“Quelli che…”, Michele Enrico Montesano: “Papà ha sempre esposto la sua lazialità anche quando non conveniva. Vi racconto un aneddoto su Luis Alberto…”

Nel corso della trasmissione odierna, “Quelli che hanno portato il calcio a Roma”, in onda sulle frequenze dei 98.100 di Radiosei Michele Enrico Montesano, figlio dell’attore e conduttore Enrico Montesano, ha avuto modo di raccontare la sua fede laziale ospitato dal nostro direttore Guido De Angelis. Di seguito le sue parole:

“In uno spettacolo con mio fratello ha raccontato come solitamente mi svegliassi sentendoti in radio. Non ti ho mai ringraziato abbastanza. In famiglia siamo setti fratelli e abbracciami diverse ere di lazialità. Domenica faremo uno spettacolo a Rocca di Papa alle 21, in piazza. Lo spettacolo sarà in romanesco. L’ingresso inoltre è libero e durerà circa un’ora. Episodi di Lazio con papà? Una volta io e mio fratello avevamo l’abbonamento in curva e decidemmo di portarlo con noi in curva. Ricordo che i tifosi se lo presero e non lo abbiamo più trovato.

Con papà abbiamo lavorato tanto insieme e, quando facevamo gli spettacoli, non finivo mai di lavorare. Lui non mi ha mai spinto particolarmente in questo mondo, voleva che prendessi un titolo di studio e infatti mi sono laureato in scienze politiche ma alla fine è stato più forte di me. Ad un certo punto ho capito di voler studiare recitazione. Papà mi da tanti consigli.

Il mio idolo nella Lazio? Ho pianto per Luis Alberto. La scorsa stagione sono stato a San José del Valle (paese di origine di Luis Alberto ndr.). Andai nel bar principale della Lazio per chiedere informazione su Luis. Fui indirizzato al campo dove gioca la squadra di Luis Alberto e li incontrai il fratello di Luis Alberto che mi presentò tutta la famiglia.

Papà, anche quando non conveniva, si è sempre esposto dicendo di tifare Lazio. In passato molti personaggi dello spettacolo dicevano di tifare Roma per convenienza. 26 maggio? Eravamo allo stadio ma siamo stati costretti a prenderli in Monte Mario, assegnata ai romanisti, perché non avevamo fatto in tempo a prenderli nei settori assegnati alla Lazio. Ricordo che eravamo circondati. Al fischio finale siamo rimasti ovviamente allo stadio e poi tutti a Ponte Milvio a festeggiare”.