Le pagelle: fa tutto Gila, Cataldi leader, Isaksen recidivo. Guendouzi come fosse l’ultima, cioè come sempre

Al termine di Lazio-Fiorentina 2-2 arrivano, come di consueto, le pagelle del nostro direttore, Guido De Angelis.

PROVEDEL 5,5 – Va giù troppo in fretta sul gol di Gosens e non riesce in un prodigio. Incolpevole sul rigore di Gudmundsson, sarebbe stato il primo parato alla Lazio, ma la palla sfila sul palo e si infila in rete.

LAZZARI 5 – Disputa una buona gara in fase difensiva ed è protagonista di alcune sgroppate importanti, ma non può prendere la sufficienza chi arriva dieci volte al cross e in sette casi colpisce Gudmundsson e negli altri tre chiude gli occhi e mette in mezzo dei rasoterra innocui e fuori misura. Mai migliorato nei fondamentali.

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GILA 5,5 – Tra i miei voti più difficili. Il difensore scivoloso è un difensore pericoloso: sbaglia a intervenire su Gudmundsson, che simula e nel finale rischia di condannarci. Nella ripresa de Gea era stato sontuoso su un suo colpo di testa a botta sicura. Il rigore non concesso nel primo tempo per la trattenuta plateale di Pongracic sulla sua maglia ad un palmo dal naso dell’arbitro rimarrà tra gli episodi più clamorosi dell’era del Var. Per giunta, il centrale ospite andava espulso.

ROMAGNOLI 6,5 – Annulla Piccoli e si perde Kean solo in una circostanza e per fortuna l’ex Juve liscia la sfera. Non commette sbavature, ormai è sempre sopra la sufficienza.

PELLEGRINI 6,5 – Un’altra partita solida. Non soffre né Dodo né Parisi, da un suo cross scaturisce il gioiello di Cataldi he sblocca il match. Puntuale e concentrato dall’inizio alla fine.

GUENDOUZI 8 – Voto alla carriera alla Lazio, due anni e mezzo fatti di motivazioni intrinseche, di un atteggiamento battagliero mai mancato. Lo salutiamo nella consapevolezza che non fosse tecnicamente eccelso, ma che ci abbia dato l’anima in 111 partite su 111 con l’aquila sul petto. Ci accorgeremo presto della sua assenza. Stasera ha giocato la partita come se fosse l’ultima. Come sempre. Stavolta lo era.

CATALDI 8 – Il modo in cui si apparecchia la rete del vantaggio mi ha ricordato – per le movenze e l’idea iniziale – il gol di Luis Alberto a Ferrara con la Spal. Ancora una volta, da capitano di fatto e leader in campo, si prende la squadra addosso. Primo tempo poetico, fa girare il pallone alla grande e creiamo tanto. Freddo nei momenti decisivi, le parole in sala stampa a difesa della Lazio e da portavoce dello spogliatoio sono quelle che da tempo avremmo voluto sentire anche da parte del club. Pilastro.

BASIC 5 – Quando entra Vecino perdiamo sicuramente qualcosa in termini di rapidità d’esecuzione, ma il croato si era comunque limitato al compitino. Calciatore ordinario, rischiamo di averlo perso per infortunio in vista di Verona. E dato il momento non è una buona notizia.

VECINO 6 – Entra al posto dell’infortunato Basic e in uscita regala un pallone sanguinoso per frazione di gioco agli ospiti. Ha però il merito di entrare nell’azione del gol di Cataldi, fornendogli un assist preciso. Lento e compassato, ma comunque prezioso.

ISAKSEN 4 – Imbarazzante il modo in cui sciupa il 2 contro 2 iniziale, servendo a Cancellieri una palla terribile. Non contento, commette l’ingenuità colossale in uscita che regala il pareggio immediato alla Fiorentina, vanificando tutta la fatica che c’era voluta per sbloccarla. Trattasi del copia-e-incolla di San Siro con l’Inter. Abulico, è morbido in ogni contrasto e non crea mai la superiorità. Tra la chance cestinata a Pisa, quella col Bologna e quella di Udine, già aveva virtualmente parecchi punti sulla coscienza…

CANCELLIERI 6 – Nell’inedito ruolo di prima punta (se ci avessero detto di vederlo sempre titolare e persino in un ruolo non suo durante il secondo mandato di Sarri, non ci avremmo mai creduto, neppure da pessimisti cosmici), se la cava. Nel primo tempo sguscia via a Comuzzo e Pongracic e accompagna l’azione di Isaksen, che però gli serve un pessimo pallone. Lotta nella ripresa, spostandosi a destra con l’ingresso di Pedro.

ZACCAGNI 6 – Da tre gare non incide più. Nervoso, fa ammonire come al solito due calciatori, ma in zona gol non si vede praticamente mai, sebbene i rivali abbiano una fase difensiva se non altro rivedibile. Strappa la sufficienza soltanto per il rigore finale che si conquista, trasformato da un freddo Pedro. Ennesimo giallo per protesta (da diffidato), salterà la sfida al Verona, di solito il bersaglio preferito da grande ex.

PEDRO 7 – All’ultima stagione romana, sembra aver staccato la spina da un po’. Mai gli era capitata un’annata senza Europa, mai gli era capitato di rimanere a secco nei primi quattro mesi di stagione. Ma dal dischetto è glaciale, come con Milan e Inter, e battendo de Gea dagli undici metri ci evita una sconfitta che sarebbe stata pesantissima. Senza tempo.

SARRI 8 – Per il primo tempo da applausi e il numero di occasioni create senza una punta di ruolo in campo, ma anche per tutte le difficoltà che sta attraversando, non ultime le notizie poco confortanti che gli giungono da un calciomercato in cui non è coinvolto dalla direzione sportiva. Il voto è anche alle parole del dopo-gara, quando finisce nuovamente per scusarsi con la gente laziale palesando l’imbarazzo di non poter regalare al popolo biancoceleste le gioie che auspicherebbe. Mai allenatore della Lazio aveva ricevuto cori così numerosi e insistenti in una stessa partita all’Olimpico durante la gestione Lotito.

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Pensieri e parole di
Guido De Angelis

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