Lazio, Sarri: “Aumentato il gap con molte squadre. Voglio 25 folli scatenati disposti a dare tutto in campo”

Alla viglia di Inter-Lazio, in programma domani sera alle ore 20:45, il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri è intervenuto in conferenza stampa presso il centro sportivo di Formello. Di seguito le sue parole:

Consideri l’Inter la squadra più forte del campionato? La Lazio che abbiamo visto contro la Juve, che ha battuto i bianconeri con quella determinazione e con quell’atteggiamento lì, può essere sufficiente per fare una grande partita e ottenere un risultato positivo anche contro l’Inter al Meazza o servirà di più? Quali sono le condizioni di Romagnoli?.

“È palese che l’Inter sia, insieme al Napoli, la rosa più forte attualmente in Italia. La squadra, negli ultimi tre anni, ha fatto due volte la finale di Champions, quindi penso che sia la più forte non solo in Italia, ma anche a livello europeo. Ci sono poi squadre superiori all’Inter. È chiaro che per noi è una partita con un livello di difficoltà elevatissimo. Purtroppo, negli ultimi anni il gap con queste squadre si è ampliato, però, al di là del rischio che è insito in questa partita, bisogna dare uno sguardo anche all’opportunità che ci offre. Poi sappiamo tutti che sarà durissima, non so a che livello dovremo essere per rimanere in partita. Sarà difficile anche se ci esprimiamo ai nostri massimi livelli, però c’è un’opportunità e quindi coltello fra i denti e cerchiamo di coglierla. Romagnoli stamattina ha fatto l’allenamento abbastanza bene, però domattina vediamo come si sveglia e insieme al dottore decidiamo”.

Tu hai avuto modo di dire più volte che questa è una stagione di costruzione. Vorrei chiederti – non in un futuro lontano, ma nel futuro immediato di questa stagione – a che punto pensi di essere del lavoro che ti sei prefissato di fare? Siamo a metà, a un terzo, a due terzi? Puoi un pochino quantificare il tipo di percorso già svolto e quello ancora da svolgere?.

“I percorsi di costruzione, sai benissimo, non sono mai lineari. Non è che parti valendo due, poi vai a tre, a quattro, a cinque. Non è mai questo tipo di percorso. Ci sono passi avanti e ci sono passi indietro. L’importante è che piano piano si tocchino sempre dei livelli non toccati prima. Si va a due, a tre, a quattro, magari si torna a tre: l’importante dopo è andare a cinque. Stiamo facendo dei passi avanti, soprattutto a livello di mentalità, di come la squadra riesce a porsi nei confronti delle partite, però io spero ci siano ancora tanti margini”.

Quando rientrerà Cancellieri, può essere anche una soluzione come centravanti, visto che lì perderai Dia per la Coppa d’Africa e Castellanos deve ancora rientrare?.

“Vediamo. Le caratteristiche di Cancellieri negli ultimi due o tre anni si sono delineate molto, quindi è chiaro che lui può fare anche l’attaccante centrale, ma lo può fare in una partita di ripartenza. In una partita a campo chiuso lo vedo più difficile”.

Come ha visto Dia in questa settimana? Pensa che Noslin prima o poi magari avrà una possibilità, non per dieci minuti?

“Non lo so. Dia ho visto che è stato molto criticato. Io non è che posso saltare addosso criticando un giocatore che magari mi fa un paio di partite senza grande qualità ma alla squadra non fa mancare niente, quindi questo è un pregio. Poi è chiaro, tutti dal centravanti si aspettano che vada alla conclusione due o tre volte nella partita, che vada sulla palla gol, però in un momento in cui queste cose a lui non vengono, sotto altri punti di vista non ci fa mancare niente, quindi è qualcosa anche da apprezzare. Poi si spera tutti che questo ragazzo cresca, perché ha le qualità tecniche per fare molto meglio anche in fase offensiva. Noslin vediamo. È un giocatore non strutturato, nel senso che con Noslin è difficile anche capire quale potrebbe essere per lui la soluzione ideale, perché ha tante caratteristiche da esterno, qualcuna da attaccante centrale, qualcuna da seconda punta. È un giocatore non facile da inquadrare, però se ci continuano a mancare sette o otto giocatori a partita, verrà anche il momento di Noslin”.

Cosa pensa di Chivu?.

“Sono allenatori che stanno venendo fuori in questo momento. Valutare un allenatore sulla base di tre mesi è sempre estremamente difficile. È sicuramente uno di bell’impatto, di grande livello di personalità, ha le caratteristiche per diventare un allenatore di alto livello. A me piacciono più i percorsi di gente che fa cento partite, anche in Serie A, ma su squadre di livello leggermente inferiore, però a livello di impatto e di personalità mi ha fatto una grande impressione”.

Vado sul personale: domani 148 presenze da allenatore sulla panchina della Lazio. Soltanto con il Napoli aveva raggiunto lo stesso numero di panchine. Cosa rappresenta per lei questo traguardo? Cosa vuol dire per lei?.

Fino a questo momento niente perché non lo sapevo sinceramente, però sono numeri importanti che ti fa piacere mettere insieme con una squadra a cui vuoi bene, una squadra con cui hai non un rapporto professionale, ma un rapporto affettivo forte. Sono molto più importanti per questo motivo che non per quello che rappresentano dal punto di vista professionale”.

La Lazio sta facendo fatica sulle palle inattive. Qualche anno fa lei ci diceva che soprattutto i centrali saltatori mancavano un po’ nell’attacco alla palla. Ne ha parlato con la squadra?.

“Ci stanno mancando i tempi. Andiamo sempre a staccare quando siamo fermi già nella posizione finale, invece di arrivarci in corsa, quindi vuol dire che si sbagliano i tempi. La zona di caduta della palla poi non è sempre eccezionale. È un aspetto sul quale stiamo facendo male. È chiaro, ne parliamo con la squadra, però è difficile anche metterlo a posto”.

La Lazio è in serie positiva da sei partite, nonostante le assenze. Questa rosa ha dimostrato di essere più forte rispetto a quanto si è detto fino ad ora? Alla vigilia di una partita come l’Inter, è una considerazione importante?.

Quello vediamolo. Essere tosti per un mese riesce a tutti, essere tosti per sei mesi riesce a pochi, essere tosti per undici mesi riesce a uno soltanto, quindi per ora noi siamo fra quelli tosti per un mese. Vediamo se ce la facciamo per tre, vediamo se ce la facciamo per sei. Sono considerazioni un po’ premature: sei partite nell’arco di un campionato rappresentano il 5%, quindi è poco per dire se siamo una rosa più forte di quello che credevano tutti. La considerazione iniziale era che la Lazio era fuori dall’Europa e quest’anno molte squadre che erano arrivate subito dietro alla Lazio si erano nettamente rinforzate, quindi c’era il rischio di cadere in una classifica molto bassa”.

Nel caso in cui Romagnoli non dovesse giocare, immagino che giocherà Provstgaard. Le chiedo il percorso che ha fatto, se gli è dispiaciuto anche non averlo messo in campo nelle ultime partite (dato che Romagnoli e Gila hanno tenuto un livello altissimo). Le chiedo un pensiero su questo giocatore, che eventualmente domani avrebbe una prova davvero importante contro l’Inter a San Siro.

“È un ragazzo che ha delle qualità e soprattutto è un ragazzo di un’applicazione feroce. Quindi, sicuramente il suo potenziale l’ha tirato fuori solamente in parte, ma con quella testa lì e con quel carattere lì sicuramente lo tirerà fuori. È chiaro, ancora non ha l’esperienza di Romagnoli, però è un ragazzo che, secondo me, diventerà un giocatore importante in Serie A”.

Questo è un banco di prova molto difficile, come ha detto lei, contro una squadra che presumibilmente giocherà per lo scudetto. È, secondo lei, un banco di prova per capire dove può arrivare questa Lazio o preferisce ancora lavorare partita dopo partita, step by step, senza fare progetti?.

“Questa Lazio quest’anno non può arrivare da nessuna parte, quindi non carichiamo i giocatori di responsabilità in questa stagione. Se noi pensiamo di poter giocare alla pari con l’Inter, non è così. Questo non vuol dire che noi andiamo là per non giocare. Vuol dire che, se facciamo risultato, andiamo oltre la logica, però bisogna andare là con le motivazioni di default. Giochi con una squadra di nome, in uno stadio importante. Ci dovrebbe venire fuori in automatico. È chiaro che loro sono più forti di noi e tutto il resto. A queste due qualità mentali va aggiunta la terza: la convinzione. Non quella di facciata, ovvero quella che si fa con i giornalisti, del tipo “domani faremo la nostra partita”: quella non conta nulla. Ma la convinzione vera: 25 folli scatenati disposti a morire in campo per andare a fare risultato. Se si tirano fuori queste tre qualità mentali, si può stare in partita, nonostante loro siano tecnicamente nettamente più forti. È tutto lì”.

Resto sul tema principale di questa stagione, ovvero gli otto-nove giocatori intorno ai quali costruire per il futuro. Tra le tante cose, sta funzionando soprattutto la fase difensiva, ma almeno quattro quinti della difesa hanno una prospettiva a breve termine, perché hanno contratti in scadenza. All’interno di questi otto-nove giocatori che sta cercando, sta già ragionando anche su prospettive future per capire effettivamente che margini ci sono per mantenerli, per rinnovarli, per avere prospettive anche al di fuori di quest’anno, o dovrà fare la tara anche dei giocatori che rischia di perdere?

“Ma il mercato sarà aperto o no? Se la società mi dice “questo si può fare”, si può fare. Altrimenti, penso che non si possa fare nemmeno in teoria. Chiama il presidente e senti, io non so che dire. Per quanto mi riguarda, ci sono tanti giocatori vicini alla scadenza che sarebbero da rinnovare, a meno che la società non abbia un centinaio di milioni da spendere su altri giocatori. Dovete parlare con Fabiani. Io faccio l’allenatore, chiedetemi altre cose. Non mi chiedete nemmeno degli infortunati perché non faccio nemmeno il dottore”.

Quanto manca per rivedere quell’Isaksen che avevamo visto contro la Lazio con il Midtjylland? A che punto è del recupero dopo quello che ha avuto?.

“Io penso che nelle ultime tre partite si siano viste perlomeno due versioni di Isaksen su buoni livelli. Con la Juventus ha fatto una partita di alto livello, con il Cagliari un’altra partita di alto livello. Nel mezzo c’è il mezzo passo indietro di Pisa, ma fa parte dell’evoluzione normale di questo ragazzo, che ha avuto tre mesi di malattia, è tornato dentro, ha fatto una partita, nella seconda è andato in leggera flessione e ora ci aspettiamo una crescita più costante. Il giocatore ha potenzialità, vediamo se riesce a tirarle fuori fino in fondo”.

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