Le pagelle di Lazio-Como: notte fonda per tutti. Marusic da multa, Cancellieri da incubo

Al termine di Lazio-Como 0-3 arrivano, come di consueto, le pagelle del nostro direttore, Guido De Angelis.

PROVEDEL 6 – Sbanda con tutta la retroguardia sui primi due gol lombardi. Paz calcia male (senza guardare il portiere) il rigore del potenziale tris: la respinta è goffamente centrale e rischia di restituire la sfera al numero 10. Naufraga nella ripresa, per fortuna chiude lo specchio a Da Cunha ed evita il poker.

MARUSIC 4 – Da multa immediata con annessi turni in panchina. Non condanno l’errore, ma la superficialità: la tua soglia dell’attenzione, almeno nei primi cento secondi di gioco, deve essere elevatissima. Invece alla prima azione del Como si fa passare alle spalle, svagato, il terzino Valle, che apparecchia il gol che stappa la partita. Inconcepibile, davvero. Questo ragazzo ha appena rinnovato per tre anni.

GILA 5 – Imbarca acqua da tutte le parti. L’assenza di un riferimento da marcare (Fabregas gioca senza punte) lo mette in crisi. Troppo morbido, subiamo tre reti a difesa schierata. Dopo aver retto la baracca pur senza aver ricevuto proposte di rinnovo, stasera ha tirato i remi in barca, anche inconsapevolmente, a livello psicologico.

ROMAGNOLI 5 – Spiazza Provedel sul gol del vantaggio in avvio e sbanda con l’intero reparto, interpretando la partita sin dalle battute iniziali con inedita leggerezza. Al primo fallo l’arbitro lo ammonisce. Non penso al mercato e all’Arabia, credetemi. Ma credo che sia normale – per una rosa che ha stretto i denti fino a gennaio in attesa dello sblocco del mercato – rimanere anche solo inconsciamente delusi dall’ennesima campagna di indebolimento.

PELLEGRINI 5 – Rimette al centro il pallone del 2-0 e palesa delle lacune difensive (strutturali) eclatanti. E pensare che nel primo tempo dalle sue parti c’era l’unica insufficienza del Como, Jesus Rodriguez. Baturina lo fa ammonire e Sarri lo toglie a metà ripresa. Insufficiente.

BELAHYANE 5 – Di fronte ad un centrocampo dai meccanismi oliati, siamo costretti a schierare da mezz’ala un fuori ruolo come l’ex Verona, che non è mai stato preso in considerazione (né da Baroni, né da Sarri). Alla fine è anche il meno colpevole del centrocampo, ma non può essere un interprete credibile per palcoscenici d’alto livello. Ha personalità, ma non basta.

CATALDI 5 – Per un laziale come lui è frustrante dover cercare di predicare nel deserto e subire ogni partita le angherie arbitrali. Si becca il giallo chirurgico che gli farà saltare la prossima a Lecce, poi si innervosisce. Al momento dell’uscita dal campo l’Olimpico gli tributa applausi più che meritati per impegno e abnegazione. Contro rivali così organizzati, se la squadra non gira, il singolo da solo non può nulla.

TAYLOR 4 – A Verona l’avevo ritenuto da 5, oggi ha fatto certamente un passo indietro. Vale la premessa dell’ultima riga: in una serata in balìa dell’avversario, i singoli – specialmente se appena arrivati – non sono giudicabili. La prestazione dell’ex Ajax è, però, davvero brutta: non gli riesce una giocata, non va mai oltre il compitino e commette l’ingenuità che costa il rigore del possibile 0-3 dopo 28’ di gioco. Era la partita più difficile per debuttare in casa davanti ai nuovi tifosi. Ma fin qui abbiamo perso un interditore (Guendouzi) e abbiamo inserito una scommessa, ancora inevitabilmente spaesata.

CANCELLIERI 4 – Non uno stop, non un controllo di palla da Serie A. Quando tocca la sfera, la riconsegna agli ospiti, e quando Belahyane e una deviazione lo mandano in porta, se la allunga malamente. In crisi e livello sia tecnico che tattico, lascia andare Baturina al cross per il raddoppio con disarmante facilità. Recidivo e irritante.

RATKOV 5 – Anche lui ingiudicabile, il voto non è un marchio sul futuro. Certamente non ha preso un pallone, finendo ingabbiato tra le maglie della retroguardia lombarda. Fa una sola cosa buona, guadagnandosi un calcio di punizione per un fallo di Ramòn non sanzionato con l’ammonizione. A primo impatto, mi sembra un calciatore piuttosto ordinario, poco mobile e neanche troppo veloce. Non il tipo di pedina che avrebbe voluto l’allenatore, insomma.

ZACCAGNI 4 – Ha l’aggravante di indossare la fascia. A indispettirmi non è tanto il gol divorato al 44’ che avrebbe dimezzato lo svantaggio e riaperto (anche se per poco) la partita. Il punto è che dopo il primo giallo le prova tutte per farsi cacciare, perdendo la testa e ingaggiando un duello con l’arbitro. Poco lucido, nell’ultima mezz’ora esce completamente dalla partita. Di giocate decisive, ancora una volta, neanche l’ombra. Regredito.

I cambi

LAZZARI 5 – Prende il posto di Pellegrini facendo spostare Marusic sulla catena mancina. Si fa trasportare dall’umore negativo e mette in campo una guerra sterile, che fa il gioco del como. Nervosismo inutile.

ROVELLA 5 – Torna in campo all’Olimpico a quattro mesi dall’ultima volta (nel derby settembrino) per riprendere il feeling col campo. Quando verticalizza è una sciagura, ho la sensazione che togliere il posto a Cataldi non sarà cosa automatica. Un pessimo ingresso.

DELE-BASHIRU SV – Rientrato ieri dal Marocco, gioca gli ultimi scampoli di gara, ma non se n’è accorto quasi nessuno.

NOSLIN 5 – Con Castellanos ceduto al West Ham e Dia sull’aereo di ritorno dall’Africa, Sarri lo boccia preferendogli il nuovo arrivato Ratkov. Entra per l’ultima mezz’ora e non combina nulla, se non un velleitario tiro dalla distanza che si spegne largo alla destra del portiere. Polveri bagnate.

ISAKSEN 4,5 – Subentrare ad un Cancellieri in stato confusionale dovrebbe essere semplice. Il danese riesce ad adattarsi alla sua partita scialba, risultando un fantasma che girovaga per il campo. Ha perso il posto da titolare da tempo e dovrebbe aver la voglia di spaccare il mondo, invece fa il solletico alla difesa ospite. Nel finale avrebbe un cioccolatino solo da scartare: Butez è completamente fuori dai pali, eppure il suo destro dal limite dell’area è una telefonata debole e imprecisa. Da horror.

SARRI 6 – Repetita iuvant: in questa annata non riceverà mai un’insufficienza. Sfida un’ipotetica diretta concorrente con un centrocampo forzatamente arrangiato e smantellato dal mercato. Il tridente offensivo non ha reti nelle gambe, la difesa ha staccato la spina troppo presto. Il differenziale con il Como è evidente: sul lago vogliono competere, non galleggiare. Che Fabregas avesse una formazione decisamente più forte della Lazio attuale era noto alla vigilia. Ora, però, il Comandante dovrà essere bravo a tenere i suoi sul pezzo e a non fargli staccare la spina. Fin qui ha avuto tutti contro, tranne squadra e tifoseria.

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Pensieri e parole di
Guido De Angelis

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