Al termine di Lazio-Udinese 3-3 arrivano, come di consueto, le pagelle del nostro direttore, Guido De Angelis.
MOTTA 6 – Entra tra gli applausi dei presenti e compie una buona parata in uscita su Piotrowski e un’ottima parata nel finale su Zaniolo, ma anche l’errore della respinta corta e centrale che apparecchia il 2-2 ad Atta. Alterna buone cose a sbavature.
LAZZARI 5 – Fa buone cose in avanti, ma in difesa è confusionario e nel finale Bayo gli salta in testa dando il là al gol del pareggio. La fotocopia esatta del gol di Gosens a Firenze. I limiti di statura sono strutturali, ma non si aiuta neanche con un pizzico di malizia. E in zona gol è sempre troppo approssimativo e timido.
ROMAGNOLI 6 – Non la miglior serata in carriera, ma non ha enormi colpe sulle reti incassate. Nel finale va vicino ad un altro gol, ma il palo gli nega una gioia che per fortuna cambia proprietario: il tap-in di Maldini vale il 3-3.
PROVSTGAARD 5 – La serata dell’Olimpico mette in evidenza tutti i suoi limiti di posizionamento, reattività e interpretazione. Giovanissimo, può solo crescere, ma non è tutto oro quello che luccica. Poco coraggioso nei contrasti, arriva spesso fuori tempo e preferisce scappare all’indietro. Zaniolo lo ha messo parecchio in difficoltà.
PELLEGRINI 7 – Primo tempo abulico, ed è anche normale: non giocava un minuto da due mesi. Nella ripresa spende il solito giallo ingenuo e Sarri lo toglie per evitare l’espulsione. Ma quello del pareggio è un grandissimo gol (frutto di un’ottima coordinazione) che ci dà uno scossone e cambia l’inerzia della partita. Due gol in Italia su due all’Udinese, gli porta decisamente bene.
TAYLOR 5,5 – Dopo 17 partite consecutive, probabilmente avrebbe dovuto rifiatare. Invece gioca i primi 45’ per poi essere sostituito. Nessuna iniziativa degna di nota in avanti, anzi dovrebbe accorciare meglio (e prima) su Zaniolo e poi su Ehizibue. Passo indietro fisiologico.
PATRIC 6 – Cataldi non sta bene e lo spagnolo deve ancora una volta giocare da regista. L’avversario di serata ha però grande fisicità ed è normale che lo infastidisca nei duelli. Non sempre pulito, ma comunque sta entrando nei tempi del ruolo. E si sta sacrificando con discreti risultati.
BASIC 6 – Soffre tremendamente il giro palla tra le linee dell’Udinese in un primo tempo tremendo. Nella ripresa prende le misure ai rivali e ha il merito di apparecchiare la sfera per il 2-1 di Pedro. Senza infamia e senza lode.
CANCELLIERI 6 – Poco ispirato, si becca il giallo che gli farà saltare Cremona per un tackle da dietro su Atta. Aveva cestinato col mancino una discesa di Noslin sulla corsia mancina. In area avversaria è veramente da rivedere. In compenso, nel secondo tempo un suo ripiegamento in area piccola salva un gol: Piotrowski stava calciando col piatto, l’ex Parma rientra e gli soffia la sfera dai piedi.
DIA 5,5 – Inizia anche bene, smistando palloni e facendo salire Lazzari. Ma dura una dozzina di minuti, per poi perdersi tra le maglie bianconere. Due sponde per lanciare Noslin e qualche spunto da calciatore vivo, ma è troppo poco per chi di mestiere fa il centravanti e non va a segno da fine agosto…
NOSLIN 6 – In un primo tempo brutto e noioso è sua l’accelerazione con annesso assist che manderebbe in porta Cancellieri. Ma la sensazione è che a sinistra faccia davvero tanta fatica: all’intervallo si sposta al centro dell’attacco e – pur perdendo più di qualche pallone – dà comunque la sensazione di sentirsi a suo agio. Reduce da 90’ col Napoli e 120’ a Bergamo, esce stremato.
I cambi
TAVARES NG
PEDRO 7 – Come mercoledì sera con l’Atalanta non ha subito un grande impatto, perdendo qualche pallone di troppo. Ma il piede è quello di sempre, e il destro a giro che batte Okoye avrebbe meritato i tre punti. Alla fine si rende protagonista anche di una sorta di assist per il gol del definitivo pareggio. Campione eterno.
MALDINI 6,5 – Il solito atteggiamento flemmatico, non sa cosa sia battagliare sul rettangolo verde. Ha il merito, però, di buttare dentro il gol del 3-3 da pochi passi. Ci ha evitato una sconfitta che sarebbe stata immeritata.
ISAKSEN 6,5 – Entra alla grande in campo, bruciando Solet in velocità e trovando un miracolo di Okoye. Non contento, scodella al centro il cross da cui nasce il 3-3. Segnali di risveglio.
DELE-BASHIRU 4 – Sarri lo getta nella mischia al break e il nigeriano lo ripaga camminando in campo, con atteggiamento quasi svogliato. In fase di non possesso è un disastro e continua a mancargli il fiuto del pericolo. A tu per tu con un portiere rivale già battuto, riesce a divorarsi un gol che avrebbe chiuso (sul 3-1) la gara. Sul ribaltamento di fronte, gli ospiti segnano il 2-2. Ha letteralmente due punti sulla coscienza.
SARRI 7 – Con la solita infermeria piena, la stanchezza del post-coppa Italia e tanti calciatori a mezzo servizio, conferma di aver plasmato una squadra dal grande carattere. Disputiamo un buon secondo tempo, pagando inevitabilmente un gap di fisicità e centimetri con l’avversario, ma soprattutto il mancato cinismo di Isaksen e Dele-Bashiru. Con interpreti più freddi davanti alla porta, avremmo preso l’Europa dal campionato anche in una stagione tanto travagliata. Continua a ricevere indicazioni positive dai cambi, continuiamo a segnare più di chiunque altro nei finali di gara. In fondo è il messaggio dell’annata: la Lazio non muore.