Oggi alle 10:30 è stata svolta la presentazione dello stadio Flaminio, un progetto che la Lazio sta cercando di portare a termine fino in fondo. All’inizio della conferenza il Presidente Lotito, riguardo la costruzione del nuovo stadio ha esordito così: “Desidero ringraziare tutti per la disponibilità e per averci supportato. Oggi presentiamo una visione. Lo stadio riguarda Roma. Lo stadio Flaminio è parte di un sistema urbano consolidato nel tempo. Il progetto prevede la delocalizzazione di parcheggi fuori dal quartiere, e trasformazione dell’area in un’area ambientale. Su questo piano ci sarà un incremento delle aree verdi. Ci sarà una pavimentazione innovativa per non inquinare. Non stiamo parlando di annunci, ma di studi tecnici e analisi ambientali. Essendo la Lazio siamo parte integrante della storia di Roma, e se ci assumiamo l’impegno è perché riteniamo di essere in grado. Siamo pronti ad ascoltare e dibattere sul progetto con trasparenza, è un progetto che si costruisce con rispetto. So che negli ultimi mesi con i tifosi il dibattito è stato acceso, ma comunque ascolto qualsiasi opinione e anche le critiche. Ogni scelta che pongo è orientata al bene della Lazio e ispirata dal cuore, la passione è l’anima della società, ma la passione deve trasformarsi anche in responsabilità. Tutto questo è un progetto che migliorerà tutta l’area, non perdiamo di vista l’obiettivo comune, ovvero lasciare alla città un qualcosa di duraturo e mettere Roma e il Flaminio a disposizione per un grande evento se sarà disponibile. Il percorso sarà competitivo, ci teniamo ad avere un dialogo trasparente. Vogliamo costruire il futuro, lo stadio è parte del disegno per crescere, la Lazio è per chi la ama e noi la vogliamo rendere immortale”.
A seguito delle parole del Presidente Lotito, è intervenuto in conferenza stampa anche l’architetto Pierluigi Nervi. Di seguito le sue parole: “Il progetto si basa unicamente sul metodo adottato da mio nonno, l’ing. Pier Luigi Nervi, ad esempio nella proposta da lui sottoscritta e pubblicata all’epoca da numerose riviste del settore, per lo stadio Comunale di Firenze, da lui progettato e costruito alla fine degli anni venti. In pratica, senza eccessive fantasie o esagerazioni, replicava la struttura di base, realizzando dei telai analoghi agli esistenti della stessa forma e caratteristiche, posti al di sopra degli stessi, dopo averne rinforzato l’armatura ed aumentato la dimensione. Per lo stadio Flaminio è stato adottato lo stesso metodo; riprendendo alcuni schizzi dei progettisti sono stati ipotizzati dei telai strutturali in acciaio, analoghi per forma agli attuali, posti all’esterno degli originari, in modo di non gravare in alcun modo sulla struttura esistente, che resta libera e non alterata, priva di qualsiasi connessione con la nuova. Questi telai sono posti ad un intervallo doppio rispetto agli attuali. In questo modo la nuova struttura rende del tutto visibile dall’esterno quella esistente garantendone trasparenza e percezione. L’intervento chiaro è che modificherà i flussi e la mobilità nella zona, almeno in occasione degli eventi e manifestazioni nel nuovo impianto. E’ infine opportuno sottolineare che verranno ripristinati tutti gli ambienti originari come le palestre e la piscina”.
Sono poi intervenuti un gruppo di architetti che si sono occupati di presentare il progetto e hanno esposto e spiegato i motivi che hanno portato a creare il tutto, dichiarando di riuscire a risolvere anche molti problemi di attualità. Di seguito le loro parole:
“In questo studio hanno preso parte molti esperti, perché bisognava guardare tanti fattori per un’operazione così delicata. Siamo partiti da un concetto di fondo che fa riferimento all’interpretazione che non è quella di restaurare un manufatto, ma è quella di fare un operazione che coinvolga l’intero settore per rivitalizzare tutto il sistema urbano di pertinenza. Abbiamo fatto un analisi di criticità ambientali e le abbiamo declinate in vari punti: il congestionamento dell’intera zona quando si va allo stadio con il parcheggio che è un problema attuale, vista la situazione del traffico che è ingestibile, ma con queste strategie lo andiamo a risolvere. Altre condizioni sono le precarie condizioni della vegetazione a causa della scarsa manutenzione. Infine c’è anche una qualità dell’aria nella zona che diventa critica. Abbiamo messo in gioco delle strategie che possono essere sintetizzate in delocalizzazione dei parcheggi, perché nei nostri obiettivi c’è quello di portare il problema dei parcheggi fuori dal centro abitato, in altezza di viale Tor Di Quinto e con questo nodo di scambi andiamo a intercettare tutto e lo blocchiamo. Pullman e automobili non vanno verso il centro abitato e per le persone ci saranno i mezzi pubblici che per un tempo stimato di 6 minuti riusciranno a raggiungere lo stadio. Per quanto riguarda l’impianto fotovoltaico, si era pensato di attuare un sistema di accumulo. Utilizzare batterie di automobili second life, per gestire la flessibilità di gestione elettrica. Questo prototipo è già stato utilizzato all’Amsterdam Arena. Vogliamo cercare di garantire un progetto solidale per la comunità energetica, cercando di far vivere lo stadio 365 giorni l’anno. Ogni progetto ha delle parole chiave e ruota attorno a progetti principali. Per quanto riguarda il Flaminio le parole chiave sono tre: responsabilità, rispetto e visione. Per la prima, la scelta del Flaminio significa assumersi la responsabilità e l’onere di risollevare una zona in condizioni di degrado. Per quanto riguarda la seconda, sta alla base del progetto. Il progetto è ideato per portare rispetto agli abitanti circostanti. Vedendo la parte energetica dell’impianto e la parte ambientale, tutto va nella direzione di un fondamentale rispetto per i cittadini. Infine la visione perché quando il presidente ci ha chiamato per fare un’opera straordinaria, abbiamo pensato a queste due parole, rispetto e responsabilità, prima di pensare alla visione. Tutto pensato soprattutto per l’ampliamento della zona”.
Infine, nel momento finale della conferenza, dedicato alle domande dei giornalisti, è intervenuto nuovamente il Presidente Lotito. Di seguito le sue dichiarazioni:
“Quando ho acquistato la Lazio ho tentato di creare uno stadio fuori Roma perché l’ipotesi Flaminio non era percorribile. All’epoca mi fu impedito per determinate logiche e vincoli. Quando è naufragata la possibilità di andare a fare lo stadio su ulteriori suoli, abbiamo puntato il Flaminio. Ora ritengo che quest’opera serva perché la Lazio avrà la propria casa e dal punto di vista economico consente di creare ulteriori ricavi in modo significativo. Significa incrementare in maniera esponenziale le risorse. Se io volessi fare un aumento di capitale, lo stadio si finanzia da solo, il tema è semplice. Faccio tutto con la logica da padre responsabile perché voglio rendere questa società immortale e che sarà in grado di autosostenersi. La prima cosa sono ovviamente i risultati sportivi ma vogliamo metterla nelle condizioni di avere una forza economica importante”.