Lazio, Calisti: “Con la Juve è decisiva, Pedro l’uomo in più. Baroni merita la conferma”

In un momento decisivo per la stagione biancoceleste, Ernesto Calisti, ha condiviso con noi le sue riflessioni sul finale di campionato della Lazio, squadra in cui ha militato dal 1984 al 1987. L’ex calciatore, profondo conoscitore dell’ambiente laziale, ha analizzato la prossima sfida contro la Juventus, soffermandosi sull’importanza di questo delicato finale di stagione. Calisti ha tracciato un bilancio dell’intera stagione, evidenziando luci e ombre del percorso della Lazio, e non ha mancato di commentare il lavoro svolto da Marco Baroni. Di seguito le sue parole:

Che momento è quello della Lazio e che sensazioni hai per questo finale di stagione?

«È un momento molto delicato, avevamo un bel vantaggio, dopo un girone di andata straordinario e ci siamo rimangiati un po’ tutto. Ultimamente però abbiamo vinto qualche partita importante, che ci ha rimesso in gioco. A parte la partita con il Parma, lì si poteva fare sicuramente meglio. Siamo alle giocate finali, a tre partite dalla fine, la sfida con la Juve se non è da dentro o fuori, poco ci manca. Sarebbe importante fare risultato pieno perché potrebbe tenerci in gioco per questo il quarto posto. Anche un pari sarebbe buono qualora poi la Roma dovesse perdere a Bergamo. Siamo in un momento un po’ delicato e ci vuole una grande prestazione, c’è un po’ in emergenza, soprattutto parlando di esterni, con Marusic che ha avuto qualche problemino ma dovrebbe essere della partita, e con Lazzari e Tavares acciaccati ma che sembrano sulla via del ritorno. Sono sicuro che la Lazio farà una grande prestazione».

Che partita ti aspetti dal punto di vista tattico?

«Abbiamo visto com’è la Lazio, ha pochi tatticismi. È una squadra che cerca di fare la partita, di attaccare, a volte anche magari esagerando e lasciando poi spazi dietro, evitando poi marcature preventive. Se non sbaglio, pensando ai numeri, mi sembra che sia il terzo attacco del campionato e l’undicesima difesa, questo la dice lunga. Secondo me dovrebbe preoccuparsi un pochino di più di difendere nel modo giusto, magari occupandosi maggiormente delle marcature preventive, lasciando meno spazi alle spalle dei nostri difensori in mezzo al campo. Dovrebbe stare un po’ più accorta e un po’ più stretta, senza rinunciare poi ad attaccare, ma credo che questo sia il DNA della Lazio, lo abbiamo visto quest’anno: è una squadra che attacca con tanti uomini, lasciando però molti spazi. In queste gare la Juve è una squadra esperta, vuoi per blasone, vuoi per esperienza, dovranno stare attenti».

Champions, Europa, Conference o fuori da tutto: dove arriverà la Lazio alla fine secondo te?

«Può succedere di tutto. Ad oggi a bocce ferme non è semplice, ma ci sono molti scontri diretti ancora, quindi è ancora tutto fattibile. Io credo che dipenda molto da questa partita con la Juve. Mi verrebbe da pensare che possa essere più probabile l’Europa League, ma insomma questa sfida sarà determinante per poi dire definitivamente per cosa può lottare la Lazio».

Chi può essere l’uomo in più della Lazio in queste ultime partite?

«Mi verrebbe da pensare Pedro, per l’esperienza, per la classe e per tutto quello che ha fatto nei suoi anni di grande calcio. Credo insomma che il fuoriclasse vero della Lazio sia lui, sappiamo quante volte ci ha tirato fuori dai guai. Ma molto dipenderà dall’allenatore, perché abbiamo visto fare delle scelte anche molto discutibili, come magari far giocare Marusic esterno alto a destra o Tchaouna prima punta, cose che io non condivido. Poi abbiamo tanti giocatori importanti per noi, come Rovella, Guendouzi, Castellanos, Isaksen e Zaccagni, ma lo spagnolo in partite importanti come queste è il giocatore che può fare la differenza».

È di oggi la notizia del sempre più probabile rinnovo di Pedro

«Farebbe comodo anche ai giovani che abbiamo. La Lazio non è che abbia questa grandissima qualità e se Pedro sta così io me lo terrei stretto un altro anno. Mi piacerebbe restasse anche dopo magari, a livello dirigenziale, cosa che ad esempio non abbiamo fatto con Klose, ma spero che questo possa succedere con lo spagnolo».

Se la Lazio non arrivasse in Europa la prossima stagione e dovesse sacrificare un big, chi potrebbe essere?

«Sicuramente non Gila. Lo terrei alla Lazio anche se ultimamente è stato un po’ ballerino e ha un po’ deluso in qualche situazione, però mi auguro possa rimanere come possano rimanere anche gli altri. Adesso farti un nome mi diventa difficile, perché non abbiamo grandissima qualità. Io terrei tutti, non andrei a cercare di cedere un giocatore importante. Soprattutto il difensore spagnolo, perché sappiamo quanto sia importante per noi a livello difensivo. È un giocatore forte, ci ha risolto tante partite con recuperi in campo aperto. È veloce, ha personalità, magari esagera un po’ nel voler andare lasciare degli spazi dietro, magari si intestardisce e perde palla, però insomma è ancora giovane e può migliorare molto. È il difensore che a noi manca, spero che possa rimanere a lungo da noi».

A proposito di Gila, da ex difensore, come lo hai visto quando è stato schierato terzino?

«Si può adattare benissimo perché è uno che sa difendere molto bene in campo aperto. È bravo anche nell’uno contro uno, è veloce. È chiaro che sarebbe un adattato ma lo può fare molto bene. All’occorrenza può giocarci, tranquillamente».

Passando alla panchina: cosa pensi di Baroni? Merita la riconferma?

«Baroni ha fatto molto bene, nessuno di noi si aspettava un campionato di questo tipo dalla Lazio, anche in ambito europeo. Può anche andare fuori da tutto, però nessuno di noi avrebbe messo un euro a pensare alla Lazio a tre giornate da fine a questo livello. Credo dunque che sia giusto dargli la possibilità almeno per il prossimo anno e ripartire magari con una rosa migliore. Penso che si sia meritato sul campo la riconferma, anche perché, diciamo la verità, la società non lo ha aiutato. Le cose vanno migliorate quando stanno andando bene non certo quando vanno male».

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