Al termine di Lazio-Inter 0-3 arrivano, come di consueto, le pagelle del nostro direttore, Guido De Angelis.
MOTTA 5,5 – Non ha enormi colpe sui gol incassati. Resta in porta sul tap-in al volo di Lautaro, il tiro da biliardo di Susic non era troppo angolato, su Mkhitaryan non gli riesce l’uscita prodigiosa. Non è certamente colpa sua se è arrivato a questi livelli così presto, ma è chiaro che quando si gioca contro dei mostri sacri del nostro calcio dotati di killer-instinct, si faccia presto a sfigurare. La sola speranza è che mercoledì possa fare la partita della vita…
MARUSIC 4 – Il piano partita sarebbe di fargli mettere minuti nelle gambe per poi farlo uscire e preservarlo per la coppa Italia. Pronti, via, è recidivo su Lautaro, addormentandosi in marcatura e spianando la strada al vantaggio interista. Carlos Augusto (che non è Dimarco) se lo mangia sistematicamente. Non contento, rimane inchiodato a terra e sbaglia i tempi dell’uscita sul tris di Mkhitaryan. E pensate che dovrebbe essere un senatore…
ROMAGNOLI 4 – Da uno con la sua esperienza non mi aspetto una macchia tanto eclatante. Rovina tutto con un fallo senza senso su Bonny, che lo terrà fuori nel derby, l’unica partita rimasta della nostra stagione. Eravamo sotto 0-2, dominati dall’Inter, e un intervento del genere non era richiesto. Un vero peccato, lo perderemo contro Malen e compagni.
GILA 5,5 – Rientra dopo aver saltato sei impegni sugli ultimi dieci in campionato. La forma non è la migliore e non è troppo reattivo sul vantaggio ospite. Morbido in alcune letture, si concede le solite uscite col pallone tra i piedi che ci fanno tremare, lasciando scoperta la posizione. Esce al 55’ per non rischiare in vista dell’ultimo atto di coppa.
PELLEGRINI 4 – Anche lui non commette sbavature marchiane, ma è troppo nervoso e non riesce a rimanere lucido negli episodi chiave del match. Concitato, sarebbe in vantaggio su Bisseck, che si allunga il pallone, ma l’ex Cagliari impiega una vita ad andare giù e finisce per entrare fuori tempo, spendendo il giallo. Propositivo nella ripresa, la troppa voglia di fare e qualche limite tecnico gli impediscono di rendersi concretamente pericoloso nelle proiezioni offensive.
BASIC 5 – Impalpabile in mezzo al campo, si limita al palleggio sterile in fase di costruzione ed è praticamente nullo in quella di filtro. Va al tiro due volte, sono due stracci che finiscono larghissimi. Bravo ragazzo, ordinato e pulito, mai una parola fuori posto né un fallo cattivo. In queste gare, però, per sopperire al gap tecnico evidente chiederemmo almeno un po’ di carattere e grinta. Questi sconosciuti. Mercoledì sarà titolare e giocherà una delle ultime partite con la nostra maglia, la speranza è che possa essere tra le migliori.
ROVELLA 5,5 – Voglio sperare che abbia pesato tanto la condizione fisica precaria, perché il regista di questa sera non spicca in nulla ed è costretto ad arrancare. Spesso fuori tempo, verticalizza poco e male. Disordinato, non sembra in palla. Probabilmente, in assenza di Cataldi, riproverà nella finalissima. È un vero peccato dover giocare partite del genere con un ragazzo che è rimasto in infermeria per tutto l’anno e non può essere al meglio.
DELE-BASHIRU 4 – Un pianto. Vaga a vuoto per il campo, dando l’impressione di un calciatore tatticamente spaesato e quasi improvvisato. Fino al 75’ era stato un fantasma, al 76’ combina pure il pasticcio in uscita che regala la sfera all’Inter e dà il là al tris di Mkhitaryan. Poco prima aveva mandato Bisseck in porta, togliendo il piede su un contrasto al limite dell’area. In fase offensiva? Pedro lo mette in porta, ma il nigeriano parte con cinque o sei secondi di ritardo e si fa anticipare. Potrebbe far valere almeno la fisicità, invece viene sistematicamente accomodato all’uscita dai difendenti nerazzurri.
NOSLIN 6,5 – Sgomita tanto, ma contro questi avversari serve avere una tecnica di base perlomeno discreta, e non è il suo caso: i primi sei palloni della sua partita sono altrettanti stop sbagliati, col pallone allungato di due metri. Inaccettabile a questi livelli. Col passare dei minuti calcia una punizione, ruba qualche pallone ad Acerbi, comincia a strappare. Nella ripresa sale di tono e – quando l’Inter stacca la spina – avrebbe una ghiotta chance a tu per tu col Martinez, ma si fa incredibilmente murare. Pur non essendo un centravanti, Dia e Maldini hanno fatto peggio di lui. Credo che sarà il titolare del 13 maggio.
CANCELLIERI 4,5 – È qui da un anno, eppure di sue prestazioni così sembra di averne viste a centinaia. Tocca pochissimi palloni, non arretra a dare una mano in uscita, non fa un movimento in profondità: non fa nulla. Tra stop sbagliati e ingenuità in serie, la ciliegina è rappresentata da un tentativo di retropassaggio (senza avversari) che viene ciccato e regala la sfera all’Inter. Lo abbiamo spronato augurandoci un exploit ad ogni presenza con la nostra maglia, ma mi auguro che sia stata la sua ultima presenza stagionale: con tutto il rispetto, per finale di coppa e derby serve altro. Certo, non abbiamo granché.
PEDRO 6 – Questo immenso campione a quasi 39 anni non vuole più giocare sulle corsie e prova sempre ad accentrarsi: prima serve Dele-Bashiru, poi calcia al volo su assist di Rovella. Purtroppo non gli si può chiedere di ripiegare in difesa, non può più farlo con la facilità di una volta. Ma quando esce tra i fischi assordanti degli interisti (a cui ha tolto l’ultimo scudetto), abbiamo l’ennesimo segnale di come Pedrito sia l’unico calciatore della nostra rosa a mettere una certa paura agli avversari. Una volta qualcuno ne avevamo…
I cambi
PATRIC 6 – Non eccelso sul terzo gol nerazzurro, ma col rosso a Romagnoli usa la testa, arretra in difesa e la guida con estrema calma nella più totale emergenza. Intelligente ed esperto, dove lo metti fa una discreta figura. Chissà se mercoledì dovrà giocare in difesa, a centrocampo o in attacco.
PROVSTGAARD 5,5 – L’unico gol che subiamo quando l’ex Vejle entra in campo arriva proprio dalle sue parti. L’idea che possa condurre la linea è remota, il ragazzo è giovane e va aiutato. Certo è che il campionato è finito e se pensiamo che al posto di Romagnoli sarà il più giovane della retroguardia a dover marcare Malen, qualche brivido sulla schiena lo sentiamo. Forza, ragazzo!
LAZZARI 5,5 – Dalle sue parti c’è il giovane Mosconi al debutto in Serie A, l’ex Spal gli strappa subito i primi palloni per poi tentare di involarsi e puntualmente sbagliare l’ultimo cross. Non una novità. Ci mette comunque tutto l’ardore che ha, e in un pomeriggio così piatto per i compagni, è una notizia. Chiude senza patemi d’animo in fase difensiva, ma senza creare nulla in avanti.
ISAKSEN 5 – Ovviamente meglio di Cancellieri, perlomeno è un calciatore che riesce sempre a creare qualche occasione. Peccato che poi le cestini praticamente tutte. Pronti, via, avrebbe la chance per il 2-1 in inferiorità numerica, ma Carlos Augusto gli nega la gioia personale sulla linea. Troppo morbido qualche minuto dopo il suo destro a tu per tu con Martinez. Infine, il suo mancino al volo (più ginocchio?) si spegne a lato da posizione ravvicinata. Non so come, ma tra quattro giorni serve che persino il danese diventi spietato in zona gol. Utopia? Forse.
DIA 5,5 – Nel buio totale, perde qualche pallone di troppo, ma ne conquista anche due o tre che ci fanno salire con l’uomo in meno. Sembra intendersi discretamente bene con Noslin, a cui serve il pallone per accorciare le distanze. Senza esito. Che la soluzione per la finale sia schierare da centravanti lui che è il nostro unico vero centravanti (rispetto a Maldini e Noslin)? Non saprei. Stasera, con tutti i suoi limiti, ha provato a darci una mano. In quest’annata la sua involuzione ci ha disabituati a qualsiasi giocata degna di nota, quindi è probabilmente semplice vedergli fare qualche piccolo passo in avanti. La speranza è la redenzione, la settimana è quella giusta.
L’allenatore
SARRI 6 – Il divario è abissale, oggi i giocatori non gli rispondono e scendono in campo senza ritmo, senza intensità, senza voglia. Motta, Pellegrini, Romagnoli, Gila, Marusic, Dele-Bashiru, Rovella, Basic, Cancellieri: a livello individuale il migliore è ampiamente sotto la sufficienza, e quando è così è difficile fare punti. L’Inter ci ha messo enorme timore con le riserve, l’unico augurio è che non si trasformi in paura o terrore. Perché mercoledì entrano i Dimarco, Akanji, Dumfries, Zielinski e compagnia cantante. Per fortuna, anche il popolo laziale.