Lazio, Baroni: “Andare via il dolore più intenso della mia carriera. Tornerei a piedi. E su Lotito, Fabiani e il Bodø…”

Ha rotto il silenzio dopo poco più di un anno Marco Baroni, ex tecnico biancoceleste nella stagione 2024-2025, che è tornato a parlare di Lazio in una lunga intervista concessa al Corriere dello Sport. L’allenatore toscano ha ripercorso la propria esperienza sulla panchina capitolina, soffermandosi su diversi temi: dall’addio al rapporto con Lotito e Fabiani, dall’affetto nei confronti della tifoseria fino alla cocente delusione rappresentata dal quarto di finale di Europa League contro il Bodø/Glimt. Non sono mancati riferimenti all’attuale contestazione nei confronti della presidenza e alla possibilità di un eventuale ritorno sulla panchina biancoceleste. Di seguito le sue parole:

SULLA SUA LAZIO – «La Lazio di calciatori forti ne aveva moltissimi e tutto il gruppo mi ha dato disponibilità, partecipazione e voglia di condividere ogni momento. Ne sono fiero e orgoglioso». 

SU PEDRO – «Pedro può fare quello che vuole e lo farà bene perché è un uomo straordinario con tantissime qualità. Il talento calcistico, nonostante fosse un campione che ha vinto di tutto, non era neanche tra le più importanti». 

SUL SUO ADDIO – «Sono andato via dalla Lazio perché la dirigenza non ha mostrato il necessario apprezzamento nei confronti del mio lavoro. Quando sei sopportato lo intuisci, quando hai una data di scadenza addosso lo capisci e io a sentirmi sopportato o a essere uno yogurt sullo scaffale non ambisco. La Lazio è stata la squadra più forte che abbia allenato e andare via da qui il dolore più intenso di tutta la mia carriera». 

SUL RAPPORTO CON LOTITO E FABIANI – «Se c’era un problema di rapporti con Lotito? Le faccio io una domanda: secondo lei è possibile avere un rapporto costruttivo con Lotito? Con lui a volte ti trovi in situazioni in cui è difficile pensare a una causa comune. Con Fabiani, invece, ho intrattenuto una relazione professionale. Ho pensato solo al bene della Lazio. Ho la mia storia, la devo rispettare. La telefonata di Lotito? È stato più un problema per la sua persona che per la mia. Lei è libero di non crederci, ma non mi ha fatto nessun effetto». 

SULLA CONTESTAZIONE DEI TIFOSI – «È una situazione complessa, una problematica di lunga data e un dispiacere per tutto il mondo del calcio italiano. Ma io il pubblico della Lazio allo stadio l’ho visto e, soprattutto, l’ho sentito. E lo posso soltanto ringraziare». 

SU LAZIO-BODØ GLIMT – «Su quella partita posso dire soltanto che non abbiamo avuto neanche un episodio fortunato a favore e quando dico neanche uno, intendo nessuno. Ma il calcio è questo: esistono momenti, deviazioni e colpi di vento che cambiano il corso di una parabola, anche complessiva. Dopo si può discutere di tutto: di Castellanos, di Noslin, del gol degli avversari, dell’infortunio di Nuno Tavares, di quello che volete, ma la verità è che facemmo una gara epica. Una partita stupenda. E abbiamo avuto molta sfortuna. Un rigore avrebbe cambiato tutto, a partire dalla lettura a posteriori, e ci avrebbe portato a una semifinale storica. Peccato. Se quei rigori hanno cambiato i giudizi e orientato i destini? È probabile. Con il presidente non c’è stata neanche occasione di salutarsi stringendosi la mano. Dopo Lazio-Lecce c’era molta delusione e una strana atmosfera. È successo tutto subito, tutto di fretta, tutto di corsa. Il Bodø? Parliamo di una squadra che in casa ha battuto Inter e Manchester City e vanta il 75% di vittorie. Campo stretto, rimbalzo irregolare del pallone, condizioni atmosferiche estreme. Noi, prima della gara di andata, rimanemmo chiusi in albergo due giorni a causa delle bufere di neve. Il Bodø è un’anomalia. Interessantissima. Ho scritto una mail al club per andarli a trovare e vedere come lavorano. Aggiornarmi mi piace, scoprire ciò che non conosco ancora di più».  

SUL RAPPORTO CON I TIFOSI – «Il coro dell’Olimpico durante Lazio-Torino? Quel giorno, se avessi perso, sarei stato esonerato. Certe cose le senti. Invece la partita si mette bene e a un certo punto, eravamo più o meno al ventesimo del secondo tempo, mi sono reso conto di essermi commosso. Non ho mai avuto un riconoscimento così nella mia storia calcistica. Ascoltare un intero stadio che ti applaude è qualcosa che porterò per sempre con me. Quello laziale è un grande popolo che con la squadra ha un rapporto viscerale, ancestrale, quasi uterino. È una simbiosi che percepisci subito e che è molto difficile trovare altrove. La passione dei tifosi non è esteriore, ma viene dal profondo. Viene da dentro».

SULLA POSSIBILITÀ DI UN EVENTUALE RITORNO – «Tornerei alla Lazio a piedi. Non lo scriva però, tanto è impossibile. Se covo rimpianti? L’unico rimpianto utile è quello che ti serve a non comportarti come non vorresti, a incarnare ciò a cui non vorresti somigliare».

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