“Quelli che…”, le parole di Anna Paratore, mamma di Giorgia Meloni

“Cerco di essere il più defilata possibile dalle questioni politiche, ben venga invece parlare di Lazio. Ascolto spesso la radio, quando sono in macchina per me esiste solo RadioseiLazio. Mi ricordo l’epoca del secondo scudetto della Lazio, sentirti per radio Guido per me era diventata come una droga. La mia lazialità nasce da mio padre. Lui in realtà voleva un figlio maschio, ma la sorte ha voluto che nascessi io: allora decise di farmi crescere come se fossi un ragazzo. Sono cresciuta parlando di sport, ma di tutti quanti gli sport. Papà, venendo dalla Sicilia, si legò alla Lazio nonostante inizialmente tifasse Messina. Mi ha trascinato nella passione per la Lazio fin da piccola. Idolo? Sono sempre stata innamorata di Pino Wilson”.

Queste le parole di Anna Paratore, la mamma del Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana Giorgia Meloni, nel corso della mattinata nella trasmissione “Quelli che…” sulla frequenza 98.100 di RadioseiLazio.

Anna Paratore ha poi proseguito:

“Stadio? Quando ero piccolina non potevo permettermi un abbonamento. Se era possibile ogni tanto si andava allo stadio con papà. Con il tempo, quando ho potuto, sono andata con amici e gruppi organizzati. Alcune situazioni della vita mi hanno reso difficile andare spesso. Con l’inizio dell’era Cragnotti ho iniziato ad avere la possibilità di abbonarmi e da quel momento in poi sono sempre andata allo stadio. Ho perso il primo scudetto nel 1974 , vissuto ascoltando la radio. Mentre nel 2000 ero presente. Quando siamo rimasti chiusi all’interno dello Stadio Olimpico in attesa delle notizie da Perugia, verso fine partita, ricordo che trasmisero l’audio in tutto lo stadio. Fino a quel momento stavamo tutti ascoltando la radio, essendo molto scaramantica sono andata verso i bagni.. tappatandomi le orecchie per non sentire la radioronaca della partita”.

Sul rapporto con le figlie Giorgia e Arianna: “Rapporto con le mie figlie? Sono stata molto fortunata. Sono state due bambine sempre molto sveglie, forse anche troppo. Stavano anche per dare fuoco a casa da piccole. Non mi hanno mai dato grossi problemi, sono sempre state brave ragazze. In cinque anni di scuola di Giorgia non ho mai parlato con i professori. Stessa cosa per Arianna, che era giusto un po’ più chiacchierona. Quando Giorgia è entrata in politica credevo l’avessero clonata, perché non la riconoscevamo più. A quindici anni andò a Porta a Porta dopo aver creato un movimento studentesco. Bruno Vespa quindi organizzò una trasmissione per parlare di questa cosa. Lei è sempre stata calma e silenziosa, in diretta mi sorprese perché uscì fuori questa “belva”.

Sul presidente Lotito: “Ogni tanto quando lo incontro chiedo…qualcosa, ma a quanto pare non mi ascolta. L’ultima volta gli ho chiesto di acquistare qualche giocatore. La risposta è stata che non vuole fare acquisti…per non rovinare lo spogliatoio. Noi veniamo dalla Lazio dei meno nove, siamo stati al limite del baratro. Sembra quasi normale vivere questi periodo. La mia speranza è che che accada qualcosa che cambi tutto. Magari un emiro che si presenta dal presidente per acquistare la Lazio”.

Infine: “Per abitudine sono sempre stata abbastanza critica con le mie figlie. Se non sono sinceri i genitori, chi dovrebbe esserlo? La verità è sempre la cosa più importante. Inizialmente ero un po’ più pressante. La politica è un mestiere, devi imparare a muoverti. Si acquisisce abilità con l’esperienza e il tempo. Quando parlo con lei per me è Giorgina mia, quando la vedo invece ad esempio con il Presidente Trump è una sensazione strana. Per me è sempre la piccola di casa. Sono molto orgogliosa delle mie figlie. Il fatto che tifino Roma? Purtroppo la scuola me le ha rovinate. Non sapevo che quella fosse un covo di romanisti, me le sono ritrovate a casa così. Giorgia però è la classifica romanista che, se le chiedi la formazione della Roma, non la sa. Spesso le ho anche chiuse fuori di casa o le ho mandate a dormire a casa di amiche per questo motivo”.

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Pensieri e parole di
Guido De Angelis

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