Lazio, l’Olimpico non è più un fortino: due vittorie negli ultimi tre mesi

Una volta, l’Olimpico era una casa invalicabile, il luogo dove la Lazio costruiva le sue stagioni con prestazioni solide e punti pesanti. Oggi, invece, sembra essere diventato un terreno di equilibri precari, dove la squadra di Baroni fatica a imporsi e a trovare continuità. Dal disastroso 0-6 contro l’Inter del 16 dicembre 2024 fino all’1-1 contro il Torino nell’ultima giornata, il bilancio casalingo dei biancocelesti recita: due vittorie, due sconfitte e ben sette pareggi.
La disfatta contro l’Inter aveva lasciato ferite profonde, mettendo in discussione alcuni giocatori e alcune scelte tecniche.
Dopo quella batosta, i biancocelesti hanno cercato di rialzarsi, trovando un’importante vittoria contro la Real Sociedad in Europa League, seguita da un altro successo casalingo contro il Monza. Ma questi lampi di luce non sono bastati a far sparire le ombre.
Sette pareggi in casa sono il sintomo di una squadra che non riesce a fare il salto di qualità. Contro Atalanta (1-1), Como (1-1), Napoli (2-2), Udinese (1-1), Viktoria Plzen (1-1) e Torino (1-1), le aquile hanno sempre dato l’impressione di poter vincere, ma alla fine si sono accontentati di un punto, a volte sfuggito nei minuti finali, o addirittura acciuffato alla fine. L’unico altro ko oltre a quello con l’Inter è arrivato contro la Fiorentina, segnale che con le big si fatica a reggere il confronto.
Il problema principale sembra essere la poco incisività nel chiudere le partite. Troppe volte la Lazio è passata in vantaggio senza riuscire a gestire il risultato, lasciando campo agli avversari e subendo rimonte evitabili.
Ora i ragazzi di Baroni devono decidere che strada prendere. Se vogliono tornare ad essere protagonisti, devono trasformare il proprio stadio in un fortino, proprio come fatto in passato. Altrimenti, rischia di rimanere impantanata nell’anonimato di una stagione senza gloria. Il tempo per invertire la rotta c’è, ma serve una scossa. E deve arrivare in fretta.

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Pensieri e parole di
Guido De Angelis

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