Lazio-Inter 0-2, recidivi Marusic e Tavares. Centrocampo inesistente, salvo solo Lazzari

Al termine della finale di coppa Italia tra Lazio e Inter il nostro direttore Guido De Angelis ha stilato le pagelle del match per Lazialità. Eccole di seguito.

MOTTA 5,5 – Non ha colpe sui due gol, non riesce a togliere a Lautaro il pallone facile facile del raddoppio già alla mezz’ora. Sbaglia un rinvio che manda in porta il rivale, solo nel primo tempo ne ha spediti altri due in fallo laterale. Insufficienza, ma non grave: non ha inciso sul risultato.

MARUSIC 4 – Una sciagura, a questi livelli difendere è un problema. Non accorcia sul colpo di testa di Lautaro, poi commette l’autogol che fa saltare il piano gara di Sarri. Non contento, nella ripresa si perde Dimarco sull’ennesimo cross scodellato dalla destra: se lo guarda, come già accaduto in occasione dello 0-2 del dicembre 2024 che dopo la ripresa sarebbe diventato 0-6. È stato rinnovato per altre due stagioni con opzione fino al 2029.

GILA 5 – Si vede che è costretto a stringere i denti: non è al meglio, i movimenti sono meno fluidi del solito e uscire in maniera pulita senza regalare subito il pallone all’avversario è un rebus nei primi 45’. D’astuzia Lautaro lo indispettisce e quando lo anticipa in arretramento poi allarga la sfera su Dumfries e crea grossi grattacapi alla nostra difesa, che da un mese ha smesso di proteggere l’area con l’intensità di prima.

ROMAGNOLI 5 – Thuram è in palla e l’ex capitano del Milan fa fatica a contenerlo. Sempre il più lucido della linea, non perde mai la testa e cerca di sopperire alle lacune evidenti di due terzini in serata negativa. Non demerita neanche, ma quando l’Inter trova l’uomo tra le linee con facilità è evidente che la mediana abbia aiutato pochissimo la difesa. Non ci sarà nel derby.

TAVARES 4 – In fotocopia l’errore del derby, per giunta sul risultato di 0-1. Regala all’Inter il raddoppio e chiude di fatto la partita. Ricordo una sola sgroppata, all’indietro. In queste serata serve essere perfetti, il portoghese è recidivo e si fa sfilare da Dumfries un pallone da pivello, spianandogli la strada. Deja-vu scioccante.

TAYLOR 5,5 – Va a vuoto nella prima mezz’ora, facendo la trottola con la testa che gli girava. Entra in partita e gestisce discretamente la sfera, lottando su ogni pallone e cercando di trasmettere fiducia ai compagni. Nulla di trascendentale, il suo destro dalla distanza si spegne alto sopra la traversa. Sembra un discreto giocatore, non un top di centrocampo. Ma tutto sommato se l’è cavata col mestiere.

PATRIC 5 – Al ragazzo, adattato in regia, va fatto un monumento. È però normale che possa giocare partite da metronomo lineare contro squadre del nostro livello (medio-basso). Quando deve fronteggiare una mediana dotata di strapotere fisico e tecnico, sparisce. L’Inter, poi, aggredisce con forza, e giocare il pallone diventa complesso. Resta negli spogliatoi al break per un indurimento al polpaccio

ROVELLA 5,5 – Qualcosa in più di Patric, ma non aveva più di un tempo di gioco ed era normale tenerselo come arma dalla panchina per gli eventuali supplementari. Va solo in orizzontale, e spesso in maniera disordinata. Si allena coi compagni da una decina di giorni e avrebbe concluso anzitempo la stagione dopo l’operazione, ma ha voluto spingere per rientrare in extremis. Apprezzabile, ma non fa un’ottima figura: è in netto ritardo di condizione. Come ho scritto sabato, essere arrivati senza playmaker (dovendo rinunciare a Cataldi) agli appuntamenti più importanti dell’anno è stata l’ennesima nota stonata di un’annata maledetta.

BASIC 5 – È Toma Basic, quello che conoscevamo. Può giocare senza infamia e senza lode, ma non è un ragazzo da finale quando in palio ci sono i trofei. Non ha colpe chiaramente, la colpa è tutta di chi non ha mai sostituito Guendouzi. Scolastico, non gli riescono neppure i passaggi ad un metro. Quando l’Inter avvolge, va in tilt e si limita a tenere la posizione.

ISAKSEN 5,5 – Primo tempo difficilissimo, quando il livello si alza questo ragazzo fa fatica. Comunque, l’unico tiro del primo tempo è suo, e anche nella ripresa la sua incursione in area dà il là alla chance di Noslin. Bastoni gli dà una manata in faccia, ma l’arbitro resta silente. Con le buone o con le cattive, lo contengono senza patemi. Esce per Cancellieri a metà ripresa.

NOSLIN 5 – Ha provato a tenere qualche pallone e a lottare tra gli arcigni centrali nerazzurri. Le finali si giocano sugli episodi, e lui cestina malamente un’occasione enorme e una potenziale occasione nella ripresa. Prima spedisce a lato col destro in area piccola dopo un tentativo di incursione di Isaksen, poi gestisce malamente (eufemismo) un contropiede: due contro due, avrebbe avuto tutto il campo e il tempo per avanzare e servire Isaksen a tu per tu col portiere avversario, ma invece di aspettare e poi servirlo in profondità, gli consegna un pallone improponibile, costringendolo a decentrarsi. Fa quel che può da ala sinistra, ma la realtà è che un ruolo definito non ce l’ha e non eccelle in nulla.

ZACCAGNI 5 – Se l’obiettivo del gioco fosse cercare di conquistare i calci di punizione, avrebbe sempre la sufficienza. Il punto è che si guadagna i primi due della partita, per poi venire annullato del tutto da Bisseck. Non uno spunto personale, non un’iniziativa pericolosa. Alla sua peggior stagione in carriera, non ci ha mai dato qualcosa in più. E avendo la fascia al braccio, è un’aggravante. Esce zoppicando.

LAZZARI 6 – Un buon ingresso. Pronti, via, se ne va a Dimarco e imbecca Cancellieri per vie centrali, ma l’ex Parma prova un cross sballato. Poco dopo pesca Dia in profondità con un gran pallone. Scatta e gestisce anche meglio del solito il pallone, pur in un finale di gara che non sembrava aver troppo da dire.

DIA 5 – Entra in campo e ha subito un’occasione clamorosa davanti a Martinez, ma riesce a divorarsela. Non è mai scattata la scintilla, avrebbe potuto rendere interessante il finale di gara. Quest’anno abbiamo visto il lontano parente del calciatore che ricordavamo.

CANCELLIERI 5 – Come al solito Isaksen non convince, come al solito Cancellieri riesce nell’impresa di fare pure peggio. Tecnicamente ha un bagaglio davvero limitato, gli si vedono commettere sbavature anche eclatanti. Fuori misura i traversoni dalla sinistra, ci fa perdere l’inerzia e regala rimesse dal fondo all’Inter. La fotografia è il mancino al volo spedito in curva da buona posizione.

PEDRO NG – Duecentosette con la Lazio, nel finale fa passare la squadra al 4-2-3-1 ed è abbastanza pimpante, pur avendo accusato un piccolo affaticamento negli ultimi giorni. Non ha occasioni per incidere.

SARRI 6 – Prepara la partita per abbassare il baricentro nella prima frazione e colpire l’Inter dal 60′ in poi, quando ha studiato che gli uomini di Chivu calano e concedono. Purtroppo il piano gara è distrutto da due disastri di Marusic e Tavares. Essendo il divario tra le competitor già di per sé abissale, di fronte a errori così marchiani dei singoli può fare davvero poco.

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Pensieri e parole di
Guido De Angelis

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