Lazio, Lotito: “Tifosi seguono interessi passionali. Sarri? Nella vita tutti sono utili e nessuno indispensabile”

La stagione biancoceleste è ormai conclusa. Per il secondo anno consecutivo la Lazio è fuori dalle competizioni europee, chiudendo il campionato tra il nono e il decimo posto (dopo la partita con il Pisa arriverà il verdetto finale). Al termine della finale degli Internazionali di Tennis, il presidente biancoceleste Claudio Lotito è intervenuto ai microfoni di SportMediaset. Di seguito le sue parole:

“Sicuramente per un presidente non avere la presenza dei propri tifosi non è una cosa positiva, ma nel momento in cui ci sono delle posizioni strumentali, uno fa di necessità virtù. In qualche modo bisogna cogliere gli aspetti positivi rispetto a quelli negativi. Qualcuno lo dimentica o lo dà per scontato, ma quando presi la società c’era una situazione drammatica, era fallita. Oggi invece l’abbiamo riportata in una condizione di massima tranquillità e soprattutto stiamo lavorando sulla prospettiva di renderla immortale attraverso la realizzazione dello stadio. Questo significa rendere la Lazio autonoma da qualunque persona, anche da me, per renderla competitiva. Purtroppo i tifosi seguono interessi passionali legati al momento, non hanno la capacità di aspettare e talvolta vogliono percorrere i tempi quando non ci sono le condizioni. Dal 30 novembre 2027 la Lazio acquisterà una forza economica importante perché avrà cessato di pagare tutti i debiti. Il calcio non è solo un problema di investimento, ma anche di idee e squadra. E tutti devono lavorare dalla stessa parte: lo staff tecnico, la società, i giocatori e anche i tifosi. Quando si crea uno scollamento diventa più complicato raggiungere gli obiettivi. Quando abbiamo scelto di prendere Sarri l’abbiamo ingaggiato con un contratto triennale, e quindi ha ancora due anni, con l’idea che saremmo ripartiti da una squadra con una logica di ringiovanimento. Poi ho imparato che nella vita sono tutti utili e nessuno indispensabile, soprattutto i giocatori perché ce ne sono tanti nel mondo, se si vuole avere una società solida. Io sono ventidue anni che ancora resisto, nonostante le cose che qualcuno crea strumentalmente. Sono convinto che alla lunga il lavoro e la voglia di rendere la società forte, autonoma e indipendente pagherà. Ed è fondamentale perché oggi molte squadre dipendono dagli investitori. Alla Lazio questo problema non c’è. Ora siamo ottavi o quello che sia, credo ci siano le condizioni per ripartire con la logica di patrimonializzazione, anche perché sotto la presidenza abbiamo vinto sei trofei. Nel momento in cui si farà lo stadio, e abbiamo presentato tutta la documentazione per farlo, cambierà il DNA di questa società dal punto di vista dell’organizzazione, delle risorse e delle prospettive future. Poi abbiamo dimostrato di essere sempre abbastanza competitivi, visto che siamo sempre andati in Europa. Ora non ci siamo qualificati per il secondo anno di fila, ma quest’anno siamo arrivati in finale di Coppa Italia. L’avessimo vinta saremmo tornati in Europa. Il calcio sapete com’è, una traversa, un palo… E poi questa per la Lazio è stata una stagione assurda, in ventidue anni non ho mai visto niente di simile, con una miriade di infortuni di varia natura e mille episodi che hanno condizionato in modo significativo i risultati. Spero di aver messo alle spalle quest’annata e di ripartire con entusiasmo e con la volontà di poter fare molto meglio“.

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