“Amici, tifosi laziali… prestatemi orecchio”: Pino Insegno reinterpreta la celebre orazione di Marco Antonio

Una reinterpretazione in chiave biancoceleste della celebre orazione pronunciata da Marco Antonio nella tragedia Giulio Cesare di William Shakespeare. È quanto ha proposto il famoso attore, doppiatore, comico e conduttore Pino Insegno, noto tifoso laziale, sulle pagine del Corriere dello Sport. Nel celebre monologo funebre pronunciato in occasione dell’omicidio di Giulio Cesare, Marco Antonio si rivolgeva alla folla romana, sfruttando le proprie capacità oratorie per esaltare l’ormai defunto dittatore romano e, al tempo stesso, mettere in cattiva luce Bruto e gli altri cesaricidi. Appare evidente il parallelismo tra i congiurati e il presidente Lotito e tra l’uccisione di Cesare e quella, in senso metaforico, della Lazio. Di seguito la lettera integrale:

«Amici, tifosi, laziali… prestatemi orecchio. 
Io vengo a seppellire la Lazio, non a lodarla. 
Il male che fanno gli uomini sopravvive loro; il bene spesso viene sepolto con le loro bandiere. Il nobile Lotito vi ha detto che tutto va bene e Lotito è uomo d’onore, se così fosse, sarebbe colpa grave, e gravemente la Lazio ne porta il peso. 
Qui, col permesso di Lotito e degli altri cortigiani di Formello, poiché Lotito e tutti gli altri sono uomini d’onore, ma vengo a parlare del vostro dolore. 
La Lazio era amata: fedele, orgogliosa, immortale. 
E Lotito dice che i conti sono in ordine. 
Se fosse solo questo il calcio, allora anche gli usurai sarebbero campioni. 
Quando il popolo chiedeva sogni, arrivavano comunicati. 
Quando chiedeva campioni, arrivavano plusvalenze. 
Quando chiedeva gloria, arrivavano silenzi. 
Eppure Lotito è uomo d’onore. 
Avete visto il vostro stadio svuotarsi d’anima. 
Avete visto bandiere trattate come fastidi. 
Avete visto allenatori lasciati soli, giocatori partire, ambizioni diventare prudenza.
Era questa la grande Lazio promessa? 
Eppure non parlo per smentire Lotito. 
Io parlo soltanto di ciò che voi sapete. 
Voi una volta amavate questa squadra senza misura. 
Perché oggi vi guardate allo specchio con rassegnazione? 
Oh giudizio! Sei fuggito negli uffici dei bilanci, e gli uomini hanno perduto il cuore. 
Abbiate pazienza con me. 
Il mio cuore è là, in Curva, insieme all’aquila ferita… e devo fermarmi finché non ritorni
».

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Guido De Angelis

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