Lazio: parte la stagione 2026-2027 fra molto dubbi e poche certezze. Il punto di Luca Ciampi

Domenica 9 agosto 2026, alle ore 20.45, presso lo Stadio Stirpe di Frosinone, la Lazio chiuderà la propria preparazione in vista della stagione 2026-2027, che inizierà ufficialmente il 16 agosto con l’incontro di Coppa Italia contro il Mantova.

Una stagione che comincia fra tanti dubbi per il neo-tecnico Gattuso, al rientro in Serie A sulla panchina biancoceleste dopo la sfortunata avventura come CT della nostra Nazionale. Dubbi che partono da un mercato pressoché inesistente, condizionato anche dai vincoli imposti dalla Covisoc e dalle NOIF, che hanno di fatto limitato pesantemente la possibilità per la società di operare in entrata e che non ha comunque colmato i vuoti lasciati dai giocatori ceduti. Una difficoltà che sembra essere diventata evidente anche nella capacità di convincere i calciatori, come testimonia il rifiuto di Ivanovic, attaccante di fascia media che proprio ieri ha preferito accettare la proposta del Lens, divenendo l’ultimo giocatore, in ordine cronologico, che ha scelto di non approdare a Formello. A questo si aggiunge il modulo tattico, nel quale regna sovrano il dilemma fra il 4-2-3-1 e un 4-3-3 di sarriana memoria, fino ad arrivare alla situazione legata a Romagnoli che, da sicuro partente, potrebbe invece restare per mancanza di pretendenti. Unica certezza, peraltro negativa, la protesta dei tifosi, che ha tutta l’aria di voler continuare fino a quando “Lotito non si separi”.

Oggi la Lazio parte come decima-dodicesima rosa della Serie A e sarà chiamata a smentire ogni infausto pronostico, cercando di restare quanto più lontano possibile da posizioni di classifica che la vedrebbero in lotta per evitare la retrocessione. Una stagione che, per molti versi, si prospetta densa di potenziali novità, a cominciare da un possibile cambio di proprietà, che sembrerebbe legato alle sorti della riqualificazione dello Stadio Flaminio, fino all’opportunità di valorizzare alcuni giovani che si sono messi particolarmente in luce durante il pre-campionato, come Serra, Floriano Mussolini, Galassi, Farcomeni, Bordon e Sana Fernandes.

Sul fronte degli acquisti, oltre al solido Doekhi, sono arrivati giocatori ancora tutti da decifrare. Artistico, protagonista di un discreto pre-campionato, dovrà mostrarsi pronto a giocarsi la propria occasione nella massima serie e a cercare quella consacrazione che finora gli è mancata. Discorso diverso per Pedraza, terzino sinistro di esperienza, chiamato probabilmente a offrire un contributo differente rispetto a Tavares e Pellegrini, con meno qualità e spinta sulla fascia, ma potenzialmente maggiore solidità nella fase difensiva. Acquisti che, almeno sulla carta, non sembrano sufficienti a colmare le lacune di una rosa che avrebbe avuto bisogno di maggiore profondità e di innesti in grado di alzarne sensibilmente il livello.

A latere, restano i dubbi legati ad alcuni acquisti della scorsa stagione, come Ratkov, Provstgaard e Przyborek. Se per l’attaccante serbo ci si può aggrappare a un’incoraggiante pre-season, per il difensore danese, che aveva iniziato bene sotto la guida di Sarri, stanno emergendo alcuni limiti tecnico-tattici che lasciano più di qualche dubbio, soprattutto se dovesse essere schierato titolare accanto al neo-acquisto Doekhi, in caso di una probabile partenza di Romagnoli. Per il fantasista polacco, invece, permangono dubbi circa la tenuta fisica, che lo mettono in buona compagnia con Tavares, Gigot, Patric, Isaksen e Cataldi, praticamente fuori per infortunio dall’inizio della preparazione.

Per quanto concerne il futuro societario, l’acquisizione della Reggina Calcio da parte del presidente Lotito rappresenta indubbiamente una possibile exit strategy per il patron biancoceleste che, assodata l’impossibilità di recuperare un qualsiasi rapporto con la tifoseria, potrebbe decidere di mettere in vendita il proprio pacchetto azionario della SS Lazio, ma non prima di aver conosciuto l’esito della Conferenza dei Servizi del Comune di Roma, che esprimerà il proprio parere sulla pubblica utilità e sulla fattibilità del progetto architettonico tra il 10 e il 13 agosto.

La sensazione, al momento, è che lo scenario più probabile sia quello di un parere “positivo con riserve”, legate in particolar modo ad alcuni quesiti sollevati dalla Soprintendenza circa la conservazione della pensilina originale, vero valore architettonico dello stadio realizzato dall’architetto Nervi e alla realizzazione della copertura, che parrebbe troppo invasiva rispetto al progetto originale.

Pertanto, il presidente potrebbe essere chiamato a decidere se modificare lui stesso il progetto oppure lasciarlo nelle mani di una possibile proprietà subentrante. Al momento, il tempo è dalla parte di Lotito, che avrà almeno fino al 30 giugno 2027 per decidere un’eventuale cessione, laddove la sua Reggina venisse promossa nelle serie professionistiche. In assenza di emendamenti all’attuale quadro normativo, infatti, in caso di promozione della squadra calabrese, il presidente laziale si troverebbe nell’incompatibile posizione di gestire due società entrambe appartenenti a leghe professionistiche. In tal caso, tenuto conto del conflittuale rapporto con la tifoseria e della candidatura di Lotito nelle liste di Forza Italia nella regione Calabria, la cessione della Lazio apparirebbe lo scenario più plausibile.

Pertanto, mai come quest’anno, la stagione della Lazio potrebbe giocarsi su due campi diversi. Il primo, quello del pallone, dove Gattuso sarà chiamato a dimostrare che questa squadra può valere più dei pronostici che oggi la accompagnano. Il secondo, forse ancora più importante, quello societario, dove nei prossimi mesi potrebbero maturare decisioni destinate a cambiare radicalmente il futuro del club.

Ma c’è un elemento che, paradossalmente, potrebbe giocare a favore di Gattuso: lo stadio vuoto. La contestazione della tifoseria, con la scelta di disertare l’Olimpico, rappresenta certamente un’immagine pesante per la società e per la squadra, ma potrebbe avere un effetto diverso sul tecnico calabrese. Gattuso, infatti, ha già vissuto una situazione per certi versi simile ai tempi del Napoli, quando le restrizioni imposte dalla pandemia portarono a giocare le partite a porte chiuse. E proprio in quell’atmosfera surreale, priva del rumore e delle interferenze del pubblico, la sua voce poteva arrivare in maniera più chiara ai calciatori, consentendogli di trasferire sul campo ordini, indicazioni e quella carica agonistica che ha sempre rappresentato una delle sue caratteristiche. In una Lazio che dovrà probabilmente convivere con un ambiente esterno tutt’altro che sereno, l’assenza del pubblico potrebbe quindi trasformarsi, almeno inizialmente, in un’insolita opportunità per il nuovo allenatore: meno pressione dagli spalti, meno rumore attorno alla squadra e la possibilità di far arrivare direttamente ai propri giocatori il messaggio del tecnico. Quello che per la Lazio rappresenta oggi una delle immagini più drammatiche della crisi del rapporto con la propria tifoseria potrebbe diventare, sul campo, un piccolo vantaggio per Gattuso e trasformarsi nell’ennesima vittoria di Lotito nella sua personale guerra con la tifoseria, ancora una volta con la storica dea bendata al suo fianco.

Il Flaminio, la Reggina, il rapporto ormai logorato con la tifoseria e le inevitabili scelte sul mercato e sulla rosa sembrano infatti essere tasselli di un unico grande puzzle. Se il progetto dello stadio dovesse decollare e, contemporaneamente, maturassero le condizioni per una cessione della società, il prossimo anno potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova era. In caso contrario, Lotito sarebbe chiamato ancora una volta a gestire una piazza con la quale, ormai da tempo, sembra essere venuto meno qualsiasi punto di contatto.

Per ora, però, c’è il campo. E stasera, a Frosinone, si comincerà finalmente a capire se questa Lazio è davvero la squadra fragile e incompleta che molti immaginano oppure se Gattuso riuscirà a trasformare lo scetticismo in una risorsa. Perché, al di là dei bilanci, delle proprietà, del Flaminio e delle contestazioni, alla fine sarà sempre il campo a scrivere la prima pagina della nuova stagione biancoceleste.

Luca Ciampi, 9 agosto 2026

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