Che la storia del Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, Ciro Immobile sia legata indiscutibilmente ai colori biancocelesti, lo dimostra il fatto che il tramonto della sua carriera, ha coinciso con quello che sta vivendo ora, quella fu la sua Lazio.
Caro Ciro, Lazialità ha avuto il privilegio e l’onore di esserti accanto mentre con le tue gesta scrivevi una parte importante della nostra storia. Oggi ci onora ancor di più il ricordo di quanto ti siamo stati più vicini nei momenti, (pochi), difficili. Nell’ultima stagione sei stato una Ferrari più volte ferma in officina per un tagliando ma per noi mai una Rolls–Royce ferma sull’autostrada.
Hai reso ancor più gloriosa la maglia che fu di Piola, Puccinelli, Tozzi, Chinaglia, Giordano, Signori, Casiraghi, Salas, Vieri, Crespo, Rocchi, Klose. Nomi che fanno tremare i polsi eppure, esclusi Piola e Signori, hai avuto l’ardire di doppiare o addirittura triplicare le reti segnate nella Lazio da questi campioni. Otto stagioni con una media di 26 reti l’anno.
Il libro che Lazialità ti ha voluto dedicare, il più numeroso per distacco in quanto a pagine, un privilegio per me firmarlo, non ha raccontato solo la tua biografia, i tuoi numeri impressionanti, 207 gol, tre trofei alzati al cielo, 5 volte capocannoniere, (Pescara, Torino e tre volte Lazio), il record di gol in campionato che sembrava imbattibile, (36), o il Pallone d’Oro Europeo nel 2020. Tutte cose incise sulla pietra della storia del calcio italiano. Quello che ci è piaciuto raccontare è stato l’adolescente, il ragazzo e il grande uomo che sei diventato. Lo conferma la frase più toccante che hai scritto il giorno dell’addio.
“Il fisico ha presentato il conto, quindi meglio fermarsi. Con il sorriso. Grazie a tutti. Nessuno sia triste per me, perché io sono molto felice. Ho vissuto un meraviglioso sogno, fino all’ultimo”.
Ma c’è una cosa che ho dovuto tagliare per motivi di spazio che ora ci tengo a sottolineare. Un tuo grande merito che ai più è sempre sfuggito.
A parte il “di padre in figlio”, da bambini si diventa tifoso senza sapere il perché, il come e a volte anche il quando. I motivi sono diversi, ma credo che il più importante sia innamorarsi del Campione del momento. L’unicità di ritrovarti, grazie ad un gol del Campione, abbracciato ebro di gioia con uno sconosciuto. Non conta chi è, cosa fa, quanti anni ha o come si chiama. E questo accade da sempre. Nell’ultimo secolo la vita di chi popola questo meraviglioso pianeta è stata stravolta da guerre, invenzioni incredibili, cambiamento climatico ed ogni sorta di eventi non prevedibili. Una sola cosa non è cambiata: il tifoso. Com’era 100 anni fa è oggi.
E tu, ne ha fatti diventare tanti della Lazio. Questo è un altro trofeo immateriale da mettere in bacheca. Oggi senza l’arrivo in maglia biancoceleste di Ciro Immobile saremmo meno numerosi.
E’ per questo che nel libro a te dedicato da Lazialità ti ho spesso nominato come il Leggendario.
Mi è venuto in mente riguardando un vecchio film di John Ford del 1962: “L’uomo che uccise Liberty Valance”. Alla fine del film un anziano senatore Ransom Stoddard, James Stewart, racconta ad un giornalista la verità su come Tom Doniphon, John Wayne, gli salvò la vita uccidendo il violento Liberty Valance. Il cronista deluso dal racconto, strappando tutti gli appunti rispose: “Senatore, quando la leggenda diventa realtà, si stampa sempre la leggenda”.
Ciro Immobile da ieri…è Leggenda. E tutti per questo gli siamo debitori.
Per noi di Lazialità è stato un onore viverti.
Con affetto, Rodolfo Bada.
