L’intervento del governatore della Regione Lazio Francesco Rocca sui 98.100 di RadioseiLazio durante la trasmissione “Quelli che…”. Di seguito le sue parole:
«Fino a poco tempo fa ho sempre tenuto per me le mie considerazioni. Poi non ce l’ho fatta più, nonostante uno cerchi di dare buoni consigli e di capire cosa sta accadendo, davanti a questa impossibilità di capire strategia e futuro, uno alza le braccia. Io non mi vergogno della mia Lazialità, qualcuno mi ha mosso un appunto, ma è anche un dovere istituzionale, la Lazio è un bene immateriale di Roma. Espormi in maniera così forte per una comunità è un segnale che le istituzioni devono dare.
Ho parlato con Lotito, la Lazio è privata e quotata in borsa, non mi pare ci siano intenzioni di vendere. Più volte ho consigliato uno staff societario degno di questo nome. Si può sbagliare una stagione o un acquisto, ma qui c’è una postura sbagliata che va avanti da troppo tempo. Mi sono sentito anche preso in giro e ho tirato una linea. Lui parlava di un tema criminale, ma qui il tema è sociale, questa è stata la mia raccomandazione. Non ha avuto successo però. Non sono nemmeno entrato nel tema della vendita, per questo agli stati generali ho voluto chiarire che non ho nessuno dietro. Da Laziale mi sento ferito e offeso. Non si può andare avanti per motti e latinismi. C’è un dovere di chiarezza che io non vedo. Le domande di Bisignani sono lecite e si dovrebbe dare una risposta. Non mi ricordo una visibilità così forte da parte di Cragnotti, c’era una struttura societaria che teneva i rapporti istituzionali.
Reggina? C’è poco da commentare, ha detto delle frasi che sono un’ulteriore ferita per i laziali. Questo aggrava la situazione e lo smarrimento nel popolo laziale. Sentire “Forza Reggina”… può anche essere la retorica del momento, ma non ho sentito un Lotito differente dalla sua storia. Piano piano si accorgeranno che il dialogo non esiste. Questa è la sua postura.
Il mio timore è vedere la Lazio scivolare sotto il profilo tecnico e il salto generazionale. Ieri mi ha fermato un tifoso, raccontandomi del rito dello stadio con i figli. Il salto generazionale può fare un danno.
Parole Lotito? Su quella frase (credere, obbedire, combattere), si commenta da sola ed è intollerabile. Dall’altro lato c’è una filosofia, i tifosi devono credere, obbedire e combattere per lui, ma questo non esiste.
Non posso parlare per gli altri politici, non so spiegarmelo. Forse la ritengono un’espressione imbecille del momento, nell’enfasi retorica del momento. Il problema è che non si esprimono su altro, sulla situazione, non me lo spiego. Credo che ci sia il timore dell’aggiotaggio perché la Lazio è quotata in borsa. L’esercizio di critica legittimo non vuol dire essere pagati da qualcuno ogni volta che si esprime un dissenso.
Flaminio? Sarebbe meraviglioso, credo che si possa fare e non posso aggiungere molto, c’è una conferenza dei servizi e delle discussioni in corso. Non vorrei che anche lì lui sia il peggior nemico di sè stesso. Che ci sia Lotito o meno avere uno stadio dei Laziali è molto bello. Mi sto adoperando per entrambi gli stadi. Quando la rabbia sfocia nel non volere più il Flaminio io mi fermo. Credo che si possa fare se non ci saranno pretese lunari.
A Gattuso direi di proteggere quei ragazzi, che indossano la maglia della Lazio e devono dare il massimo. Come motivatore mi dicono tutti che sia molto capace. Vedremo quello che succederà, dovranno onorare la maglia a prescindere dalla situazione imbarazzante. Non mi ricordo un momento come questo, ricordo l’attaccamento che si trasmetteva, per questo ho paura del salto generazionale. A gennaio mi sono reso conto che stava cambiando tutto, che c’era rassegnazione, si usciva dallo stadio in silenzio e non l’avevo mai visto accadere in tutti questi anni.
Io la stessa postura l’avrei tenuta anche se questo fosse capitato alla Roma. Le squadre della Capitale vanno difese».