Lazio, Sarri: integralista a chi? 

«Da tempo si dibatte su questa Lazio e su questo Sarri d’emergenza, costretto a giocare e a cambiare «rispetto alle caratteristiche dei giocatori» […] Ripartenze e verticalizzazioni fulminee, è così che Mau sta raccogliendo punti, pur se pochini». Così si legge nell’edizione odierna del “Corriere dello Sport” nell’articolo dal titolo “Sarri da primato in contropiede”.

Criticato da sempre per essere troppo ancorato al proprio credo calcistico e per aver fatto del suo 4-3-3 quasi un dogma, avente il palleggio e la costruzione elaborata come suoi precetti primari, il Maurizio Sarri di questa prima parte di stagione sembra aver decisamente cambiato veste. Certo, i numerosi infortuni hanno inciso, e senza alcun dubbio incideranno, sulle scelte del tecnico toscano, ma la sensazione è che il mister, in questo momento di grande difficoltà, abbia deciso di venire incontro alle necessità della squadra, cercando di valorizzare al meglio i punti di forza dei suoi giocatori, ovvero, come ribadito più volte dallo stesso Sarri, le accelerazioni e l’aggressione degli spazi. Un cambio di rotta netto e per certi versi inaspettato, dovuto senza alcun dubbio all’emergenza infortuni, ma anche a una rosa che non collima esattamente con le caratteristiche del suo allenatore. Ed ecco allora la nuova Lazio del Sarri 2.0, che rinuncia al palleggio, al possesso palla e al dominio territoriale per esaltare al massimo, attraverso ripartenze e verticalizzazioni, le qualità migliori dei suoi calciatori. Un’inversione di marcia che sembra funzionare e che, almeno per il momento, sta portando i suoi frutti. La Lazio, infatti, oltre ad essere la squadra che in Italia ha effettuato più passaggi in verticale (956), è anche quella ad aver realizzato più gol in contropiede (3) nel nostro campionato. In Europa solo Siviglia (5), Bayern Monaco (4) e Real Madrid (4) hanno fatto meglio. Un dato che avvicina la Lazio alle migliori d’Europa, ma che stupisce se rapportato alle idee tattiche che hanno da sempre contraddistinto la filosofia calcistica del suo allenatore. Un Mau meno rigido e più camaleontico, in grado di dare il giusto vestito alla squadra a seconda delle necessità. Guai a chiamarlo integralista.

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Guido De Angelis

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