il quale racconta che per lui all’inizio è stata estremamente dura, anche perché era figlio di una persona importante nel cinema come il padre, Fulvio. Tu sai che la Cineriz la chiamavano “Cine-Friz”? Questo perché Fulvio Frizzi era il punto di riferimento: da semplice rivenditore di pellicole è diventato il padrone della Cineriz. E Fabio era guardato con diffidenza quando voleva fare musica, perché lo guardavano e dicevano: “Ecco il solito figlio di papà”. E invece no: ha fatto musiche meravigliose per Lucio Fulci, musiche meravigliose soprattutto per quanto riguarda “Trottolino”, Gigi Proietti, Enrico Montesano. Quindi c’è la loro testimonianza, oppure la testimonianza di Marcello Cirillo. Insomma, è tutto legato a questa forza della volontà e alla capacità di potersi riscattare, ma anche a quella di poter realizzare i sogni. Non solo la capacità di riscattarsi, ma anche quella di realizzare i sogni, perché il primo comandamento è: “Cercate di sognare, perché più sognate e più vi avvicinerete al vostro obiettivo”. Mi è venuta questa cosa perché mi sono guardato attorno e ho visto un’ignoranza terribile nei giovani di 14-15 anni. Mi sono cascate le braccia. A un ragazzo ho chiesto: “Dove vai, a Dublino?”. Lui ha risposto: “Sì, vado in Inghilterra”. E io: “Ma perché?”. “Perché Dublino è la capitale dell’Inghilterra”. “Ma come Dublino è la capitale dell’Inghilterra?”. Ma ti rendi conto? Ecco, questa è la situazione. Questa situazione è venuta fuori, purtroppo, dopo un certo tipo di televisione, un certo tipo di cultura. E allora mi auguro di riuscire, perlomeno, a gettare un piccolo seme, a far pensare i giovani. Io pure ho dei figli, quindi mi sono posto questo problema, ecco. Questo è il racconto che voglio fare. Mi auguro di riuscirci. Non ci sono sponsor, non ho voluto niente. C’è solo il Comune: siamo io e il Comune di Capena, che è una città laziale. Il sindaco è della Lazio ed è il presidente del nostro club, Roberto Barbetti».

