Laziostory | Quel Cagliari-Lazio dell’agosto 2008: la gara che fece sbocciare un amore “maledetto”

31 agosto 2008. La Lazio di Delio Rossi è di scena a Cagliari per la prima giornata del campionato di Serie A 2008-2009. Reduci da un’annata deludente, chiusa con un modesto dodicesimo posto finale, i biancocelesti si affacciano alla nuova stagione con la volontà di riscattare un campionato non all’altezza della propria gloriosa storia. Dal mercato sono arrivati diversi volti nuovi, ma su tutti ce n’è uno che ha catalizzato l’attenzione dei tifosi e dell’intero ambiente. Il suo nome è Mauro Matías Zarate, ventunenne proveniente dall’Al-Sadd, che in allenamento ha già lasciato intravedere doti balistiche fuori dal comune. Nel torrido pomeriggio sardo, il tecnico biancoceleste Delio Rossi, orfano dell’infortunato Tommaso Rocchi, sorprende tutti e sceglie di lanciare dal primo minuto proprio il giovane attaccante argentino. La gara, però, si rivela complicata fin dalle prime battute: complice anche il caldo, con i 33° del Sant’Elia, la Lazio si scioglie come neve al sole, mostrando un’estrema fragilità difensiva e una sterilità offensiva preoccupante. Il vantaggio cagliaritano, firmato da Larrivey al 31’, è soltanto la cartina di tornasole di una Lazio svogliata, inconcludente e facilmente perforabile. Nel secondo tempo la musica sembra non cambiare, ma al 62’ arriva l’episodio che stravolge il match: con un gran filtrante, Zarate manda Mauri a tu per tu con Marchetti, ma il fantasista brianzolo si vede respingere la conclusione dal portiere cagliaritano; sulla ribattuta si avventa Pandev, che in semi-rovesciata trova il braccio di Diego López. L’arbitro Bergonzi è perentorio: rosso per il difensore rossoblù, Cagliari in dieci uomini e calcio di rigore per la Lazio. Sul dischetto si presenta lo stesso Zarate che, pur scivolando, spiazza Marchetti e riporta a galla i suoi. Nove minuti più tardi è ancora il folletto argentino a prendersi la scena: un goffo intervento di Magliocchetti dentro l’area di rigore consegna il pallone a Zarate, che con un delizioso pallonetto scavalca Marchetti e porta avanti la Lazio. La strada è ormai segnata e i biancocelesti dilagano. Al 75’ Kolarov lascia partire un traversone dalla sinistra sul quale si avventa l’ex Foggia, che da pochi passi insacca. All’84 è invece l’attaccante napoletano a vestire i panni dell’assist-man, mettendo Pandev nelle condizioni di firmare il definitivo 1-4. Un grande successo per i biancocelesti, che iniziano nel migliore dei modi una stagione verso la quale i tifosi, reduci da un’annata ben al di sotto delle aspettative, nutrono grandi speranze. A far notizia, però, più che la vittoria in sé, è la prestazione del nuovo numero 10 biancoceleste, Mauro Zarate, il cui impatto nel mondo Lazio è deflagrante. La sensazione che comincia a serpeggiare tra i tifosi è quella di trovarsi di fronte a un autentico fuoriclasse. Con la straordinaria prova offerta al Sant’Elia, il talento argentino attira su di sé gli occhi dell’intera Serie A, entrando immediatamente nel cuore dei sostenitori laziali, soprattutto dei più giovani, ammaliati da quello che è già diventato il loro idolo. È l’inizio di un amore “maledetto”, di una passione intensa e travagliata che porterà il popolo biancoceleste su un vero e proprio roller coaster di emozioni contrastanti. Maurito delizierà i tifosi laziali e gli appassionati di calcio per l’intera stagione: tra giocate sopraffine e gol da antologia, il prodigio argentino sarà il simbolo di una nuova ondata di Lazialità. I tifosi, conquistati dal talento cristallino del fuoriclasse di Buenos Aires, tornano a riempire lo stadio con entusiasmo, scandendo a gran voce il suo nome. I bambini, con indosso la sua maglia, hanno finalmente trovato il loro nuovo beniamino. Sembra il preludio di una nuova età dell’oro della storia biancoceleste, ma la realtà si rivelerà presto molto più amara. La Zarate-mania, infatti, avrà vita breve. Nel corso delle stagioni successive, Maurito si smarrirà inesorabilmente, trasformandosi nel lontano parente del fuoriclasse ammirato dai tifosi nella sua prima annata con l’aquila sul petto. Un’involuzione inattesa e, per certi versi, spiazzante. Un lento processo di declino che porterà l’attaccante argentino sempre più ai margini del progetto biancoceleste. Nonostante qualche sporadica scintilla del vecchio “Zarate Kid”, saranno più le ombre che le luci a segnare il prosieguo dell’avventura di Maurito alla Lazio. Un nome al cui ricordo i tifosi biancocelesti non possono che associare un sentimento tormentato e ambivalente, sospeso tra l’ingenua utopia di ciò che avrebbe potuto essere e la cruda realtà di ciò che è stato. Eppure, nonostante tutto, al di là di ogni analisi lucida e razionale, il tifoso biancoceleste conserverà sempre un posto nel proprio cuore per Mauro Zarate. Del resto, come sosteneva il pensatore francese Blaise Pascal, «Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce»…

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Pensieri e parole di
Guido De Angelis

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