«La mia posizione la conoscete bene. Siccome so che dall’altra parte c’è qualcuno che aspetta una mia parola sbagliata per abusare del proprio potere, preferisco non parlare di ciò che è stato detto, perché non voglio prestare il fianco a chi non aspetta altro che un errore per sferrare un contrattacco. Ciò che voglio fare, invece, è rivolgermi alla politica e alle istituzioni: è arrivato il momento di intervenire. La situazione sta sfuggendo di mano e non è possibile andare avanti così. È una situazione seria e non bisogna permettere che diventi pericolosa. Non si possono rilasciare certe dichiarazioni nei confronti di tifosi, giocatori e allenatore. Quelle parole non possono essere pronunciate e, proprio per questo, risultano pericolose. Invito la politica e le istituzioni a fare qualcosa e a uscire allo scoperto. Lo ha fatto il Corriere dello Sport, ma non Il Messaggero, che continua ancora a parlare del 4-3-3 di Lazio-Pisa. Il palazzo sta andando in fiamme, si sta autodistruggendo e c’è chi, intanto, resta in giardino a potare la siepe. Qualcuno intervenga prima che sia troppo tardi. Non si tiri troppo la corda, perché poi la corda si spezza: bisogna intervenire». Queste le parole di Stefano Mattei nel corso della mattinata nella trasmissione “Quelli che…”, in onda sui canali 98.100 di RadioseiLazio.
L’opinionista ha poi proseguito: «Volete sapere perché Lotito, nelle dichiarazioni di ieri, a differenza delle precedenti, si è espresso con la consueta arroganza e irriverenza? Perché quella pagina del Corriere dello Sport ha dato fastidio. È lì che si è scatenato e ha perso il controllo. Questo non è più soltanto un problema sportivo: sta diventando un problema sociale. Come ho già detto più volte, se una situazione del genere fosse capitata alla Roma, sarebbe stata affrontata e risolta già da anni. Allenatore? Di fronte a uno scenario del genere, se fossi un tecnico, non verrei mai alla Lazio. Soprattutto perché c’è un presidente che, quando arrivi, ti riempie di complimenti e poi, dopo pochi giorni, ti molla. È quanto accaduto con Tudor, Baroni e Sarri. L’allenatore, alla Lazio, non è mai stato il problema e mai lo sarà».
Infine: «Le prospettive sono preoccupanti. I giocatori più forti, e con gli ingaggi più elevati, verranno ceduti per fare cassa, mentre arriveranno calciatori sconosciuti o svincolati. Di conseguenza, il ridimensionamento economico produrrà un ulteriore ridimensionamento tecnico, che qualcuno proverà a giustificare parlando di “anno zero” o “anno uno”. Ricordo che il 5 agosto 2025 Fabiani disse che, in caso di fallimento, si sarebbe dimesso. Bene, sto ancora aspettando la sua lettera di dimissioni. Infine, vi anticipo già che, in questi ultimi giorni di maggio, il tema principale sarà uno soltanto: le mensilità arretrate».