“Quelli che…”, Francesco Maiolini: “Riportare Vincenzo allo stadio è stata una cosa meravigliosa, nell’andare l’hanno fermato 1000 tifosi”

Oggi 1 luglio 2026, sono 3 anni che ci ha lasciato Vincenzo D’amico. Una persona, prima che calciatore, d’oro, rimasto nel cuore dei tifosi biancocelesti proprio per il modo in cui ha vissuto la propria passione per il calcio e per la propria squadra del cuore. Vincenzo si è sempre distinto dagli altri calciatori grazie al suo amore per la Lazio, un amore vero, sincero e un talento puro che ha saputo regalare gioie e emozioni diventando un simbolo della storia biancoceleste. Per i tre anni dalla scomparsa, è intervenuto ai microfoni di Radiosei Francesco Maiolini per ricordare la leggende biancoceleste, l’essenza della lazialità. Di seguito le sue parole:

“Riportare Vincenzo allo stadio è stata una cosa meravigliosa. Nell’andare l’hanno fermato 1000 tifosi e lui era entusiasta. Io ero contento perché gli ultimi giorni della sua vita li ha passati con me e sono stato con lui con grande affetto, un periodo molto bello e intimo. Un giorno gli chiesi di tornare allo stadio, lui si muoveva male essendo un periodo delicato ma disse di si e fece un regalo a tutti i laziali. Mi chiedo come sia possibile che quelli dello scudetto del 74 e del 2000 non hanno una loro poltroncina personale e devono elemosinare un invito allo stadio. Questa è una delle tante cose che non condivido della gestione attuale della Lazio. I tifosi un po’ più anziani devono preservare la storia e visto che la società non lo fa lo dobbiamo fare noi, non dobbiamo dimenticare i nostri affetti e la nostra passione. Quel giorno fra l’altro ha vinto la Lazio quindi è stata una bella serata. Ho conosciuto personalmente Vincenzo non molti anni fa dicendogli che doveva insegnare a mio figlio come fargli fare l’esterno, perché ricordo le sue bellissime giocate, lui scherzò dicendo che non ce la faceva più e al massimo glielo poteva disegnare. Fino all’ultimo ha goduto della vita, aveva tanta voglia di vivere e di dimostrare le sue capacità anche a livello dirigenziale che noi non abbiamo sfruttato, a nessuno purtroppo in società interessa salvaguardarli. Anche ad oggi lo si vede con Peruzzi, chiaramente una scelta per tamponare la situazione e questi ragazzi non lo meritano. In quegli anni D’amico mi regalò la statua del calciatore d’oro che lui vinse nel 1974. All’epoca non c’erano tutti questi premi ed era il premio più prestigioso, una statua che ritrae un calciatore molto bella, con contrassegnati tutti i giocatori che in quegli anni avevano vinto questo trofeo”.

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