Atalanta-Lazio, le pagelle: Motta mostruoso, Lazio di vero cuore. Maurizio Sarri ci porta in finale contro tutto e tutti

Al termine di Atalanta-Lazi arrivano, come di consueto, le pagelle del nostro direttore, Guido De Angelis.

MOTTA 9 – In partita sbaglia quattro o cinque uscite e sette/otto rinvii, ma è determinante su Scamacca con una parata prodigiosa al 95’ che prolunga la sfida ai supplementari. Per fortuna mette le manone sul pallone che Krstovic gli strappa irregolarmente per il gol (annullato) di Ederson. Ai rigori è semplicemente sensazionale: quattro rigori di fila parati nella stessa lotteria, non ci era mai riuscito nessuno. Arrivato per non giocare mai, l’infortunio di Provedel ci ha fatto scoprire un para-rigori mostruoso. Il calcio è uno sport incredibile.

MARUSIC 6,5 – Protagonista di un rientro lampo, da leader si sacrifica per un’ora e limita molto Bernasconi sulla corsia di competenza. Buone due o tre diagonali, è sempre ben posizionato col corpo ed ha l’esperienza di dare la spintarella giusta al diretto avversario per fargli perdere l’equilibrio sugli spioventi atalantini.

GILA 8 – Aveva umiliato Hojlund, disputa una partita prodigiosa anche su Krstovic, senza mai soffrire. Straordinario negli anticipi sistematici su Zalewski, legge prima le traiettorie di passaggio e annulla del tutto l’attacco bergamasco. Mura un mancino di Zalewski destinato a gonfiare la rete. Quando è costretto alla sostituzione per un colpo al tendine, prendiamo subito gol. Era in diffida e non è stato ammonito, speriamo di recuperarlo al 100% per la finalissima.

ROMAGNOLI 8,5 – Ha il solo demerito di far appoggiare Krstovic per la sponda a Pasalic che vale l’immediato 1-1 dei padroni di casa, per il resto è semplicemente perfetto in ogni frangente. Apre la prima frazione con una chiusura imperiosa da ultimo uomo, poi guida la linea vincendo tutti i duelli aerei e sbrogliando una marea di situazioni pericolose. Monumentale nella ripresa, stratosferico nei supplementari: ha al fianco Provstgaard, ma gli facilita il lavoro con una serie di letture provvidenziali. Ah, dettaglio: aveva segnato il gol del vantaggio, il primo in stagione. E pensare che tre mesi fa era praticamente un calciatore dell’Al-Sadd: novanta giorni fa salutava il settore ospiti a Lecce, ora esulta con noi. Il calcio, ripeto, è uno sport assurdo.

TAVARES 7 – La miglior partita per applicazione difensiva, solidità e mentalità. Eccezionale prima su Zappacosta, poi su Bellanova. Intelligente su De Ketelaere, nei supplementari gli sfila due o tre palloni determinanti. Impressionante nelle accelerazioni, fa valere la grande fisicità nei duelli. Veniva da una stagione in infermeria, invece tiene alla grande per 135 minuti. Il solo neo è il rigore sbagliato, ma capita a tutti. Pensate che l’Atalanta se ne è vista ipnotizzare ben quattro…

BASIC 6,5 – Tanto lavoro sporco e una pressione veemente ed efficace sul primo portatore di Palladino. Non era al meglio e non poteva fare di più, ma la sua fase di filtro è stata ottima.

PATRIC 7 – A sorpresa Sarri sceglie lo spagnolo in regia e ha ancora una volta ragione su tutta la linea. Gioca sempre con prudenza, in modo semplice ma scaltro. Decisivo il suo intervento ruvido su Bernasconi, che viene costretto al cambio. La storia di questo ragazzo andrebbe raccontata a tutti: nessun calciatore in Serie A è vanta dodici stagioni con la stessa società. E lui sta chiudendo in ruoli che non avremmo mai immaginato, con una classe e una personalità da vendere. Giù il cappello.

TAYLOR 7 – Poco appariscente, sempre ben posizionato. Ha la maturità di aver capito il gioco di Sarri, che può solo esaltarne le caratteristiche. E ha la lucidità e la freddezza di calciare il rigore, nonostante i crampi. Come a Bologna. Impatto decisivo.

CANCELLIERI 6,5 – Fa tante cose sbagliate, commette tanti errori tecnici, conclude debolmente e pecca anche nei controlli più elementari, ma questa sera è stato comunque fastidioso per la retroguardia di casa. Fa ammonire Kolasinac con un’accelerazione interessante, si butta in profondità duettando discretamente con Noslin. Sufficiente e pimpante, ha interpretato bene la gara.

NOSLIN 6,5 – Vale il discorso fatto per il compagno: non protegge mai la sfera in maniera pulita, ma in un modo o nell’altro riesce sempre a riprendersela. Aveva un’ora scarsa nelle gambe, è commovente nel resistere per l’intera gara facendo reparto da solo. Si fa murare due tiri a botta sicura e guadagnerebbe un rigore – di questi tempi – solare per una mano di Scalvini. Ha dato l’anima, e questo basterà sempre. Testardo, fastidioso, pungente, ha impegnato da solo la difesa di Palladino. Bravissimo.

ZACCAGNI 6 – Un altro dei rientri in extremis, non è in ottima forma e non dà quello che ci aspetteremmo da uno come lui. Ci aiuta in fase di ripiegamento, pur commettendo qualche fallo di troppo. Non ha occasioni in avanti, ci fa anche salire meno del solito. Tra i meno brillanti, comunque positivo e sempre dentro la partita.

I cambi

PROVSTGAARD 6 – Un errore sul gol – fortunatamente annullato – di Raspadori, poi beneficia della vicinanza di un veterano come Romagnoli. Ma non sfigura mai, e ha un modo di stare in campo indomito. Spiccata personalità e tanto da imparare.

CATALDI 6,5 – Si sistema in cabina di regia per l’ultimo terzo di gara (più supplementari) e fa tutto bene, con serenità e applicazione. Ormai è padrone del ruolo. Come quasi pronosticabile, dopo aver segnato tutti i rigori con la Lazio, anche quelli più pesanti al minuto 100 con Torino e Genoa, colpisce uno sfortunato palo nella lotteria finale. L’errore non può incidere sul voto.

ISAKSEN 7 – Indolente nell’ultimo terzo di campo, ma concentrato e avvelenato in pressing. Il suo mancino che batte Carnesecchi dagli undici metri ci sblocca mentalmente: non avevamo ancora buttato dentro un pallone dal dischetto. Era forse il pallone più pesante dell’intera semifinale.

DELE-BASHIRU 5,5 – Entra e sarebbe fresco, ma non si vede. Carente in fase di non possesso, non riesce a strappare né a farci respirare. Pessima la gestione dei due contropiedi che già nei tempi regolamentari avrebbero potuto mandarci in porta. Mezzo punto in meno, perché il suo primo gol delle semifinali, quello dell’andata, ha comunque pesato sul passaggio del turno.

LAZZARI 7 – Sembrava aver staccato la spina dopo l’ennesimo infortunio, eppure da tre settimane è tornato in versione furiosa. Dopo tre ottime gare con Parma, Fiorentina e Napoli, sfodera un’ora di gioco di grande sostanza, nonostante i limiti fisici. Si mette in proprio e assiste Noslin per vie centrali, è sempre preciso in uscita. Soprattutto, nel primo tempo supplementare è protagonista di una diagonale incredibile: era il solo difendente tra quattro bergamaschi che avevano riempito l’area. L’ha presa il più piccolino, e ci ha salvato.

PEDRO 5 – Entra male, difendendo peggio. Da una sua simulazione nasce una ripartenza insidiosa della Dea, marca sempre a distanza De Ketelaere, quasi senza capire il frangente delicatissimo della partita. Si vede che non sia più un’ala, ma mi aspettavo un contributo più acuto. Nel secondo tempo supplementare si ostina a servire Noslin per vie centrali, non capendo che l’olandese è a corto d’ossigeno. Avrebbe calciato il rigore decisivo, il decimo, ma Motta neutralizza anche quello di De Ketelaere e gli evita questo peso. In finale, però, ci aspettiamo un colpo di coda da questo grande campione. Ha giocato in quattro club in carriera: Barcellona, Chelsea, Roma e Lazio, e a giugno saluterà la Capitale. Mi sembra evidente che un trofeo con l’aquila sul petto ci farebbe letteralmente impazzire.

SARRI 9,5 – Contro infortuni, errori arbitrali, ritiro a 40 gradi sotto il sole cocente della capitale, odiatori seriali, scelte societarie eclatanti, il blocco del mercato, gli indicatori di liquidità, lo smantellamento della sessione invernale, i malumori di 12 calciatori in scadenza di contratto, tutto e tutti. Ha creato uno spartito tattico unico, una ferocia agonistica senza pari, un canovaccio riconoscibile, un’identità solida e laziale. Unico garante dei risultati sportivi, ci porta in finale con orgoglio dopo aver eliminato Milan, Bologna ed espugnato Bergamo. Questa sera giocava con un ventunenne in porta, un terzino come Tavares che non aveva mai difeso così in carriera, un Patric da playmaker inedito, Basic che per mille giorni era stato un fantasma, senza un centravanti vero e con Cataldi e Cancellieri che avrebbero potuto vestire le maglie di Fiorentina e Parma se fossero stati riscattati per cifre irrisorie. Grazie di tutto, Maurizio. Confidiamo entrambi in un regalo che avrebbe dell’incredibile, forse del miracoloso.

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