«Le due partite contro il Milan? Ancora una volta, purtroppo, il VAR ha perso un’occasione per fare ciò che dovrebbe fare. Se non metteranno mano al protocollo, la situazione peggiorerà sempre di più, perché così facendo il sistema perde credibilità. Mi auguro che qualcuno, prima o poi, intervenga in maniera seria su questo strumento. Per il resto, come ho ripetuto più volte, la Lazio è una squadra ben attrezzata, capace di lottare per un posto in Europa: lo ha dimostrato nelle due sfide contro i rossoneri. Il calcio è fatto di episodi e la difficoltà maggiore è mantenere la concentrazione. Quando si affrontano squadre dello stesso livello, la differenza la fa il dettaglio. In ogni caso, possiamo essere soddisfatti, perché la Lazio in queste due partite ha fornito ottime prestazioni». Queste le parole di Vincenzo Mirra nel corso della mattinata di “Quelli che…”, in onda sulle frequenze dei 98.100 di RadioseiLazio.
L’ex calciatore ha poi proseguito: «La chiave per battere il Bologna? Il Bologna è una delle migliori squadre, insieme al Como, per qualità di gioco espressa. Su questo non può che esserci la firma di Italiano, un allenatore destinato a diventare importante. Il Bologna è una grande orchestra guidata da un tecnico che, con difensori più importanti, potrebbe diventare davvero vincente. Nella sconfitta contro la Cremonese hanno pesato errori individuali che hanno poi condizionato l’intera squadra. La Lazio dovrà giocare una partita attenta, perché dal centrocampo in su i rossoblù sono devastanti. I biancocelesti dovranno essere rapidi: nel momento della riconquista, bisognerà attaccare subito la profondità, perché lì i felsinei possono concedere qualcosa. Nelle ultime gare, anche quelle vinte, il Bologna ha lasciato diverse occasioni agli avversari e la Lazio dovrà essere brava a sfruttarle. Una vittoria sarebbe importante, anche perché poi nelle prossime dieci partite la Lazio affronterà soltanto due o tre squadre che la precedono in classifica: le altre sono tutte in una posizione inferiore. Questo è un fattore che i biancocelesti devono sfruttare per centrare quegli obiettivi che, come detto, sono assolutamente alla loro portata. Se il 5-0 di marzo può essere una motivazione in più? In parte, la gara di marzo potrebbe aver lasciato qualche strascico e, di conseguenza, spingerti a tirare fuori quella rabbia necessaria per provare a riscattarla, ma qui stiamo parlando di un altro allenatore e di situazioni tattiche diverse. Non credo, dunque, che quello possa essere un elemento determinante. La gara di domani è un bivio importante, perché dà la possibilità di proseguire la striscia di risultati positivi, che sono anche risultati tecnici: la squadra, a parte le prime gare, è sempre stata in crescita. Poi ora dovrebbero rientrare tutti gli effettivi e qualche giocatore si sta ritrovando, come Noslin, che nell’ultima gara ha offerto uno degli ingressi più positivi dell’ultimo periodo. Un risultato utile domani darebbe entusiasmo e quella forza che una sconfitta, ovviamente, non garantirebbe. Credo molto nel fattore psicologico e nell’entusiasmo, e la squadra lo sta ritrovando: quando arrivano i risultati, tutto diventa più semplice. Vincere contro i rossoblù aprirebbe scenari finora non considerati».
In conclusione: «Tavares dal 1’? Quando ho giocatori che entrano con entusiasmo e fanno la differenza, devo premiarli. Ecco perché, ad esempio, un giocatore come Noslin – soprattutto contro un Bologna che, come detto, concede molto – potrebbe rivelarsi davvero devastante. Dopo le ultime ottime prestazioni dell’olandese, metterlo in panchina potrebbe avere un impatto negativo sul suo stato psicologico. Su Tavares, invece, sarei più cauto, perché Orsolini su quella fascia può essere molto pericoloso: per questo farei giocare Pellegrini. Poi, comunque, in una partita ci sono più partite e l’allenatore deve pensare anche alla gestione della gara in base alla situazione specifica: se stai perdendo, vincendo o pareggiando. Per questo motivo, io terrei in panchina alcuni giocatori che, pur essendo potenziali titolari, possono risultare armi decisive a gara in corso, a seconda della tipologia di partita che si viene a creare».