“Con la maglia numero 17”, la storia di Ciro Immobile con la Lazio

Si scrive Immobile, si legge gol. Perché per otto anni, quando il nome di Ciro è comparso sulla distinta della Lazio, una cosa è sembrata quasi inevitabile: prima o poi, quel pallone sarebbe finito in rete. Ieri, però, è arrivato il momento di scrivere la parola fine. A 36 anni, il leggendario bomber biancoceleste ha annunciato il suo addio al calcio, lasciando dietro di sé una storia fatta di 207 gol e di un legame indissolubile con la maglia della Lazio.

E pensare che, nell’estate del 2016, il suo arrivo a Roma aveva il sapore del riscatto. Alle spalle c’erano il titolo di capocannoniere conquistato con il Torino, ma anche le esperienze tutt’altro che fortunate con Borussia Dortmund e Siviglia. Immobile arrivava nella Capitale in un momento complicato, nel pieno della contestazione societaria e con la necessità di ritrovare sé stesso.

Già nella prima stagione Ciro mette a referto 23 reti, un numero impressionante, che però, nella Serie A di Higuain, Dzeko, Mertens e Icardi, non gli permette di vincere il titolo di capocannoniere. La Lazio torna però in Europa, chiudendo quinta e perdendo la Finale di Coppa Italia contro la Juventus.

L’anno successivo, la squadra viene rinforzata e conquista il primo trofeo con Inzaghi in panchina: la Supercoppa Italiana dell’agosto 2017, in cui Immobile mette a segno una straordinaria doppietta nel 3-2 finale. Proprio in quest’annata, che si conclude con una cocente sconfitta contro l’Inter in casa che fa sfumare sul più bello il sogno Champions, Immobile vince per la prima volta la classifica cannonieri con la maglia biancoceleste. Non sarà l’ultima. 

La stagione seguente arriva il secondo trofeo, la Coppa Italia contro l’Atalanta, in una finale magica e vinta 2-0 dagli uomini di Inzaghi. La sua stagione non è entusiasmante, ma sono comunque 15 i gol all’attivo in campionato quell’anno. 

Il campionato 2019-2020 è quello della storia. La Lazio è forte e vince. Vince e convince, inanellando risultati utili che la portano ad essere incredibilmente una delle candidate per lo Scudetto. Immobile non è da meno e continua a mettere la palla in rete da ogni posizione. A dicembre 2019 arriva poi l’ultimo trofeo alzato in maglia biancoceleste: la Supercoppa Italiana di Riad vinta per 3-1 sulla Juventus di Cristiano Ronaldo. Quella stagione però, viene interrotta dal maledetto Covid, che spezza la magia di quel gruppo e riporta la squadra con i piedi per terra. Con la ripresa del campionato a giugno, i risultati cominciano ad essere altalenanti, ma i gol continuano ad arrivare e trascinano comunque la squadra in Champions League. Saranno addirittura 36 le segnature, record assoluto per la competizione al pari di Higuain. Una cifra da capogiro che gli varrà la Scarpa d’Oro 2020. Nell’anno successivo, quello della Champions saranno 20 i gol in campionato e 5 nella maggior competizione Europea.

Nell’estate 2021 arriva l’addio di Simone Inzaghi e l’arrivo di Maurizio Sarri. Con il tecnico toscano in tanti nutrono dubbi sulla possibile continuità realizzativa del numero 17. Molti pensano infatti che il 4-3-3 dogmatico del mister possa metterlo in difficoltà e ingabbiarlo eccessivamente. Non avevano fatto i conti con la fame di gol di Immobile. Saranno 27 alla fine, grazie ai quali vince la terza classifica marcatori con la maglia biancoceleste, la quarta in totale in A. Un risultato incredibile, che fa ricredere anche i più scettici, che vedevano nel binomio con Inzaghi la chiave del suo successo in fase realizzativa. 

Il 2023 è l’anno degli infortuni, e la sua stagione, sfortunata, si chiude con “soli” 12 gol. Quella Lazio però arriva seconda, al termine di un campionato più che convincente. 

L’ultimo grande acuto di Immobile in maglia Lazio arriva il 14 febbraio 2024. In un Olimpico stracolmo i biancocelesti affrontano il Bayern Monaco nell’andata degli ottavi di finale di Champions League. La partita è combattuta, ma gli uomini di Sarri tengono il campo meravigliosamente, senza mai concedersi ad una delle squadre più forti del mondo. Al 69’ Isaksen si guadagna un calcio di rigore, facendo anche espellere il difensore avversario. Su chi prenderà quel pallone ci sono pochi dubbi. Immobile parte dagli undici metri e spiazza il fenomeno Neuer. 1-0. La Lazio batte il Bayern Monaco in una delle notti europee più importanti della sua storia. Il ritorno, purtroppo, non è dello stesso tenore e i bavaresi mettono in campo la loro forza, vincendo 3-0 e passando il turno.

Quella stagione sarà l’ultima per Immobile in maglia Lazio. Da lì l’esperienza in Turchia con il Besiktas, quella in Italia con il Bologna e l’ultima, a Parigi con il Paris FC. 

Ripercorrendo brevemente la carriera di Immobile in maglia Lazio sembra evidente quanto i suoi gol abbiano forgiato un’intera generazione di Laziali, abituati per anni ad alzarsi dal seggiolino per un suo gol e a indossare la sua maglia per rivaleggiare con l’altra sponda del Tevere, con quel 17 ormai entrato di diritto nella numerologia laziale. 

Quella tra Ciro e i laziali è stata molto più di una semplice storia calcistica. È stato un legame nato sul campo e diventato, con il tempo, qualcosa di profondo. “I Laziali mi amano e io amo i Laziali”, aveva detto Immobile dal palco dell’Auditorium di Roma, durante la celebrazione per i 50 anni del primo Scudetto. Un amore reciproco, sincero, che non ha avuto bisogno di essere spiegato. Lo si è visto ancora una volta nell’enorme affetto riversato sui social dai tifosi biancocelesti dopo l’annuncio del suo ritiro. Perché certi legami resistono al tempo, alle polemiche e persino agli addii.

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