«Nazionale? A Cardiff sarebbe stata una partita di calcio normale. L’Italia avrebbe affrontato una squadra, il Galles, composta da giocatori con grande ritmo ma anche piuttosto “ingenui”: avrebbero potuto fare una partita d’attacco, scoprirsi e, così facendo, esaltare le caratteristiche degli azzurri. Questa sera, invece, non sarà una gara normale, anche per tutte le situazioni emerse negli ultimi giorni, a partire dalle condizioni del terreno di gioco». Queste le parole di Giulio Cardone nel corso della mattinata nella trasmissione “Quelli che…”, in onda sui canali 98.100 di RadioseiLazio.
L’opinionista ha poi proseguito: «La contestazione nei confronti della società è sempre stata latente, sotterranea, anche nei momenti migliori. Il blocco totale del mercato estivo l’ha ulteriormente inasprita. Una protesta che, se dall’altra parte – sponda giallorossa – fosse stata costruita una squadra vincente, sarebbe stata ancora più feroce. Ormai, qualsiasi cosa venga fatta, anche positiva, non viene percepita come tale, perché c’è una forte voglia di cambiamento che finisce per condizionare tutto. E dopo 22 anni è difficile non considerarla legittima, anche perché nasce dal desiderio di vincere, divertirsi e sognare. Il malcontento dei tifosi, dunque, è comprensibile. Il modo di porsi nei confronti della propria gente è fondamentale e, dall’altra sponda del Tevere, questo lo hanno capito bene. Qui, invece, il rapporto non esiste e non certo per colpa dei tifosi: è la società che non è stata in grado di costruirlo. Zaccagni? Nella giornata di ieri si è sottoposto a una nuova risonanza al quadricipite destro: il quadro è in miglioramento e, rispetto a qualche giorno fa, filtra meno pessimismo in vista della sfida di Coppa Italia contro l’Atalanta».