L’ex centrocampista storico della Lazio Juan Sebastian Veron, è stato acquistato dal presidente Sergio Cragnotti nel 1999 per 60 miliardi di lire disputando magnifiche stagioni. L’argentino ha vinto con la società biancoceleste una Supercoppa Uefa, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e un glorioso scudetto, quello del 2000. L’ex numero 23 si è raccontato ai microfoni di Adnkronos e ha parlato anche di quello che sta succedendo nel mondo Lazio e di tutta la situazione attuale. Di seguito le sue parole:
“Continuo a seguire il calcio italiano, anche se non vedo tantissime partite, ma seguo le squadre che sono state parte della mia vita e della mia carriera. E poi mi piace vedere i big match come un Juventus-Milan. Riguardo la spaccatura tra i tifosi e la società Lazio, sono dell’idea che il club deve essere ben amministrato, ma poi c’è una cosa che non puoi lasciare da parte, ma deve essere messa sul tavolo: i sogni. Quelli che ha la gente e anche quelli che ha il club, di costruire e vedere una buona squadra. Perché alla fine i bilanci non si festeggiano. Quindi credo che quello che c’è da parte della gente è giusto, perché è difficile dire ‘non sognate’. La gente vuole una squadra che vinca, vuole una squadra che sia protagonista, come ha avuto in passato e che vuole rivivere ancora, mentre la società forse ha altre idee. E lì che c’è la spaccatura. Deve ascoltare la gente e oltre a tenere bene la società e tenere i conti in ordine. Oggi ci sono risorse nel mondo dove andare ad attingere, come, ad esempio, un altro investitore o qualcuno che ti aiuti a mettere in campo una squadra all’altezza della società e della storia che hai vissuto e che si vuole vivere ancora. Purtroppo hai vicino in questo momento una squadra e una società, come la Roma, che sta investendo e che è protagonista. La Lazio per storia ha le possibilità di farlo, oltre che per la passione della gente che continua a spingere la squadra, ma quando non hai dall’altra parte gli stessi segnali, la gente si pronuncia in questo modo. Non è mai successa una cosa del genere qui da noi. In Argentina succedono altre cose, forse peggiori, ma non quelle…”.