«Ieri mattina ci eravamo soffermati sulla necessità di avere la massima attenzione a inizio gara, perché un gol subito nei primi minuti sarebbe stato letale. E invece è andata proprio così: la Lazio si è fatta due gol da sola e quindi altro che partita perfetta. È stata la partita più imperfetta possibile. La cosa più triste è che nessuno, dopo l’autogol di Marušić, credeva davvero in una possibile rimonta, consapevole del fatto che la Lazio non avesse le armi, né individuali né tattiche, per riprendere una gara di quel tipo». Queste le parole di Giulio Cardone nel corso della mattinata nella trasmissione “Quelli che…”, in onda sui canali 98.100 di RadioseiLazio.
L’opinionista ha poi proseguito: «I rimpianti sono due. Il primo riguarda la semifinale di ritorno tra Inter e Como, vinta in rimonta dai nerazzurri: un’eventuale finale contro i lariani sarebbe stata diversa. Il secondo è rappresentato dalle condizioni in cui si sono presentati all’appuntamento alcuni calciatori della Lazio, tra cui Zaccagni, Marušić, Cataldi e Rovella: tutti giocatori non al 100%. La Lazio non è riuscita ad affrontare l’Inter con le armi migliori e molti dei calciatori a disposizione non erano nelle condizioni ideali per giocare una partita del genere. Con tutti gli elementi al top sarebbe stata sicuramente un’altra gara e anche il piano partita di Sarri sarebbe stato differente. Tuttavia, se una squadra si presenta a un appuntamento del genere in queste condizioni, non può essere soltanto sfortuna: evidentemente qualche errore nella gestione è stato commesso. A Bergamo, ad esempio, i giocatori stavano meglio e la squadra ha disputato una partita diversa, riuscendo a conquistare la vittoria. Ieri, invece, c’erano poche speranze: leggendo le formazioni iniziali, era chiaro che la Lazio avesse poche chance di portare a casa il trofeo. Non ci si può presentare a una finale con un centrocampo formato da Patric regista e Bašić, che fino a qualche mese fa era addirittura fuori lista».
Infine: «Gli incontri con gli imprenditori americani? L’obiettivo è cercare di coinvolgere investitori statunitensi per aumentare i ricavi della Lazio. Tuttavia, al momento, non si è ancora concretizzato nulla. Se il mercato della Lazio dovesse avere un’accelerata – abbattendo il muro dei 20 milioni e passando da un ridimensionamento a un rafforzamento grazie a nuovi sponsor e sinergie con gli Stati Uniti – lo vedremo più avanti. Per ora si tratta soltanto di intenzioni. Poi, se riusciranno davvero a concretizzarsi, non lo so. Io resto scettico, così come lo sono sul Flaminio».