“Igor, l’eroe romantico del calcio” proiettato oggi a Roma. Protti: “Il calcio è comunità. Ai ragazzi dico di inseguire ciò che li rende felici”

Il racconto di un campione. Un viaggio iniziato nella sua Rimini e terminato con il calore di Livorno. Passando per grandissime piazze come Messina, Bari e la nostra Lazio. Igor Protti si racconta, e viene raccontato, con uno splendido docufilm. “Igor, l’eroe romantico del calcio”, diretto da Luca Dal Canto e con la sceneggiatura di Luca Dal Canto, Alberto Battocchi e Anita Galvano ci parla di un calcio romantico percorrendo la carriere di Protti, un eroe probabilmente non esaltato come avrebbe meritato. In data odierna, al “Nuovo Cinema Aquila” la proiezione a Roma (la terza), dopo quelle in molte altre regioni d’Italia come Puglia, Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Sardegna e le prossime in Campania e in Sicilia.

Prima della proiezione, spazio alle parole del regista Luca Del Canto: “Avevamo l’idea di realizzare un documentario su un’icona degli anni 90, di un calcio romantico che non esiste più. Per noi Protti è un mito, essendo tifosi del Livorno. Noi volevamo raccontare l’uomo Igor, e non solo il calciatore. Abbiamo indagato nella sua infanzia. Abbiamo capito che tutti i suoi aspetti del carattere derivano dalla sua famiglia. Dietro al campione c’è una umanità immensa. Ci affascinava la figura di Igor. Lo abbiamo contattato ed è stato entusiasta e disponibilissimo. Visto i tempi che corrono credo che sia stato un miracolo produrre un film del genere in un anno. Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato”.

Anche lo stesso Igor Protti, collegato in remoto, ha voluto raccontare le sue emozioni: ” ho cercato di essere il più presente possibile, abbiamo girato tutte le città in cui ho giocato. Purtroppo abbiamo chiuso le registrazioni dieci giorni prima che mi arrivasse la notizia della malattia che mi sto portando dietro da diverso tempo”. – Sul film – “Quando hanno parlato i miei figli è stato un bellissimo momento. Di calcio in casa con loro si parlava pochissimo, anche perché erano piccolini. Vederli rispondere alle domande è stato emozionante e bello. Il mio film non vuole essere un celebrato gol o vittorie ma un cercare di far capire il mio percorso, non spianato e pieno di ostacoli.  A Rimini Sacchi mi disse che non avrei potuto giocare oltre la Serie C. Ai ragazzi dico che, se avete qualcosa che vi fa star bene, inseguitela e cercate di migliorarvi: se fate questo un giorno potrete dire “ho ottenuto il massimo, solo felice”. La cosa più brutta è avere un rammarico”. Mi ritrovo poco nel calcio attuale. Il calcio di 20 anni fa metteva il gruppo davanti al singolo. Oggi la mia sensazione è che questo rapporto si sia invertito. Oggi il singolo è diventato un’azienda che spesso ha la priorità sul gruppo. Questo è il contrario di quello che sarebbe il senso del calcio. Quando indossi una maglia indossi la storia e la tradizione di una squadra e di una tifoseria. Il calcio è comunità, oggi mi sembra si vada verso una disgregazione”.  

Spazio ovviamente anche all’esperienza alla Lazio: “Mando un abbraccio a tutti i tifosi della Lazio. Quando sono arrivato non è stato facile. Roma è una città immensa. Ho trovato un gruppo di ragazzi meravigliosi che mi hanno aiutato ad ambientarmi il più possibile. La prima parte della stagione è stata complicata. Partivamo per lottare per le prime posizioni ma ci siamo ritrovati a metà campionato nelle posizioni basse della classifica. Dal cambio dell’allenatore, con l’arrivo di Zoff, abbiamo fatto un girone di ritorno straordinario. Io ho ricominciato a fare gol, che era la cosa che mi veniva meglio. Tra questi c’è anche il gol nella partita più importante della stagione, quello del pareggio nel derby contro la Roma. La maglia di quel derby me la tengo per ricordo. Quel gol è uno dei più importanti e belli che io abbia mai segnato”.

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