Lazio, Baroni: “Abbiamo sentito la pressione. Mortificati per il risultato, ma non perdiamo la nostra identità”

La Lazio cade 2-0 nel Derby contro la Roma. Allo Stadio Olimpico decidono due reti giallorosse nei primi 18 minuti, firmate Pellegrini e Saelemaekers. Al termine della gara, il tecnico biancoceleste Marco Baroni, ha commentato la sconfitta in conferenza stampa. Di seguito le sue parole:

-Sull’approccio?

“Abbiamo avuto delle difficoltà. Presi due gol velocemente, la squadra è mancata di ritmo e penetrazione dagli esterni: ritrovati nel secondo tempo. Siamo dispiaciuti per i nostri tifosi. Nella ripresa abbiamo giocato da Lazio, dobbiamo ripartite da li. Siamo arrivati a questo momento con qualche assenza, da recuperare velocemente”.

-Dopo il primo episodio negativo la Lazio fatica, è preoccupato?

“Non credo, le ultime sconfitte hanno natura diversa. Oggi qualcuno ha avvertito un po’ di pressione. Incredibile non aver fatto gol nella ripresa per quanto creato”.

-La vera Lazio è con la coppia Dia-Castellanos?

“Fisayo è un ragazzo che stiamo costruendo. Più basso parte e meglio lavora. Quando abbiamo Pedro o Dia giochiamo meglio palla tra le linee, come nel secondo tempo. Lui ha delle caratteristiche diverse, oggi ovviamente non è dipeso solo da questo. Questa squadra funziona se gioca con ritmo e se ha tra le linee un giocatore offensivo”.

-Problema gol subiti? Pedro come sta?

“Recuperi? Presto per dirlo. Oggi ho forzato Noslin, Lazzari invece stava bene. Ci dispiace credetemi, siamo mortificati per il risultato ma non dobbiamo perdere la nostra identità. Il secondo tempo è stato da Lazio. Abbiamo giocato con ritmo e mobilità, trovando bene gli esterni. Nel primo tempo troppo prevedibili”.

-Troppe responsabilità sui giovani?

“So che è doloroso ma da queste partite si cresce. Io continuo a lavorare con i ragazzi. Non era facile reagire così nel secondo tempo. Abbiamo tenuto il campo con ritmo e qualità: incredibile non aver fatto gol. Non si può cancellare però il percorso fatto dalla squadra”.

Di Alessandro Sciacqua

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