La grande famiglia della Polisportiva Lazio si allarga. La più grande e antica Polisportiva d’Europa è pronta ad accogliere una nuova sezione, quella della Lazio SUP (Stand Up Paddle). Nata ufficialmente il 9 gennaio 2025, la Lazio SUP si presenterà al grande pubblico sabato 28 giugno con un open day presso lo stabilimento “40 Gradi all’Ombra” a Focene. Le lezioni si svolgeranno dalle otto del mattino fino all’orario di pranzo e saranno aperte ad adulti e bambini al di sopra dei sette anni. Per partecipare alle lezioni si consiglia di prenotarsi tramite la pagina Instagram LazioSup oppure contattando il numero telefonico 3517304237. La Lazio SUP nasce con lo scopo di avvicinare il maggior numero di persone ad uno sport in continua evoluzione e crescita. Intervenuto ai nostri microfoni, il Presidente e fondatore della neonata sezione Marco Sanzari, ci ha raccontato la storia e l’idea dietro questo nuovo ramo della storica Polisportiva biancoceleste. Immancabile, in apertura, una panoramica su una disciplina apparentemente giovane ma con delle radici lontane nel tempo.
Salve Marco, per iniziare le vorrei chiedere una panoramica sul SUP
“Il SUP (acronimo di Stand Up Paddle), è una disciplina sportiva relativa ai primi anni 2000, ma la sua storia parte da molto lontano. Nei diari di bordo dell’esploratore britannico James Cook, di fine Settecento, si narrava di persone che si muovevano su tavole voluminose attraverso dei remi. Sempre con dei remi, ha iniziato a prendere piede anche nelle Hawaii nei secoli successivi. Inizialmente le tavole e i remi venivano utilizzati per spostarsi e controllare le lezioni di surf con maggiore visuale. Nei primi anni duemila, un surfista hawaiano di nome Laird Hamilton ideò la pagaia (utilizzata attualmente per il SUP), ha modificato le tavole e ha reso il SUP una vera e propria disciplina. Inizialmente si praticava solo su tavole rigide, poi ci si è spostati sulle tavole gonfiabili che sono più voluminose e permettono di starci sopra con maggiore equilibrio. È una disciplina semplice, basta prendere confidenza con la tavola”.
Dopo la sua trasformazione in sport effettivo e la sua diffusione, in quante e quali discipline si divide?
“Come ogni sport ha al suo interno diverse discipline. C’è il Touring che consiste nel salire sulla tavola e fare brevi passeggiate o escursioni. Poi il SUP River, svolto sulle correnti dei fiumi. In questo caso l’attrezzatura è diversa e prevede diversi sistemi di protezione a causa della maggiore pericolosità. Tra le varie discipline troviamo anche il SUP Wave, praticato su tavole più piccole rispetto a quelle che si trovano normalmente. Possiamo paragonarlo al surf ma svolto in piedi e con una pagaia. Io personalmente pratico il SUP Race, che si esegue su tavole strette e lunghe, fino a 4,20metri. In questo caso si fanno percorsi molto più lunghi, dai cinque ai venti chilometri. Questa è una pratica sportiva molto impegnativa, che necessita di una maggiore preparazione fisica”.
A che punto è la diffusione in Italia?
“Negli ultimi dieci anni è lo sport acquatico che ha avuto il maggiore incremento di partecipanti. In Italia fa riferimento a due federazioni, canoa e surf. Il SUP è dunque sotto alla Federazione Italiana Canoa e Kayak (FICK) e la Federazione Italiana Surf e Wakeboard (FISW). Da noi ha preso piede a livello amatoriale. Dal punto di vista agonistico ci sono due campionati, quello relativo al SUP Wave e poi due circuiti di SUP Race, uno relativo al FICK e uno al FISW. In Italia possiamo dire che sia esploso negli ultimi cinque anni con una conseguente richiesta maggiore di attrezzature”.
Cosa l’ha spinta a creare una sezione di SUP e quale è stato il processo che poi ha portato alla sua fondazione?
“Tutto nasce da una gara che ho svolto qualche mese fa a Parigi, dal nome Nautic Paddle. Allenandomi ho raggiunto tempi buoni, tanto da arrivare tredicesimo e primo tra gli italiani in una gara che ha visto 309 partecipanti giungere all’arrivo. Durante questi allenamenti, durati 2-3 mesi, ho notato come mancasse una sezione del SUP nella Polisportiva e come sarebbe stato bello gareggiare sotto il segno della Lazio. Ho dunque chiamato il Presidente Antonio Buccioni a dicembre e ho proposto la mia idea. Quando si fa una proposta per la nascita di una nuova sezione ci sono due metri di valutazione: o si fa per votazione o si fa per acclamazione. Quest’ultima non necessita di un voto perché prevede il consenso generale, ed è quello che è successo nel mio caso”.
In merito alla fondazione, ci può raccontare le tempistiche e se ha trovato qualche difficoltà?
“Per creare la sezione ho avuto un grande affiancamento da parte della Polisportiva Lazio, è stato tutto molto rapido. Il progetto è stato presentato a dicembre ma la data di costituzione della Lazio SUP è ufficialmente il 9 gennaio 2025, data non scelta casualmente. La cosa forse più complicata è stata trovare una casa alla nostra sezione. Io venivo da una scuola a Santa Severa e lì, essendoci appunto già una scuola, non si poteva. Poi mi hanno presentato questo posto che si chiama “Quaranta Gradi all’ombra” (uno stabilimento a Focene) ed è stato subito amore a prima vista. È un posto fantastico e proprio qui svolgeremo le nostre lezioni”.
Quale obiettivo si è posto?
“Il mio obiettivo è far appassionare e accogliere più persone in modo da far conoscere maggiormente questa disciplina. Tra i miei sogni c’è quello di trovare qualcuno che come me intenda questa pratica come sport, in modo da allenarlo in quanto istruttore CONI fino a fare le competizioni con l’aquila sul petto. Voglio portare nel palmares della Polisportiva qualche risultato anche della Lazio SUP”.
In merito all’open day di sabato 28 giugno, ci può raccontare come si svolgerà?
“L’open day si svolgerà sabato 28 giugno. Sarà un’intera mattinata dedicata a prove gratuite e durerà dalle 8 di mattina fino a ora di pranzo. Ci saremo noi della Lazio SUP e anche realtà che ci hanno affiancato. Le lezioni saranno sia in acqua che a terra. Le pratiche a terra prevedono l’utilizzo di una tavola di legno con sotto un supporto mobile che ricrea il movimento dell’onda in mare: serve per migliorare l’equilibrio. L’età minima è sette anni, poi è aperto a qualsiasi tipo di età”.
Cosa si sente di dire a chi si sta approcciando per la prima volta a questo sport? A cosa deve fare attenzione?
“Ci tengo molto a questo discorso, ho anche fatto un corso di sicurezza in mare in una scuola a Fiumicino. Essendo tavole gonfiabili sono soggette allo spostamento da parte della corrente e del vento, oltretutto essendo in piedi il nostro corpo funge da vela. Molta gente dunque non si rende conto che, quando si alza il vento, ci si sposta molto dalla riva facendo poi fatica a ritornare. L’accortezza prima di entrare in mare è controllare vento e corrente, se le condizioni non sono favorevoli è meglio non entrare in acqua. Se vento e corrente si dovessero alzare mentre si è già in mare il consiglio è quello di rientrare subito a riva. Alla gente spieghiamo bene quando è il momento di entrare, per le prime lezioni il mare deve essere completamente piatto in modo da approcciare in maniera tranquilla e sicura questo sport”.
Nel salutarla e ringraziarla le chiedo quanta responsabilità sente nel aver fondato una nuova sezione di una storica Polisportiva
“Sento tantissima responsabilità. Sto vivendo questo open day con molta ansia. Come prima cosa, essendo uno sport di mare e all’aperto, siamo condizionati dal meteo e dal tempo. Se sabato dovesse esserci mare mosso e vento noi saremmo costretti a far saltare l’open day. Per quanto riguarda la sezione invece ho due ansie. Da una parte ho paura di non riuscire a trovare persone che interpretino questa disciplina come vero e proprio sport. In secondo luogo sento la responsabilità legata al raggiungimento dei traguardi sportivi. Sarebbe bellissimo vincere qualcosa con la Lazio SUP. Concludo però dicendo che, anche se sarà una sfida difficile, siamo della Lazio e siamo abituati a faticare. Il nostro vanto è che la Lazio è la prima società ad avere una sezione SUP, rivendichiamo con gioia questo primato”.