Uno stralcio della lunga lettera del presidente Lotito ai tifosi, pubblicata nell’edizione odierna de “Il Messaggero”:
«[…] LA STRADA CONCRETA
Per questo l’idea di chiamare tutti i Lazio Club, avviare un percorso di riconoscimento ufficiale e collegarlo all’adesione al codice etico della società è sul tavolo. Non come operazione di immagine. Non come progetto astratto. Ma come possibile strada concreta per ricostruire un rapporto ordinato, trasparente e rispettoso tra la società e il suo popolo.
Una mediazione va trovata. Ma deve essere una mediazione vera, non strumentalizzata. Non può diventare una guerra tra vinti e vincitori, tra la società e la tifoseria, tra la ragione istituzionale e la passione popolare. La Lazio è una sola. E nessuno, se ama davvero questi colori, può avere interesse a spaccarla. La società deve ascoltare di più e meglio. Questo è vero. Ma anche il confronto deve uscire dalla logica del sospetto permanente. Quando ogni gesto viene letto come provocazione, quando ogni scelta viene interpretata come chiusura, quando ogni parola diventa terreno di scontro, alla fine a perdere non è una parte: perde la Lazio.
Mentre una parte del racconto pubblico si ferma alla polemica quotidiana, la Lazio sta costruendo un percorso che guarda più lontano.
La nascita e lo sviluppo di una vera media company biancoceleste non sono operazioni di facciata. Sono strumenti moderni per parlare al mondo, valorizzare il marchio Lazio, dialogare con mercati nuovi e portare la nostra identità oltre i confini tradizionali. I numeri dimostrano che una parte importante del traffico arriva dall’estero. Questo significa che la Lazio non è chiusa dentro una dimensione locale, ma può parlare una lingua globale senza rinunciare alla propria anima storica, popolare e italiana. Questo passaggio è fondamentale anche perché il mondo dei diritti audiovisivi sta vivendo una rivoluzione profonda. Piattaforme, abitudini di consumo, distribuzione dei contenuti, rapporto diretto con le community, internazionalizzazione dei brand sportivi: tutto sta cambiando. Il calcio non può più pensare di vivere soltanto dentro schemi tradizionali. Deve essere vigile, deve capire dove sta andando il mercato, deve proteggere il valore del prodotto e deve pretendere che quel valore venga distribuito con criteri capaci di tutelare l’intero sistema e non soltanto pochi soggetti dominanti.
Anche qui la Lazio non può restare immobile. Deve guardare avanti. Deve difendere il proprio peso, la propria storia, il proprio bacino di passione e la propria capacità di parlare a pubblici nuovi. La partita dei diritti TV e dei contenuti digitali sarà una delle grandi partite del futuro. Chi non se ne accorge oggi rischia di pagare domani un ritardo strategico enorme.
Lo stesso vale per il lavoro commerciale. Gli accordi di sponsorizzazione innovativi, le interlocuzioni internazionali, il dialogo con realtà come il Nasdaq, l’attenzione di grandi operatori globali come Legends non nascono per caso. Nessun grande interlocutore internazionale si siede a un tavolo senza vedere serietà, prospettiva, credibilità e visione. Non sono medaglie da esibire. Sono segnali di un percorso. Sono la dimostrazione che la Lazio può e deve crescere anche fuori dal campo, rafforzando il proprio valore, la propria reputazione e la propria capacità di stare nei mercati globali senza perdere identità […]».