Lazio, Sarri: “Fregato dal presidente. Squadre giovane e acerba, i tifosi ci aiuteranno”

Maurizio Sarri torna a parlare da allenatore della Lazio. Il tecnico, tornato in panchina dopo l’addio a marzo 2024, è intervenuto nella conferenza stampa di presentazione per rispondere alle domande dei giornalisti. Con il ritiro ormai ai titoli di coda e un’estate turbolenta con la chiusura del mercato il entrata, l’allenatore biancoceleste ha così parlato:

«Ho attraversato un momento in cui le difficoltà personali hanno superato quelle professionali e mi sono fermato. Ai ragazzi fin dal primo giorno ho detto che abbiamo una difficoltà e la possiamo sfruttare negativamente, costruendo un alibi, ma anche in maniera positiva. Veniamo da due settimi posti e avremmo bisogno di miglioramenti, non possiamo averli e non dobbiamo pensarci. Tifosi? Uno dei motivi per cui ho detto che la Lazialità ti invade. I laziali si arrabbiano ma alla fine sono lì, è uno dei motivi per cui sono tornato qui».

Cosa ha provato quando ha rivarcato il cancello di Formello? E quando ha scoperto il blocco del mercato?

«Che il presidente mi aveva fregato (ride, ndr), ma la decisione era presa, poi lasciare per la difficoltà mi sembrava brutto per società, squadra e tifosi. È stata un’arrabbiatura di un’ora. Qualcuno ha detto che sono tornato per mancanza di alternative, ma ho trattato con 4 club italiani, uno arabo e club sudamericani. Ma ho scelto la Lazio per il legame che ho con l’ambiente. È stata una soddisfazione tornare, ci sono difficoltà ma fanno parte del percorso»

Il blocco del mercato la preoccupa?

«L’obiettivo deve essere costruire una bella base per il futuro. La preoccupazione è qualcosa di grosso. È chiaro che la squadra avrebbe bisogno di qualcosa per fare il salto di qualità. Adesso l’obiettivo è migliorare ciò che abbiamo, con il lavoro potremmo migliorare, Non stiamo a pensare ad altre cose, ci toglie energie, possiamo migliorare attraverso il lavoro. Ho chiesto determinazione feroce durante tutti i giorni. Se il miglioramento ci poterà qualcosa di concreto non lo so, ma di certo ad una bella base»

Quest’anno l’Europa sarebbe un miracolo?

«Vediamo, tutte le considerazioni sono teoriche. C’è il rischio che squadre che ti sono arrivate subito dietro possano insidiarti. Ma questo ci deve interessare fino ad un certo punto. Più siamo bravi a far crescere questi, più solida sarà la base quando interverremo. Il nostro cervello deve andare solo nella direzione di compattare il gruppo e della determinazione»

Tavares e Dele-Bashiru: a che punto sono?

«Quello che dice il presidente è vero fino, puoi avere una squadra fortissima ma che non rende. È vero che vincono le squadre con un grande fatturato. I calciatori che hai nominato hanno avuto un buon approccio. Nuno non è come pensavo tatticamente, l’esperienza al Benfica gli ha lasciato tanto. Dele è un libro da scrivere, può darci tanto. La squadra è disponibile, ma abbiamo difficoltà, volevamo lavorare con altri moduli ma abbiamo aspettato per non mandare in confusione i ragazzi».

Dopo due settimane di ritiro con i nuovi, questa scelta è diventate più di testa e meno di cuore?

«L’esperienza precedente aveva nettamente più esperienza, lì abbiamo raccolto, ora c’è da seminare. C’è una sqaudra fatta di giocatori potenziali, con conoscenze tattiche ancora non di alto livello. Più costruzione in questo momento rispetto al gruppo precedente».

La squadra che sta vedendo le sembra più forte di quella che ha lasciato?

«La vedo come una squadre che si sta impegnando in allenamento. Prima c’erano giocatori fatti, che avevano oltre 30 anni, una situazione completamente diversa. Questa è una squadra che può avere qualcosa di meno tecnicamente. Non so se è l’ideale per il mio calcio, cerchiamo di esaltare le qualità di questi ragazzi. Andiamo per step»

Si dato una spiegazione per non essere riuscito a confermarsi sui livelli del secondo posto?

«Si parla di un gruppo di giocatori che era arrivato ad un’età molto elevata. I giocatori nel loro percorso arrivano ad un punto in cui sono pieni di un ambiente e vogliono cambiare. I cicli finiscono, non è sempre semplice innescarne uno nuovo»

Avrebbe accettato la Lazio sapendo del mercato bloccato da prima?

«La vita è fatta di scelte, non sai mai effetti positivi e negativi che possono esserci, sono abbastanza ignifugo sotto questo punto di vista. Non mi chiedo mai “se avessi fatto questo”. Non mi sono nemmeno posto il problema di andare via e ho voluto affrontare le difficoltà coi tifosi»

Si sente un garante dei laziali in questa stagione?

«Mi sento uno che deve dare tutto, mi devo sentire garante di portare professionalità ma non basta. Devo mettere anima e cuore e mi aspetto che i tifosi laziali saranno partecipi al 100%, spero che succeda questo»

Ha idea di chi potrebbe essere tagliato dalla lista? Come gestirà i ballottaggi?

«Non ci sono titolari al momento in quei ruoli, ci sono 6 giocatori che alla fine giocheranno tutti e sei. Avere una gerarchia dopo 8-9 giorni è follia. Ci sono giocatori che hanno bisogno di tempo per entrare in condizione, sarebbero prematuri i giudizi. Provstgaard? Ha una grande attitudine al lavoro, quasi maniacale. Può crescere ma ha da mettere a posto certi piccoli difetti»

Su Insigne?

Io dopo quello che mi ha detto il presidente la lista dei desideri l’ho cancellata (ride). Con Lorenzo ho un ottimo rapporto, ma da quello che mi ha detto il presidente certe possibilità non ci sono

Derby?

«Sono sempre partite dure contro Gasp, la caratteristica che aveva all’Atalanta era che se iniziava a stare bene fisicamente era dura, poi aveva momenti di down e potevi giocarci tranquillamente. Sarà una partita difficile e facciamo in modo di renderla possibile. È la partita più costosa dal punto di vista delle energie che spendi mentalmente. Spero che continui a darmi le stesse sensazioni».

In quali reparti bisognerebbe lavorare a gennaio?

«Andrebbe fatta una valutazione corretta, una persona intelligente potrebbe variare la sua valutazione. vedere i giocatori dall’interno cambia tutto. Le mie impressioni 20 giorni fa potrebbero ribaltarsi completamente»

I tifosi hanno nel cuore il ritiro ad Auronzo, come ha vissuto questo ritiro a Formello?

«Le abitudini dei calciatori sono cambiate completamente, hanno necessità completamente diverse da 10 anni fa. Nei ritiri di prima eri impossibilitato ad avere tutto per sopperire alle loro necessità, a partire dal terreno di gioco. Noi ci stiamo trovando bene, è chiaro che l’ideale sarebbe avere un bagno di folla e un contatto con i tifosi»

In cosa l’ha colpita la Lazio di Baroni?

«La Lazio mi ha colpito per l’energia che sprigionava in campo, per l’energia nervosa che aveva. Quello che io ho detto era questo, non ho mai parlato di aspetti tattici. A me riesce un calcio diverso che può essere meglio o peggio. Belahyane ha ottimo palleggio, può diventare importante»

Si sente di reiterare di voler chiudere qui alla Lazio?

«L’ho sempre detto, ma nella vita ci sono momenti in cui c’è qualcosa di più importante del calcio. A me piacerebbe allenare una squadra dall’età media molto basa. Il PSG ha dato una lezione a tutti»

Che ruolo avrà Cataldi in questa Lazio?

«La fascia è stata una scelta occasionale, poi il percorso deciderà chi è il capitano io non gli do nemmeno importanza. Chi se lo merita gioca, poi posso sbagliare»

Lei sente di avere alibi?

«Se ti dai alibi non tirerai mai fuori il 100%. Poi questo non è sempre il 100% migliore, se il nostro valore è 7 e facciamo 7.1 è un gran risultato. Bisogna essere umili e avere la consapevolezza che ci sono squadre più forti di noi. Ci dobbiamo appigliare al lavoro, non possiamo fare altro».

Qual è l’obiettivo di questo nuovo corso?

«Devono divertirsi i calciatori perché è contagioso e coinvolge tutti, dalla panchina al pubblico. Per divertirsi la domenica bisogna lavorare tanto durante la settimana».

Si può insegnare la cultura del lavoro? La mancanza di obiettivi può creare un cortocircuito?

«Non abbiamo un obiettivo materiale, l’obiettivo è focalizzato su di noi. Bisogna mettere la mente su questo, il resto sono cavolate. Se l’obiettivo è facile non sei credibile, così come se è troppo difficile. A gennaio vedremo».

Come sta impostando la stagione senza Europa?

«Quando ero al Chelsea abbiamo perso quando avevamo la settimana piena. Il gruppo era abituato a giocare ogni tre giorni. Noi in Coppa abbiamo fatto anche 9-10 cambi. Era un momento di costruzione, avere la possibilità di lavorare tutta la settimana può aiutarci a lavorare coi singoli. Prima mi lamentavo solo io dei calendari, ora lo fanno tutti. Manca l’adrenalina di giocare in Europa».

C’è un progetto pluriennale per ringiovanire la rosa?

«Non mi interessa del fattore economico, se potessi farei spendere un miliardo al presidente. Non è detto che i giovani costino poco, si deve passare per una fase di valutazione. A gennaio avremo le idee più chiare, ora bisognerà tagliare due giocatori dalla lista ed è doloroso, non lo meriterebbe nessuno»

Qual è la preoccupazione più grande e il pregio più grande?

«Buone potenzialità e doti fisiche, contro la Primavera abbiamo avuto diversi giocatori con picchi di velocità sopra i 30 all’ora, cosa che non avevamo nell’anno del secondo posto. L’aspetto meno positivo è che vedo giocatori acerbi dal punto di vista tattico, bisogna lavorare per portarli a conoscenze più elevate»

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