L’intervento del nostro direttore, Guido De Angelis, in apertura della trasmissione “Quelli che…”, in onda sulle frequenze 98.100 di RadioseiLazio:
«Quella di oggi è una giornata importante, uno di quei giorni in cui è forte la voglia di stare accanto alla Lazio. È il grande giorno dei laziali, delle famiglie, dei bambini, dei ragazzi, delle mamme: di tutta quella gente che fa sempre rinunce e sacrifici per stare accanto alla propria squadra del cuore e che spera che la situazione possa cambiare. La parte bambina di me non vede l’ora di essere lì, perché la manifestazione di oggi mi riporta alla Lazio degli anni ‘70 e degli anni ‘80. Da allora sono passati molti anni, sono cambiati i tempi e oggi la situazione è molto diversa. Abbiamo avuto anche delle Lazio che ci hanno fatto emozionare, portando in dote diversi trofei, seppur nazionali, ma negli ultimi due o tre anni la situazione è degenerata e adesso stiamo precipitando. Una situazione del genere non può andare avanti: non c’è più benzina, non ci sono più risorse. La Lazio è della gente, è dei tifosi. A livello amministrativo c’è un proprietario, ma quel proprietario, senza i tifosi, non può andare avanti. Il tifoso ha il diritto di sognare, perché paga un biglietto, un abbonamento e sostiene la propria squadra del cuore. Questo è un momento decisivo per la storia della Lazio. Prima si parlava di una sparuta minoranza; oggi, invece, è la maggioranza a chiedere un cambiamento. Non c’è uno spiraglio di luce che ci permetta di vedere la fine del tunnel, ma tutto ha un limite. Non si può fermare la storia della Lazio. Questa società non è solo povera economicamente, ma anche di contenuti: non c’è voglia di investire né di dialogare. La vicenda Peruzzi è, in tal senso, l’ultimo capitolo di questa gestione antipopolare. Peruzzi poteva rappresentare l’ultima ancora di salvataggio per questa Lazio, ma la società non è riuscita a riportarlo a Roma. La gente ha capito che questa società non ce la fa più e oggi scenderà in piazza per riprendersi la propria Lazio».