«L’ultimo vagone del “trenino”…», lo storico gol di Protti nel derby

Chi non ricorda quel gol di Igor Protti che ammutolì la Sud allo scadere di un derby ormai perso? Un pareggio che fece esplodere di gioia la Curva Nord e i calciatori in campo, protagonisti di un’esultanza tanto simpatica quanto originale. Ma su quell’angolo di prato, insieme a loro, c’era anche un intruso…

Il mio ricordo di quel giorno, che non dimenticherò mai, iniziò la mattina di domenica 4 maggio 1997. La sveglia suonò presto e a dire il vero io ero già in piedi da qualche ora, la notte prima del derby solitamente non dormo molto. Ero di turno allo stadio in coppia con il mio collega, il telecineoperatore Rai del Tg Lazio, Cesare Bronco, grande laziale anche lui. Nel prepararmi per andare a lavoro, cercai di ricordare come ero vestito nell’ultimo derby che vincemmo, un completo giacca e pantaloni di lana con una camicia bianca. Faceva molto caldo quella domenica, ma non potevo mai andare contro la scaramanzia. Arrivai a Saxa Rubra alle ore 14.00, partii immediatamente con destinazione stadio Olimpico. Cesare in macchina scherzava, ma la tensione era già alle stelle. Mancava un’ora e mezza al fischio d’inizio per Roma-Lazio e io mi sentivo già molto agitato. Nesta in panchina, Buso titolare e Grandoni difensore centrale, queste le novità in casa Lazio. Dall’altra parte il giovane Totti e il bomber Balbo al comando dell’attacco giallorosso.

Zoff era ancora imbattuto nei derby, ma questo non mi rassicurava affatto, anzi mi metteva ancora più agitazione. 70 mila spettatori e i cori in lontananza, della magnifica Curva Nord, facevano da sfondo al nostro arrivo allo stadio. La partita solitamente la filmavamo dal campo e Cesare in quell’occasione, sempre per motivi scaramantici, decise di posizionarsi dietro la porta, sotto la Sud, davanti la tana del nemico. Di quella giornata ricordo soprattutto il caldo, sembrava estate ed io mi ritrovai a partita appena iniziata già sudato come uno dei calciatori in campo; il vestito di lana fu una decisione forzata ma non avevo scelta, portava bene. Qualche bordata di Fuser, paratona di Cervone e poi contropiede della Roma. Era il 35’ minuto del primo tempo. Balbo avanzò velocissimo, che poi non era la sua caratteristica migliore, con il pallone tra i piedi verso la porta di Marchegiani che prontamente uscì dai pali e franò sull’attaccante argentino. Il pallone impazzito schizzò verso la porta, Mark Fish tentò il salvataggio, ma… era goal o non era goal? Io giuro che non la vidi dentro.

La Curva Sud esplose di gioia, il guardalinee alzò la bandierina e convalidò. L’arbitro Boggi assegnò la rete per l’1-0 della Roma. Protestò Zoff, protestarono anche i biancocelesti, protestai anche io. Cesare addirittura si arrabbiò con un fotografo vicino che aveva appena esultato. L’intervallo era il momento della riflessione. Io stavo ancora protestando, me la presi con l’arbitro e con Zoff che non metteva dentro Igor Protti, fresco da una tripletta alla Reggiana. Criticai il grande Beppe Signori stranamente stanco e demotivato, mi irritai con Favalli che spalla contro spalla con Balbo non riuscì a contrastarlo. Cesare cambiò la videocassetta e io la batteria. Iniziò il secondo tempo e svuotai la borsa per cercare un’altra batteria di emergenza. I cavi erano buttati lì a terra, li guardai, ma decisi di ignorarli; ero troppo incazzato. Il secondo tempo passò velocemente, i miei occhi scrutavano una Lazio timida. Una squadra che tentava in qualche modo di fare male alla Roma, ma il destino sembrava oramai già segnato. Ad un quarto d’ora dal termine arrivò il duro colpo: rosso per Favalli, la Lazio rimase in 10. Uscì Signori ed entrò Protti, ma ormai sembrava troppo tardi. Cesare rassegnato posò la camera a terra e mi fece cenno che era giunta l’ora di andare, era il 90’ e di solito, in altre occasioni, eravamo già nella saletta delle interviste. Abbassai lo sguardo rassegnato e mentre ero impegnato a sistemare il groviglio di cavi a terra, con la coda dell’occhio, vidi la palla in cielo. Colpo di testa di Rambaudi al limite dell’area. La gamba di Igor Protti si allungò fino ad impattare il pallone. GOOOOL! Era il 92’ minuto. Il risultato segnava 1-1. In quel preciso istante l’istinto prevalse sulla ragione, non capii più nulla, lasciai la matassa di cavi e feci un primo passo verso Igor. Cesare intuì quello che stava per succedere e tentò di fermarmi. Con una mano provò ad afferrarmi, ma andò a vuoto. In un’istante superai i cartelloni pubblicitari e mi ritrovai sul terreno di gioco felice come un bambino nell’ora di ricreazione. E mentre Protti sfilava festante davanti ai miei occhi, sembrò dirmi “Dai Dome’, il trenino sta per partire sali su in fretta”. Si chinò e ciuf ciuf dietro di lui Nedved, Fish, Rambaudi e poi io, Domenico Valeri, ultimo vagone del trenino biancoceleste con destinazione finale il paradiso. Però l’inferno quello vero si trovava a poche centinaia di metri davanti a me. In Curva Sud i romanisti, freddati dalla zampata di Protti, osservano la scena contrariati. Vedevo il dottor Cenci, dirigente della AS Roma, correre verso di me sbraitando e urlandomi contro parolacce e insulti.

Dalla curva giallorossa arrivò di tutto, caffé borghetti, bottigliette d’acqua, accendini, ma io in quel momento ero immerso in una bolla di gioia senza suoni. Pensai subito a Giorgio Chinaglia e a quel dito puntato verso la Curva Sud. Mi sentii come Paoletto Di Canio, nell’ ’89, quando segnò sempre sotto la Sud. In quel momento mi sentivo un eroe, eroe per un giorno, l’eroe di quella magnifica domenica. Qualcuno giura che feci anche il gesto dell’ombrello, ma io non mi ricordo. Ricordo invece le urla, le parolacce dei raccattapalle, dei dirigenti e dei tifosi avvelenati che piovevano sopra di me, mentre Cesare tentava di difendermi in tutti i modi. In un attimo mi ritrovai nel tunnel esausto, ma soddisfatto; felice di aver azzeccato il vestito giusto, quello di lana, quello che porta bene. Il giorno dopo fui convocato dalla direzione di Raisport ed un dirigente mi consegnò a mano una lettera intestata AS Roma. Aprii la busta e lessi la cronaca esatta di quello che era successo il giorno prima, nella lettera sollecitavano la direzione Rai di prendere provvedimenti disciplinari nei miei confronti per “il gesto folle del tal Domenico Valeri che, al goal di Igor Protti, invadeva il campo per partecipare ai festeggiamenti dei calciatori biancocelesti”, inoltre nella stessa chiedevano di considerare “tal Domenico Valeri come persona sgradita e di non accreditarlo più nelle future partite della AS Roma”. Decisi di rispondere con una lettera, dove chiarii che la mia esultanza era inoffensiva, istintiva, sincera, mossa dalla passione per la squadra del cuore, la mia Lazio, il mio unico grande amore. Conclusi scrivendo: “W lo sport W la vita”. Andai subito a trovare il mio amico aquilotto Roberto Carulli, telecineoperatore di Raisport, gli feci leggere la lettera e divertito si fece delle grandi risate. Poi chiamò Pietro Pasquetti e Andrea Pesciarelli e insieme, dopo pochi minuti, festeggiammo tutti al solito ristorante, dietro Saxa Rubra, una trattoria che con il nome riassumeva tutta la storia che vi ho raccontato. Questa infatti si chiamava: “Il trenino”.

Di Domenico Valeri

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